Rappresentazioni mediatiche delle identità collettive territoriali come processi di Abitanza biodigitale nell’EuroRegione AlpeAdria. MittelCamp. Yess.

Dall’altro ieri non ci sono più frontiere, borders, confini, dogane, sbarre tra l’Italia e la Slovenia.
Anzi, con perigliosa manovra, Illy gli sloveni e un mucchio di sindaci di qua e di là (locuzione obsoleta) le sbarre dei valichi le hanno materialmente segate – è sempre commovente vedere quanto senso sgorghi da un bell’atto simbolico – e poi festa dappertutto.
Questo significa che la prossima estate io prendo la Vespa e vado dritto verso est fino al lago Balaton, e nessuno mi ferma.

Quindi, Enrico Marchetto ed Enrico Maria Milic con Bora.la e SWG han messo su il MittelCamp, dove provare a “costruire nuove relazioni, amichevoli e fruttuose, tra persone diverse che vivono nella nostra regione Mittel-Adriatica e fuori di essa. Questo può essere il primo passo di molti altri per sostenere e scatenare una rete transfrontaliera che si dà da fare sulla politica, l’arte e la cultura, l’informazione e l’economia.”, come dice il wiki. E la diretta webtv andava benissimo.

All’inizio c’è stata una serie di interviste a personaggi varii, si è parlato un po’ di cultura qui e là e sopra e sotto, giornalisti e aneddoti, vogliamoci bene. Mi sono piaciute le parole di Jani Sever, quando riguardo la questione della lingua ha risposto che ognuno dovrebbe parlare la propria, mostrarla agli altri perché conoscere qualche parola straniera è già bello, e poi ci pensi la tecnologia a rendere tutto comprensibile per tutti.

Il buffo è che oggi è uscita questa notizia sul blog di Stefano Mainardi, ripresa credo anche dai Googlisti, dove si spiega come aggiungere un bot di traduzione istantanea, via Google Translate, ai propri contatti di GTalk su GMail, poi avviare delle chat di gruppo con sloveni e austriaci, invitare anche il bot ad esempio it2en@bot.talk.google.com per tradurre dall’italiano all’inglese (avvertire Google che ci serve qualcosa per lo sloveno) e parlare tutti contemporaneamente nella propria lingua e leggersi gli uni con gli altri in inglese.

Per dire, se questa cosa fosse stata pubblicata ieri, il MittelCamp sarebbe stato completamente diverso, perché magari ci si sarebbe orientati decisamente verso un bel discorso collettivo dove provare a individuare alcune possibilità pratiche di costruire ambienti biodigitali condivisi per fare Rete qui nella Regione AlpeAdria.

Vado per punti elenco, ché qui ci sarebbero da dire un mucchio di cose:

  • è necessaria una colossale opera di allestimento culturale dei nuovi contenitori dell’Abitanza biodigitale
  • dobbiamo costruire il passato, cerchiamo di esserne criticamente consapevoli, nel momento in cui arrediamo ambienti digitali connotati territorialmente
  • tutte le fonti informative (blog, agenzie, testate giornalistiche, communities tematiche) dovranno essere raccolte e rese disponibili in forma centralizzata, o comunque taggate adeguatamente: questo per cominciare a costruire il futuro, che poi anche se nessuno fa niente emerge dal calderone delle conversazioni
  • quindi voglio un aggregatore che tenga traccia di tutte le fonti informative AlpeAdria suesposte, di ogni blog, e offra di ogni singola riga di testo una traduzione in inglese – cioè il cammino è blog – > feed – > traduttore -> aggregatore collettivo, questo perché a forza di leggere anche solo due post al giorno di blog sloveni o austriaci aggregati so che tra un anno mi sentirò un po’ più Mittel, e capirò di più e magari potrò anche dare il mio contributo almeno informato
  • pian piano emergeranno le rappresentazioni mediatiche delle collettività territoriali, e sarà interessante vedere le connotazioni che prenderanno i Luoghi delle tribù telematiche; o forse pensiamo che il proverbio secondo cui gli istriani sono tirchi varrà anche nei nuovi mondi digitali? forse emergerà da eBay?
  • vanno alimentati tutti i possibili legami capaci di aggregare persone secondo tematica condivisa, al di là della prossimità fisica
  • che a nessuno venga in mente di “progettare troppo”, perché quando si cerca di impostare dei contenitori di comunicazione, e si è consapevoli che la qualità dei contenuti viene dal basso, è controproducente pensare di potersi prefigurare e quindi a priori incanalare flussi di comunicazione spontanea dentro spazi o tag predefiniti: meglio lasciare che emergano alcune prime configurazioni discorsive di superficie, nel pentolone mediatico, che in seguito come “attrattori strani” nei frattali coaguleranno intorno a sé comportamenti tribali e gruppi di interesse sui quali si può lavorare, per ottimizzare e moltiplicare le occasioni e gli strumenti di dialogo
  • ragionare per group-centered design, come dice Mucignat, è quindi preferibile a ragionare per user-centered design, perché pone in giusto rilievo le dinamiche dei flussi informativi e di opinione
  • quello che noi ex gente di confine bisogna fare ora è sognare la cultura condivisa che vogliamo, darne rappresentazione quasi onirica nella produzione giornaliera di tutti i blog di questo Territorio austroitalosloveno, in tutte le immagini che vengono caricate su Flickr taggate AlpeAdria, e ognuno di noi sarà al contempo sinapsi e deposito di tracce mnestiche nelle communities biodigitali, dove importare la cultura pre-digitale, donarle contesto e quindi senso polivocale, e dove costruire exnovo, ora che i confini non hanno più senso, un’identità multipla e autonarrantesi delle collettività territoriali coinvolte
  • consapevolezza che i linguaggi sono molti, e un qualsiasi mashup serio su Youtube già mostra alcune linee su come avverranno le ibridazioni culturali e la nascita di nuovi macro-significanti delle dinamiche abitative
E per mostrare cosa intendevo dire, sono andato su Dreamlines e ho scritto le parole chiave “confine, italia, slovenija” e insomma a me quel costruirsi irripetibile di percorsi di senso è proprio buona metafora di come il nostro sognare/navigare/viveresimboli per libere associazioni nella quasi-mente della Rete produrrà nel suo fare quotidiano quelle rappresentazioni mentali affettivamente connotate (linguaggi veri, dal basso, parole parlate, folkso) delle collettività territoriali, rappresentazioni con cui ciascuno di noi costruirà le proprie idee di partecipazione e appartenenza ai nuovi territori biodigitali, senza confini.
La foto di Katja Vukcevic in alto è di Novecentino, presa qui.
Saluto Elena aka DelyMith e Andrea Cips Buoso, senza blog ma non ci credo, ha troppe cose da raccontare; ciao a Mauro Missana con cui mi sono concesso un bel pomeriggio/sera a Trieste, che a noi udinesi sembra proprio una metropoli, dove anche i locali piccoli hanno dei bei palchi per far suonare la gente, e potrebbe veramente essere la capitale d’Europa.

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