Not in my name

I cieli sopra Codroipo possono sorprendere. Sono unici in Italia: guardate in alto, e vedrete strisce di nuvole che si intersecano come scacchiere, degli “8” perfettamente disegnati, dei fiori di vapore colorati di verde, bianco e rosso.
Nel vicino paese di Rivolto ha infatti sede la Pattuglia Acrobatica Nazionale, ovvero le Frecce Tricolori, formata da dieci aerei che ogni giorno o quasi si alzano in volo per provare le figure e fare un po’ di esercizio. Su questa mappa, potrete apprezzare il fatto che la Pattuglia faccia le prove-colore anche quando è parcheggiata.La storia dell’Aeronautica Militare italiana è strettamente intrecciata al Friuli, per via delle solite vicende storiche: durante la prima guerra mondiale, dove credete volasse Francesco Baracca, con quegli aeroplanini di legno e fildiferro, a tirar giù con la mitragliatrice i nemici? Qui furono creati i primi aeroporti e scuole di pilotaggio d’Italia (Aviano, 1910; proprio qui infatti c’è la base aerea americana), qui arrivarono da tutta Italia ingegneri a loro modo geniali che esploravano le possibilità tecnologiche offerte dalle nuove macchine volanti, da Ronchi di Monfalcone (da quel momento in poi, Ronchi “dei Legionari”) nel 1919 decollò D’Annunzio con i suoi seguaci per compiere l’Impresa di Fiume, qui a Udine dagli anni ’30 l’Istituto Tecnico Industriale “Malignani” prepara gli studenti ad essere motoristi aeronautici ed avieri, diventando in seguito sede di un indirizzo scolastico specifico in aeronautica e forgiando con riconosciuta ottima qualità i quadri tecnici e dirigenziali, civili e militari, delle industrie italiane del settore.
Come dire, tutte queste iniziative hanno certamente contribuito alla nascita di una mitologia locale, la quale a quanto pare renderebbe il popolo friulano particolarmente ed orgogliosamente attaccato a queste suggestioni culturali, a questa poetica futurista della conquista meccanica del cielo, e a maggior ragione alle Frecce Tricolori che di tutto questo calderone di sentimenti ne assumono rappresentativamente il valore simbolico, catalizzando in sé il vanto patriottico e l’onore di ospitare sul territorio l’avanguardia tecnologica nonché l’eccellenza militare.

Poi arriva Lidia Menapace.
Un’ottantenne pacifista e antimilitarista (il vero cognome è Brisca), ex-partigiana, insegnante e scrittrice di saggi, femminista, senatrice, deliziosamente rompiballe. Comunista da almeno quarant’anni.
All’inizio del governo Prodi volevano farla Presidente della Commissione Difesa al Senato, e sarebbe stato bello, ma non se ne fece nulla perché nominare un’antimilitarista in quella posizione sarebbe stato un esplicito affronto alle Forze Armate, come giustamente sottolinea la Wikipedia, ed il coraggio non è certo tra le virtù di questo governo.

Già un anno fa la Menapace in occasione di una visita qui in Friuli per il 25 aprile aveva chiaramente espresso la sua contrarietà alle Frecce Tricolori: sporcano e fanno un casino pazzesco (vero), consumano e costano (verissimo: sono migliaia di euro di kerosene al giorno, per fare i giretti), non rappresentano certo l’avanguardia tecnologica italiana nel mondo (gli aerei sono della metà anni settanta, la tecnologia è quella della mia Vespa), sono espressione di aggressività militare (sono pur sempre dei caccia modificati), ed insomma da un punto di vista etico non rappresentano certo il miglior biglietto da visita che l’Italia può offrire, se proprio bisogna parlare di un marketing dell’immagine nazionale. Anzi, disse la senatrice, bisognerebbe proprio abolirle, le Frecce.
Finimondo. Insulti bipartisan. “Nessuno tocchi le Frecce, emblema ed orgoglio dell’identità friulana e italiana etcetc”. “Donna stolta, incapace di comprendere il significato culturale etcetc”.

Qualche giorno fa la scenetta polemica si ripete. Nuova visita in Friuli, nuove esternazioni contrarie alla Pattuglia della Menapace, nuova alzata di scudi contro l’eretica.
Da una sua lettere di oggi al Messaggero Veneto, leggo le testuali parole: “Lo confermo: credo che a uno Stato non si addicano le acrobazie ed il patriottismo espresso dalle Frecce, così di immagine e di propaganda”, e nel seguito della lettera aperta giustamente la senatrice prende in esame l’intolleranza con cui la sua proposta viene accolta; su questo argomento non sembra infatti possibile esprimere un’idea contraria.

A quanto pare, circondata da autorità con la visione culturale di un bambino delle elementari, durante l’esibizione aerea questi ultimi le chiedevano di continuo se non trovasse “belle” le Frecce, se ne fosse orgogliosa e se si fosse commossa. E qui si arriva all’apoteosi: nella sua lettera al giornale, la Menapace esprime il desiderio di veder sviluppato un gusto del bello meno legato al potere e alla sua magnificazione, meno legato alle cose che fanno rumore, occupano spazio, esprimono prepotenza. Si chiede se la questione è solo estetica o anche etica, ma evidentemente sa bene che “nulla ethica sine aesthetica”. Quanto all’orgoglio patriottico, dichiara che è inutile essere orgogliosi di qualcosa che non abbiamo scelto come ad esempio il luogo di nascita, e che sarebbe piuttosto orgogliosa che l’Italia primeggiasse nella “ricerca scientifica, nella frequenza scolastica, nei servizi sociali, nella lotta alle varie mafie”, piuttosto che sostenere un’ideologia guerresca, dove la Finmeccanica (testuali parole della senatrice, riportate per come ascoltate in Commissione al Senato) considera la Difesa un ottimo strumento per vendere armi nel mondo.

Non mancano nemmeno le considerazioni finali sul ruolo dei mezzi di informazione: denunciando le campagne di stampa strumentali di cui è stata oggetto, la Menapace è stata “investita da una serie di lettere, talora anonime, talaltra no, di insulti (da puttana in là), invio di mie foto deturpate, minacce anche di morte che rivelano quanto un’informazione tendente all’esagerazione e al sensazionalismo, invece che al ragionamento, produca un deterioramento culturale del quale certo non abbiamo bisogno”.

Quindi: politici bipartisan, se una vegliarda parlamentare gentile e lucida esprime delle posizioni, evitate di berciare ed insultare la persona, ma se potete opponete civilmente un vostro ragionamento, argomentando nel merito dei contenuti espressi.

Personalmente, posso capire che questi aerei che emettono fumo colorato possano riempire gli occhioni dei bambini di tutte le età che li stanno a guardare, ma decisamente non mi piace che siano il fiore all’occhiello delle Forze Armate, ed in quanto tali mi rappresentino in giro per il Mondo. Not in my name.
Innanzitutto smilitarizziamo la Pattiglia Acrobatica, e poi ragioniamo seriamente se mantenere in vita questo anacronistico e volgare biglietto da visita.

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1 pensiero su “Not in my name

  1. william nessuno

    Ciao, bel post anche se (rumore a parte) mi pare ci siano cose assai più brutte in questo paere dalle quali dissociarsi…
    Grazie per essere intervenuto sul mio blog in maniera molto interessante…
    E adesso speriamo che io coi codici di verifica me la cavo…
    Williamnessuno

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