Vergogna


Di che vergognarsi.

La sentenza dell’assoluzione dei due terzi dei poliziotti coinvolti su Bolzaneto, Genova 2001, è vergognosa. L’altro terzo prenderà condanne risibili, e non finirà in carcere per via di indulti e prescrizioni.

20 luglio 2001
Vincent B.
Fermato per identificazione il 20/7 – ingresso a Bolzaneto tra le ore 17,00 e le 18,00 circa – esce dalla caserma alle 3,00 circa del 21/7. Viene prelevato dall’ospedale dove era ricoverato a seguito delle ferite riportate sulla strada. Ha una ferita alla testa suturata con tre punti. A Bolzaneto lo mettono in una cella in piedi, faccia contro il muro, gambe divaricate e braccia alzate; non si può muovere. Ogni tanto entra qualcuno che lo picchia con calci e pugni nella schiena e nelle gambe. Gli fanno sbattere la testa contro il muro, gli alzano ancora di più le braccia e gli divaricano le gambe. Il tutto accompagnato da intimidazioni in italiano. Lui vede che il muro all’altezza della sua testa si sporca del suo sangue. Quando si può muovere nota che anche i compagni di cella subiscono la stessa sorte. Un ragazzo in particolare geme dal dolore perché gli stringono continuamente i laccetti ai polsi. (…) Poco dopo un medico viene in cella e gli chiede di girarsi, vede la ferita alla testa, gli fa qualche domanda. Lui dice che non si sente bene, il medico gli porta una garza bagnata ma gli agenti lo costringono a stare comunque con la testa contro il muro. Due poliziotti ridendo si avvicinano e gli chiedono che cosa abbia, lui risponde che è stato picchiato da Poliziotti ed allora uno di loro lo afferra alle spalle urlando e gli dice: «Da un Poliziotto? Impossibile! Sei caduto per terra, ok?». Lui si rimette con la testa contro il muro. Quando lo portano al fotosegnalamento il poliziotto che lo accompagna gli dice: «Merda di francese, soffrirai»; lui chiede perché ed allora il poliziotto gli torce un braccio. (…) Quando pronuncia la parola «avvocato» lo prendono a calci.

Giuseppe A.
Fermato per identificazione il 20/7 – ingresso a Bolzaneto alle ore 19,00 – 1930 circa – esce dalla caserma alle 2,00 circa del 21/7.Viene prelevato dal pronto soccorso dell’ospedale San Martino ove era stato medicato per le ferite riportate in Via Tolemaide. Nel cortile di Bolzaneto, sceso dal blindato, vede molti poliziotti e guardie penitenziarie in divisa. Sente che qualcuno di loro parla di un carabiniere o di un poliziotto ucciso. Lo fanno sedere insieme agli altri su un muretto dove lo picchiano con pugni, calci, manganellate e colpi con i caschi. Vede che volutamente lo colpiscono sulle ferite. Ad un certo punto si avvicina un agente della Polizia di Stato molto grande, gli prende improvvisamente la mano, gli allarga le dita con le due mani e tira violentemente le dita divaricandole, così spaccandogli la mano. Sviene dal dolore. A quel punto lo portano in infermeria, lo denudano e o fanno sdraiare su un lettino. Mentre lo trasportano qualcuno gli dice una frase intimidatoria del tipo: «Ti sei fatto male da solo, vero?». In infermeria ci sono medici ed infermieri ma anche agenti in divisa. Qualcuno gli chiede come si è fatto male ma lui, terrorizzato, dice che è caduto dalle scale. Gli cuciono la mano senza anestesia. Lui ha male ma gli dicono di stare fermo perché se si muove gli daranno il resto e gli fanno mordere uno straccio. Poi lo portano in una cella dove deve stare in piedi, faccia al muro, gambe divaricate e fronte appoggiata al muro. Con cadenza quasi regolare entrano nella cella agenti che colpiscono i presenti con pugni, calci e schiaffi. Lo portano in bagno ma deve espletare i suoi bisogni di fronte all’agente che lo accompagna. Lungo il tragitto nel corridoio gli schiacciano i piedi e lo fanno cadere a terra. Lo deridono dicendogli «Muoviti». Nel corridoio lo fanno stare fermo in piedi appoggiato al muro con le braccia alzate e in quella posizione sente grida e invocazioni di aiuto, che provengono dalle celle e dall’ufficio degli atti.

E va avanti così, per pagine e pagine e pagine, tratte dalla sintesi delle dichiarazioni delle parti lese raccolte dai PM Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati nell’inchiesta sugli abusi di Bolzaneto, pubblicata da Diario del 21 luglio 2006.

Qui il 20, 21, 22 luglio 2006.

Un utile esercizio di educazione civica, cittadini.

Tratto da Iconoplastica

Isotopie narrative

3 pensieri su “Vergogna

  1. zardo

    Sono d’accordo, è da vergognarsi. Le pene devono esserci e devono essere anche molto molto severe.

    Detto questo, però, devo sottolineare una cosa che spesso non viene detta. Parli di educazione civica e fai bene. A me l’educazione civica l’hanno insegnata ed infatti non ho mai rischiato neanche lontanamente di essere pestato da un poliziotto e nemmeno di farmi sparare. Questo, come ho già detto sopra, non giustifica assolutamente nulla – le pene devono esserci, la violenza gratuita è ingiustificata e ingiustificabile. Però è un aspetto della questione che merita di essere valutato insieme a tutti gli altri.

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  2. Giorgio Jannis

    Educazione civica, Zardo, significa certo comprendere i propri doveri dinanzi alla legge, come capire quando i propri diritti vengono calpestati.
    La faccenda di Genova è una storia sporca, in rete trovi tutto il materiale che ti serve per giudicare da te.
    Ci sono state manovre sbagliate dei celerini, hanno letteralmente sbagliato strada, chiudendo delle vie di fuga a cortei pacifici, e sono stati aizzati a picchiare da personaggi, sempre delle forzedellordine, decisamente fascisti.
    Io limito il mio giudizio a Bolzaneto, a cui si riferisce la sentenza.
    Pur pensandola come te, ti dirò che non so come avrei reagito in mezzo a quella guerriglia urbana… escono lati profondi della personalità umana, dinanzi alla lotta per la sopravvivenza. Probabilmente se avessi sfilato pacificamente, con le mani alzate, e un poliziotto mi avesse colpito, avrei reagito.
    Il problema dell’educazione civica riguarda poi il messaggio che dai alla gente con sentenze come questa… ma in tal caso ti conviene andare a commentare da Iconoplastica, autore del post originale, solo da me commentato. Oppure continuiamo, come vuoi :)

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