Weekend vagabondo

Comincio elencando i posti dove avrei voluto e potuto essere nei giorni scorsi, ma non fui.

Intanto, considerato il fatto che il congresso si è svolto a 500 metri da casa mia, avrei voluto andare qui, all’Assemblea delle Regioni d’Europa. Illy gongolante anfitrione di un Barroso sorridente, a raccontarsi cose abbastanza cruciali per i prossimi anni per uno sviluppo socioecoterritoriale bottom-up delle Regioni Europee. Non fui.
Ne parla Beniamino Pagliaro, che provvede anche utili link. Ok.

Poi avevo addirittura preso in considerazione, riuscendo a far coincidere alcuni viaggi di lavoro, l’idea di andare a Firenze a seguire l’incontro pubblico su Reti civiche 2.0, l’evoluzione del rapporto tra cittadini, istituzioni e web, per via del fatto che infatti ecco c’erano un po’ di belle persone a ragionarci sopra… ma aspetterò pazientemente che Sergio o Antonio Sofi presenti all’evento scrivano qualcosa al riguardo *altrimenti li bombardo di mail*.
[La frase tra asterischi è stata composta dal tool di scritturaautomaticadesiderante: si tratta di nuovo servizio di Google che scrive autonomamente nei Luoghi online, bypassando la nostra vigile coscienza e postando quello che in realtà si agita negli imperscrutabili meandri dell’inconscio.]
Comunque, non fui.

Venerdì e sabato sono andato invece a Kranjska Gora, da quelle parti un po’ strane della mia Regione dove si incontrano le tre culture dell’Europa continentale, dove le parlate latine slave e tedesche si mescolano. Sono arrivato quasi fino a Tarvisio, ma poco prima ho girato a destra, imboccando la Val Romana (dritta dritta lungo l’asse est-ovest) e dopo una dogana dove gli ultimi finanzieri mi fanno passare forse guardandomi, arrivo in questa cittadina fatta di alberghissimi e casinò.
Vedete, mi era rimasto uno struggimento per Kranjska Gora, dai tempi delle elementari: mi ricordavo di Thoeni venir giù fluido nella neve del mio televisore in biancoenero, e lo speaker continuava a ripetere questa parola dal suono strano. Trenta e passa anni fa, mi chiedevo come fosse fatta questa cittadina con questo nome.
Poi venerdì ho colmato la mia curiosità.

In realtà si trattava del solito convegnone di robe scolastiche, progetti europei e scambi di esperienze tra insegnanti che vanno in giro per l’Europa a mostrarsi dei powerpoint barocchi; per dire, l’altr’anno in questa stagione fui spedito a Barcellona per lo stesso identico motivo.
Ad un certo punto, stavo seguendo un tutor d’aula sloveno e nevrotico (tipo Anthony Perkins, toh, però slavato) che ci imponeva di aprire degli account su Ning per costruire delle community di classe… allora nella chat parallela pubblica su Meebo che avevo appena proposto a tutti giusto per moltiplicare l’apprendimento sociale della situazione mediante i commenti e le riflessioni di tutti in tempo reale (*puntare scientemente a suscitare in aula un casino indomabile, solo per vincere la noia delle lezioni frontali sul web20*; GScritturaDesiderante) ho chiesto a tutti di che nazionalità fossero, e ho scoperto che i turchi ballano la quadriglia e cantano spesso abbracciandosi come nell’iconografia classica degli ubriachi, che le ragazze polacche sono cattoliche durissime, che il tedeschino nerd fa il duro poi beve una birra e ho dovuto fermarlo prima che si mettesse a raccontarmi della scissione dei neutroni (i miei) e fenomeni quantistici annessi, che la tipa fotomodella è ungherese, che quella cicciottella giuliva quarantenne era insegnante di religione luterana in Slovacchia e quando le ho detto che il monoteismo era out-of-fashion non mi ha più parlato.

Il convegno era appunto in un albergone con piscina olimpica coperta e superterme e tre stanze con venti PC ciascuna e auditorium e comodi salottini ovunque, eppure come al solito quando si organizzano queste cose non si progettano gli spazi sociali informali, i luoghi e le occasioni di chat che poi portano ad instaurare quelle relazioni interpersonali che sono il vero scopo di un Comenius o di un eTwinning.
Vabbè, ad un certo punto arriva sempre un compagnone (un paio di turchi ed il sottoscritto: ho dovuto riattivare alcune mie porzioni di DNA derivanti dai parenti meridionali, e zittire le sequenze prettamente friulane, ché in queste occasioni non si può essere orsi e starsene in parte corrucciati) capace di trovare argomenti di conversazioni buoni per tutti e di buttare lì due battute telefonatissime giusto per creare il clima yes.

Ma non è finita qui.
Ieri domenica sono stato ad un incontro-seminario dell’Officina per la Decrescita Felice, dove ho partecipato volentierissimo ad alcune belle discussioni sulle strategie ormai necessarie e impellenti da adottare per promuovere attivamente sul territorio alcune progettazioni attente all’impronta ecologica delle cose e delle collettività.
Ero dall’altra parte del Friuli rispetto a sabato, ero dove il Pordenonese diventa Veneto, in terre ricche di acqua e fiumi e dove delle leggere ondulazioni del terreno rivelano il prelievo di crete e argilla per le fornaci, fin dai tempi dei romani o prima ancora.
Della Decrescita, scriverò sicuramente qualcosa in futuro.

Isotopie narrative

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