Questi e i prossimi

Dovrei lavorare ancora un po’, dovrei finire di scrivere un articolo e sono orribilmente in ritardo, dovrei rifinire un progetto e spedirlo.

Ma due cose occupano prepotentemente i miei pensieri: la Vespa e la batteria.
La prima è il tipico amore che ti fa soffrire: dopo aver già sistemato quest’anno l’impianto elettrico della mia Sprint del 1967, adesso sento rumorini dalle parti del cambio e della pedivella che non promettono nulla di buono. Chiaramente nella Vespa è “tutto dentro”, quindi dovrei tirare giù il motore e aprirlo, e il mio buon meccanico pancione e vespista a sua volta non può non chiedermi almeno 400 neuri. Ahia.
Però qualche bel giretto quest’anno l’ho fatto, sono andato con Michela dentro la Slovenia, ho bighellonato sul Carso, dormito in una roulotte nel giardino di Enrico Milic, una meraviglia per cui non lo ringrazierò mai abbastanza e già sto pensando a come sdebitarmi.

L’altra passione insana è quella della batteria, strumento che se avessi avuto tra le mani a vent’anni avrebbe condizionato tutta la mia vita futura: il fascino che battere sui tamburi ha su di me mi avrebbe fatto prendere seriamente in considerazione l’idea di diventare un batterista professionista (talento permettendo). La batteria è una cosa strana, all’inizio i tempetti non entrano, i colpi sono tutti sbagliati… poi qualcosa fa cloc (il che mi ricorda il cambio della Vespa, e soffro) e di colpo le cose cominciano a funzionare, la cassa cade nel posto giusto, il braccio diventa fluido, si esce dall’apnea e si torna a respirare per bene col diaframma rilassato, si ascoltano le gambe mosse da vita propria.
La batteria l’ho incontrata a 30 anni, giù in cantina/sala musica, e nel corso degli anni ho dato giusto qualche colpo ogni tanto, sempre le stesse cose.
Però circa un mese fa sono sceso giù a cercare un po’ di fresco, e avevo con me lo Creative Zen di mio fratello, con dentro un giga di robe rock, da ascoltare sull’impianto voci. E perché non provare a starci dietro con la batteria, ai Fugazi e ai Pixies e ai Modest Mouse o financo ai Garbage e ai LaliPuna? Ecco, son rimasto folgorato. Bellissimo. Mi sono messo poi a cercare su YouTube (sì qui ci starebbe anche il solito discorsetto “ehh, se lo avessimo avuto ai nostri tempi, il Tubo, per imparare a suonare vedendo i nostri idoli”, e insomma cercatevi drum lessons in Rete e troverete tutto), ho approfondito certe tecniche, mi sono anche incaponito nell’imparare a suonare la bossanova, perché a parte i Nouvelle Vague è pur sempre uno dei tempi standard da imparare. Figata, la bossanova alla batteria. Charleston e cassa van via pari, mentre a bacchetto rovescio sul rullante van tenuti degli accenti secondo uno schema irregolare.

Qui il disegnetto, le X sono i colpi di charleston, S snare o rimshot, B per la cassa:
1
      2
      3
      4
     
X
X X X X X X X X X X X X X X X
    S
    S
    S
    S
    S
 
B
    B B     B B     B B     B

Bene, vi terrò informati sull’andamento futuro di queste mie due passioni travolgenti, quella con le ruote piccole e quella con le pelli tese dei tamburi.

Poi questo fine settimana parteciperò a questo bel convegno a Dobbiaco, organizzato da Luisanna Fiorini, dove potrò rivedere Mario Rotta e Michele Faggi aka l’Impostore, nonché Gianni Marconato e altri amici: tutti insieme proveremo a riflettere sulla Cittadinanza Digitale, sulla Scuola del futuro e le nuove tecnologie, in particolare sull’utilizzo dei mondi 3D in àmbito didattico, come già facemmo oramai parecchi anni fa costruendo e arredando Scuola3D sui Mondi Attivi.

Mercoledì 16 luglio sarò invece a Lignano, all’Hack Camp, organizzato dal LUG di Aquileja per parlare dell’OpenSource nelle scuole, illustrando l’esperienza realizzata dall’Associazione NuoviAbitanti nel dotare qualche decina di scuole del Codroipese e della Bassa Friulana – centinaia di pc recuperati dall’obsolescenza – di Ubuntu, nonché del formare gli insegnanti ad una aggiornata visione della Cultura Digitale.

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4 pensieri su “Questi e i prossimi

  1. Anonymous

    La “pedivella” è come una parola magica che sintetizza una vespa.
    Riaccende ricordi sopiti di carburatore da 19 di tre travasi, di fischio nella ventola…

  2. Giorgio Jannis

    Innanzitutto: ma perché solo commentatori anonimi?
    Poi: la Vespa è dal meccanico.
    Diagnosi: rotto il parastrappi. Prognosi: 400€ di riparazioni, sarà da tirar giù il motore e aprirlo, ovviamente.
    Soffro.

I commenti sono chiusi.