Lively, e picchiarsi

Mi son fatto un paio di orette su Lively, giusto per vedere come si creano le stanze, la personalizzazione dell’avatar e per sbirciare un po’ in giro, se c’erano già cose italiane.

Sull’aspetto fisico del personaggino c’è da lavorare: non ho trovato una barba da indossare, quindi mi son inizialmente rappresentato come coniglio agghindato western, poi come giovanotto.

Le funzioni per cercare le stanze sono spartane, vedremo cosa succederà quando la frequenza di visitatori farà emergere statistiche dettagliate. Chiaramente ci sono già le stanze esplicitamente pornelle.

Mi sono anche creato due stanze, ovviamente una dedicata alla Vespa e al vagabondaggio slowdriving, l’altra alla Cittadinanza digitale (quella della foto sopra), le ho arredate alla carlona con qualcosa, e la disposizione della mobilia non pare difficoltosa.

Sarà perché son stato là dopo le undici di sera, ma in giro ho trovato praticamente solo maschi che si prendevano a botte sfruttando le animazioni; come al solito (la mia esperienza risale più agli Active Worlds di qualche anno fa, più che a SecondLife) la cornice ludica dei Mondi porta subito le persone inesperte a regredire a modalità relazionali tipiche da seconda media.

Le animazioni sono simpatiche e abbastanza numerose, ci sono le solite cose “abbracci o kungfu” ma anche qualche sfumatura in più.

Durante il caricamento della stanza i movimenti sono scattosi, poi le cose migliorano; non è possibile vedere “in soggettiva”, il personaggio va mosso con il mouse solamente, mentre con le freccine della tastiera ci si muove abbastanza agilmente per modificare il punto di vista.

Le stanze hanno un limite: non so se dipenda o no dal numero di oggetti presenti – si può anche interagire con Flickr o Youtube, e ad esempio proiettare dei video sul muro di una stanza: questo significa andare al cinema dentro i Mondi3D – ma più di tot persone ad un certo punto non possono più accedere. Chi cerca di entrare in questi posti affollati diventa un lurker, e quindi guarda la stanza senza che il suo avatar sia renderizzato lì dentro.

Domani prelevo il codice di una stanza (ora ci sarà la gara a chi crea per primo le stanze “giuste”) e lo metto su qualche sito o blog.

Isotopie narrative