Deché? Decrescita

Da un paio d’anni provo a tenermi informato sui temi della Decrescita; Conviviale, possibilmente, ma anche Felice, se volete.
Qualcuno mi ha fatto intravvedere questi aspetti di “filosofia dell’economia”, e mi piacciono parecchio… insomma, per uno che guarda il come più che il perché, cercare di capire come le cose stanno in piedi (se stanno in piedi, ma qui non sembra proprio) economicamente ha un fascino terribile, perché si tratta proprio di chiedersi come funziona il mondo degli Umana.

E funziona male, lo sapete. A parlare solo di ottimizzazione ingegneristica dei sistemi produttivi e distributivi, di Cultura tecnoterritoriale, di impronta ecologica, di sfruttamento risorse naturali, di spreco diffuso e generalizzato, ci si stupisce di essere così tonti, tutti noi, e rimaniamo sorpresi anche solo dal venir a sapere quanto bene farebbe al pianeta rinunciare alle borse della spesa in plastica, per dire.


Sono stato a vedere Pallante qualche mese fa, dentro una serie di conferenze dedicate esplicitamente al tema della Decrescita presso l’UniUd, e non mi è piaciuto il tono divulgativo-sorrisone dell’evento. Vabbè che metà del pubblico erano delle siore sessantenni udinesi attente e annoiate, però uno si aspetta anche qualche indicazione su come glocalmente provare a mettere in atto dei processi virtuosi sul territorio, non catastrofismo spicciolo.

Poi sono andato a vedere Riccardo Petrella, e il tipo è sorprendente: conduce tutto il discorso sul filo di una ironia fatta di lampi veloci, una cosa toscana credo, mostra bene il problema, si diverte e diverte, e lascia dentro una certa voglia di fare. Ho linkato la pagina in francese della Wikipedia, perché nessuno è profeta in patria, e quindi su it.wikipedia la voce non c’è, ma se ho un attimo la creo io almeno traducendo quello che trovo in giro, ché Petrella si merita questo e di più, per quel che ne so. Qui su Idearum trovo qualche altra indicazione su un suo libro che non conoscevo, così a naso assai interessante, intitolato “Una nuova narrazione del mondo”.

Poi l’altro giorno è arrivato il turno del guru, Serge Latouche, e purtroppo anche lui secondo me ha impostato il discorso su un taglio troppo basso, con l’immancabile preambolo catastrofista, qualche grafico, il discorso per cui se tutti consumassero come gli statunitensi ci vorrebbero nove pianeti come il nostro per sostenere questa muffa umana. Un collega l’ha definito démodé, e rende l’idea.

Non so. Mi sembra come se gli ultimi fricchettoni, raggiunta l’età in cui quello che dicono è comunque ammantato di saggezza, provassero a convincerci di cose giuste, ma con il tono sbagliato. La mia generazione ad un certo punto si è presa il “no future” del punk e dell’eroina come un colpo alla nuca, quella dopo di me è fuggita negli immaginari di plastica pop e paste, i nativi digitali vivono altrove… credo occorrano approcci diversi per far vivere l’idea e promuoverla. E ne approfitto per segnalare sembraincredibile, perché un pubblicitario per lavoro fa proprio questo, costruisce mondi narrativi dentro cui riposizionare assiologie – oggi finalmente folksonomiche – ad esempio di valori di socialità. E mi sembra più rivoluzionario di molti altri, almeno dice tutte le cose giuste in dieci post.

Di Latouche vi posso raccontare anche questo aneddoto: ad un certo punto durante la relazione il telefonino di un mona ha preso a strillare un simpatico motivetto, e ovviamente il cellulare era seppellito dentro lo zaino e almeno quattro riff completi di suoneria si sono sentiti, e allora Latouche approfittando di un cambio diapositiva ha detto che si poteva validamente cominciare a decrescere sbarazzandosi del telefonino. Cioè, non semplicemente imparando a usarlo (d’altra parte, non sapeva nemmeno dove cliccare nel pc per mostrarci la presentazione), ma proprio evitando di possederlo.
Ecco, se la posizione della decrescita è Luddismo, mi dissocio subito. Della tecnologia, proprio per poter vivere degnamente, non possiamo fare a meno, e l’unica via di fuga è attraverso, come mi piace dire ultimamente. Se poi la gente non applica intelligenza per ragionar sullo strumento, è inutile dare la colpa allo strumento.

Detto tra noi, ed è significativo che il sito estinzioneumana.it a quanto pare si sia estinto, qualcuno dovrebbe dire chiaramente che come vera Decrescita sulla Terra dovremmo essere al massimo un paio di miliardi di persone, e vivere tranquillamente coltivando lo spirito e la conoscenza senza problemi di sostentamento, lavorando ciascuno non più di una ventina di ore alla settimana, giusto per mantenere le cose sane e lottare ingegnosamente contro la sempiterna entropia. Il fatto è che avremmo dovuto pensarci negli anni Sessanta: adesso è tardi, molti stravolgimenti sociali avverranno quasi sicuramente nei prossimi anni (energia, acqua, ambiente, sistemi economici fondati sul nulla), e insomma son qui che aspetto le novità.

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3 pensieri su “Deché? Decrescita

  1. Giorgio Jannis

    Ossì, Irene, che siamo d’accordo. Nel tuo post io commentavo più il tono che i contenuti… anche se ammetto quella che mi sembrava faciloneria deviava i miei giudizi verso una ipotesi di mancata tua comprensione di certi fenomeni macroeconomici. Per il resto, i fricchettoni possono andare a nascondersi subito.

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