Innovaccination

Ero a Innovaction qui dalle mie parti, tutto un robonòn di fiera dedicata all’innovazione (conoscenza, idee, innovazione) di portata europea.
E ci saran state anche due scintille di innovazione qua e là, ma di creatività ne ho vista poca.
Pochi colori, pochi profumi.
Più che altro applicazioni concrete di idee note (da reti LTSP a rendering 3D), di punti di vista conosciuti (approcci alle bestpratiche, politiche regionali poco orientate alla sperimentazione), insomma poca roba.
e poi queste persone sembravano tutte lavorare per il berlusconi imprenditore ’80, ecco.
tanto per dire, credo che le giacche di velluto fossero in rapporto di una a cento, sennò tutti i maschietti dai 20 in su con completino e cravatta terribol; le fanciulle, molte in minigonna oppure la very terribol combinazione “stivale zuavo” (aahh, adesso ho preso il via, mi sfogo con il post/gossip di mondanità), studentesse bravine o siorette un po’ oltre di trentacinque.
Poi uno, romagnolo, che all’inizio si è fatto coraggio con un “tenere per le palle”, poi ha preso l’abbrivio con un “puttanate” quasi urlato nei toni alti di una finediscorso, e da lì in poi è crisi mistica.
Per trovare uno coi capelli lunghetti ho dovuto andare fino allo stand del DAMS di gorizia, ovvio.
Sembrava un’esibizione di “quanto siamo bravi, se vogliamo” però fatta un po’ col tono di chi ci vuole credere, per darsi ottimismo. la creatività (ragiono di social designing e cultural designing, sì) per me è qualcosa di libero, divertente, meno retto da regole.
No, cambio tutto. sapete? forse i contenuti c’erano. Era la fiera che era malfatta, poco creativa, piatta esibizione etc. etc.
Vabbè, vedrò. intanto mi sono vaccinato. 

Isotopie narrative

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