Marco d’Aviano

Oggi ho sentito questa storia, per radio.

Tutto comincia quando i turchi ottomani volevano conquistare l’Europa. Le danze cominciano a metà ‘300, e arrivano fin quasi in Ungheria. Tamerlano dalla Mongolia dà loro uno scoppìno (colpo dato con la mano aperta sulla coppa, ovvero sulla nuca; ndr) e questi stanno a cuccia per mezzo secolo, e poi si riprendono Costantinopoli (1453, finisce l’Impero Romano d’Oriente) e van su per i Balcani fino a Belgrado, che tiene. Anche Otranto sarà ottomana, per breve tempo (grazie Wikipedia).
E arriviamo all’assedio di Vienna del 1529, poi quello del 1683, dove per l’ennesima volta le truppe musulmane sono respinte c’è chi dice dai polacchi-lituani, c’è chi dice da un Savoia alla guida delle truppe, e spesso questa data viene presa come riferimento storico per l’inizio della decadenza dell’impero ottomano, uno scherzo mica da ridere.

In mezzo c’è la battaglia di Lepanto, del 1570, dove gli Ottomani prendono un’altra batosta… questo per spiegare appunto la grinta con cui arrivano a Vienna nel 1683 (sono arrivati a saccheggiare Tarvisio, insinuandosi nelle valli da queste parti: i Turchi anche qui sono presenti nella memoria popolare), e si trovano davanti un esercito serio, messo insieme da molte nazioni europee. Chi aveva capito tutto pare fosse questo Marco di Aviano, un prete intraprendente, che aveva fiutato lo spirito di rivalsa dei Turchi e aveva allertato per tempo i diplomatici oppure i militari o non so, nell’intraprendere una azione guerresca di baluardo contro l’intera Europa della cristianità.
Le truppe si radunarono fuori Vienna l’undici settembre del 1683, e la battaglia si svolse il giorno seguente, con la disfatta degli Ottomani.

Ecco perché alla radio ho sentito dire che nine-eleven non è una data a caso, ma è stato scelta accuratamente.

Marco d’Aviano – Wikipedia

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Isotopie narrative

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