Le guerre della Transizione

Il Grande Passaggio Epocale, l’inizio delle battaglie senza quartiere né fisico né digitale.

Oppure l’equivalente internettaro di creare un casus belli, dare la colpa al popolo eversivo, provvedere misure restrittive.

Ma è troppo stiloso per essere un autogol o un camuffo. Se qualcuno del Potere provasse a mettere su una pagina di sfacciamento di un proprio sito, probabilmente ricorrerebbe ad un’iconografia differente, più html all’arrembaggio, più povero-militante. Come se i terroristi digitali prediligessero tuttora un’estetica dal volantino ciclostilato delle BrigateRosse, che i tempi hanno poi mashuppato con la grafica hacker.
Cioè, se Tremonti avesse chiesto a qualcuno di sfacciargli il sito per finta (per poi poter gridare allupo allupo) probabilmente avrebbe approvato un prototipo con almeno una scritta “M0rt3 a||o St@t0”, giusto per compiacersi dei TG che parlano di pirati informatici che s’intromettono etcetc.

Questa era la schermata del sito di Giulio Tremonti, a pranzo di oggi.

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4 pensieri su “Le guerre della Transizione

  1. Anonymous

    Non capisco esattamente il tuo commento: ti sembra così inverosimile che hacker grati al sapere scolastico si applichino al defacement del sito del vampiro? O forse ti preoccupi degli alti lai che ci verranno irradiati a reti unificate?
    Gabriella

  2. Anonymous

    dopo attenta visione di tutti i TG Rai serali rettifico: invece di inondarci di piagnistei stavolta hanno adottato la “spirale del silenzio”.

  3. Giorgio Jannis

    Mannò, è possibilissimo che il sito di Tremonti sia stato effettivamente sfacciato.
    E la grafica curata da pubblicitari con tanto di scelta del font potrebbe deporre proprio a favore della veridicità dell’evento, come dico nel post.

    E’ che per gestire le cose in piazza, si sa come fare: si mandano dei provocatori e degli infiltrati, poi si approfitta dei disordini per attuare repressione.

    Per gestire le cose su web, l’equivalente sarebbe sfacciarsi da soli il sito, per poi dire che lo hanno fatto “i sovversivi”.

    I TG non ne hanno parlato? Non hanno nemmeno intelligenza sufficiente per comprendere la notizia, o per ritenere producente comunicarla (a meno che non abbiano altri piani).

  4. Anonymous

    Capisco il problema che poni, anche perchè non nasce adesso e la mia generazione lo ha affrontato a suo tempo.
    Il dilemma è classico: muoversi con determinazione, senza farsi intimidire e rendendo impossibile alla stampa di ignorarti, o agire “larvatus prodeo”, rispettare sempre le regole (imposte da chi le viola e le riserva agli altri) per neutralizzarsi da soli, ma facendo una gran figurone su giornali e tv (“siamo buoni, siamo nel giusto, sbagliate a chiudere la scuola e ad affossare l’università” ecc.).
    Inizialmente l’onda si è mossa nel secondo modo, ma dopo il decreto affronta il problema della propria efficacia. Se, quando tutto è cominciato, si percepiva la leggerezza, ora è più facile osservare la disperazione di chi si rende conto che questo è un passaggio tragico e decisivo per chi pensa di volere un posto in quella famosa società pacificata dove ti danno accesso e “fonti economiche in cambio di attività lavorative” (e non la metterei, poi, solo in termini di lavoro).
    Il decreto Gelmini ha avuto essenzialmente finalità immediate di cassa, praticate espellendo un po’ di maestri precari, un po’ di dirigenti scolastici e qualche amministrativo. I tagli all’università sono una misura diversa, non si tratta di fare cassa, ma di privatizzare un patrimonio pubblico gigantesco, trasferendolo nelle mani di pochi e a spese dello stato, in stile Alitalia (una delle caratteristiche più straordinarie di questo governo è che oltre al danno non ti fa mai mancare la beffa).
    Per questo non mi sembra che siamo di fronte a un “movimento d’opinione”, in cui la cosiddetta società civile conosce e si riconosce come entità etica di fronte al potere statuale, ma piuttosto davanti a uno scontro in cui una parte della società, consapevole di essere messa in svendita, reagisce per scongiurarne il rischio.
    Le pratiche poi, rispondono alle logiche, perciò non mi aspetto dei girotondi. Forse le dighe reggeranno l’onda, ma non credo vedremo una pantera2.
    Quanto poi ai TG, penso al contrario, che ci sia abbondanza di intelligenza (anche se ammetto che a prima vista non si direbbe): la spirale del silenzio è applicata con sapienza, non con ottusità.

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