Morte dal vivo

E’ morto un tipo, suicidandosi in diretta durante una videochat pubblica, e non è neanche il primo, e non sarà neanche l’ultimo.
Oltre a nausearmi l’esempio di basso giornalismo pettegolo e sensazionalistico del tgcom rispetto a wired, mi chiedo se poter finalmente suicidarsi in pubblico ma senza nessuno che cerchi di impedirtelo aggiunga sapore all’esperienza.
Anzi, ci vorrebbe una setta religiosa che pone l’attimo del rientrare nel Tutto, sia esso volontario o involontario, quale supremo sacramento da mettere in scena nelle Chiese digitali, altrimenti qui ognuno si leva la vita davanti soltanto ai suoi amici o in eventi pubblici gratuiti, ma se c’è del pubblico pagante io voglio anche un officiante rivestito di ruolo ufficiale nonché sanzionatore dell’avvenuto decesso.
Anche il medico col camice bianco che certifica la morte in diretta di qualcuno sulle webtv potrebbe diventare un personaggio consueto, così come le location classiche tipo rupe a picco sul mare oppure camere d’albergo.
Chiunque interviene sulla scena del crimine per primo sappia di essere probabilmente in diretta, verrà anch’egli archiviato nella memoria collettiva, forse non è il caso di comportarsi indegnamente.
Interessante anche notare la dose di cinismo bastardissimo lasciato nelle chat dei suicidi online da quelli che assistevano all’evento, come riportato da Wired.
Ma in fondo, se qualcuno mi dicesse “adesso mi suicido” davanti a me o dentro uno schermo, gli direi di fermarsi, di affittare un auditorium e metter su di lì a un mese un grande evento mediatico, dove amici parenti e pubblico generico possano partecipare sia in presenza sia a distanza, altrimenti è inutile che me lo dica a me così di colpo e tanto varrebbe facesse una cerimonia di commiato più privata, dentro ambienti di videoconferenza su invito personale.

Isotopie narrative

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