Ripeto: tecnologia tracciante

Già qui parlavo di tecnologia tracciante, perché sta diventando un problema impellente.
Anni fa seguire i blog e gli altri luoghi personali di espressione era piuttosto semplice, si partiva dai segnalibri sul browser, si leggevano i post dei propri autori preferiti, poi magari dai commenti o dal blogroll si passava ai blog che in qualche modo riprendevano la conversazione interessante, e si riusciva ad avere in questo modo una visione complessiva della tematica trattata e di tutte le risposte e le suggestioni da quest’ultima innescate. Pareva perfin di vedere il “farsi” dell’opinione pubblica, sotto i nostri occhi, nella negoziazione interpersonale dei punti di vista, nel dialogo litigate e amori compresi, nell’emergere di posizioni etiche e successivi aggiustamenti.
Sappiamo che feed e aggregatori hanno moltiplicato il flusso, hanno reso più facile seguire i blog, ma a loro modo, pur essendo solo una tecnologia aggregante, già lasciano spazio a una piccola deriva dell’interpretazione, perché sottraggono informazioni di contesto al messaggio che ci arriva, quelle grafiche e stilistiche che circondano il post (il cotesto) sul blog originale.
Già ci furono discussioni in Rete su questo leggere fuori contesto, ad esempio per il fatto che i contatori visite non potevano più segnare tutte le letture del blog, visto che molti i messaggi di quel blog li leggevano sull’aggregatore. Infatti ora teniamo in considerazione i sottoscrittori dei feed, per ragionar sul numero di lettori complessivo di un blog.

Ma il vero problema sono i commenti.
Perché oggi i commenti ad un post non sono costretti a vivere sull’indirizzo web che ospita quel blog, ma possono vedere la luce in molti diversi ambienti digitali, ad esempio sulle community o sui flussi di lifestreaming, perché tutti quelli cha hanno un blog riportano il proprio feed anche dentro questi ambienti, ed è qui che mi imbatto nei loro post, è qui che commento, non sul blog originale.
Oddio, una certa dimestichezza nelle dinamiche comunicative online ci guida, consapevolmente o meno, a scegliere dove rispondere, a seconda ad esempio della mole di contenuto che devo esprimere nel mio commento oppure per il tono che intendo utilizzare: fa parte delle grammatiche relazionali in Rete avere una certa competenza digitale, la quale via via ci suggerisce se articolare la nostra risposta come battuta di una riga, come mail privata al bloggante, come commento sul blog, come intervento sul gruppo in una community.

In un ecosistema della conoscenza, il valore di un blog è dato dalle discussioni che riusciva a far emergere nei commenti, e dai link con cui magari il post specifico veniva segnalato in Rete, su altri blog. Mille discussioni nascevano e magari camminavano altrove con le loro gambe, ma i commenti rimanevano lì sull’origine, sedimentazioni di significati e punti di vista contestualmente disponibili.

La questione si può ancora complicare, come si vede da questa discussione su FriendFeed di PseudoTecnico, perché ci si può legittimamente interrogare sul significato che possiedono i commenti effettuati “fuoriblog” ad esempio su FF stesso, ed è perfino possibile chiedersi qualcosa sulla libertà che ci si può prendere di riportare altrove dei commenti ad un articolo su un blog, e
continuare discussioni che da quel punto lì vivono in maniera relativamente autonoma dall’argomento del blog originale.
Se leggete la discussione su FF, vedrete che si giunge anche a parlare di pubblico&privato, di liceità, di confusione.

Non è argomento banale, con questa esplosione di Luoghi ne va un po’ di mezzo la possibilità di “tirare le fila del discorso”, di dare visibilità stabile ad un nodo della discussione collettiva, a meno che in maniera simile a quello che è successo con gli aggregatori non sia possibile disporre di una tecnologia in grado di tracciare tutte le risposte e tutti i commenti e tutte le segnalazioni e tutto quello che in qualche modo nel futuro sarà connesso con il post che sto scrivendo, tipo questo.

Quindi, qui sotto questa riga io dovrei ora attaccare un widget, un pezzo di codice supertrackback capace di mostrare in modo dinamico (autoaggiornandosi) tutti i riferimenti a questo post sparsi in giro nel Web, così la gente clicca e rimane sintonizzata e partecipa ovunque.

Isotopie narrative

5 pensieri su “Ripeto: tecnologia tracciante

  1. Gigi Cogo

    Interessante elucubrazione.
    Se non fossimo schiavi degli strumenti, forse, ce ne fregheremmo.
    Ma è la curiosità che ci porta alla schiavitù. Ogni cosa nuova (comprese le nuove dinamiche di relazione) affascina, intriga, la si prova e poi?

    Da quello che scrivi sembra che il lifestream sia rock e il blog lento.
    Io non ne sono convinto :-)

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  2. Giorgio Jannis

    La curiosità al più ci rende schiavi del desiderio di conoscere, in cui peraltro indugio con gran godimento. Con le cose nuove ci parlo e le ascolto, e già senza accorgermene non son più io a guardare, ma un altro più esperto, che ha dialogato una volta in più.

    Il problema non è blog vs. lifestreaming, sto parlando di tecnologia tracciante (un po’ più articolata di un meme-tracking).

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  3. GinoTocchetti

    Si, Giorgio, infatti io mi sono reso conto da tempo che “i commenti non ci appartengono, ma appartengono alla Rete”.

    Non dobbiamo quindi ne’ lamentarci perche’ non sono piu’ nostri, in quanto riportati nel nostro blog. Ne’ dobbiamo lamentarci che siano dispersi, caotici e ridondanti nella Rete, perche’ questo (entro certi limiti) e’ una ricchezza dal punto di vista dell’ecosistema della conoscenza.

    Nel tempo, aumenteranno gli strumenti di carattere semantico, capace di aggregare i thread, magari su criteri espressi on demand. Ma aumentera’ anche la consapevolezza dei blogger, e probabilmente si consolidera’ una sorta di netiquette dei commenti, per un uso piu’ razionale e possibilmente meno caotico. Una netiquette che sara’ rispettata solo da alcuni, ovviamente.

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  4. Mauro

    E oggi, a distanza di qualche mese da questo post, ti sembra che sia cambiato o che sia successo qualcosa di diverso e che in rete vi sia qualcosa di più tracciante di FF?

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  5. Giorgio Jannis

    http://semioblog.blogspot.com/2009/04/fin-qui-stavamo-scherzando.html

    Beh, Mauro, c’è da segnalare che le piattaforme più grosse del mondo stanno favorendo il lifestreaming, twitterizzano ogni singola nostra mossa e lasciano che questo rivolo si riversi sul web tutto.
    Anche gli aggregatori identitarii si stanno moltiplicando (xing, tong, grinz, driss, sgnuff, lars, terk, boh, ciapilu), però inseguendo uno stile di progettazione “offriamo di più” non riescono a convincermi, perché diventerebbero un’ulteriore piattafoma a cui stare dietro, mentre FriendFeed e simili strumenti essenziali riescono appunto a restare strumenti, rapidi e precisi, senza diventare ambienti, psicologicamente e cognitivamente più complessi anche solo nel metterci la testa sopra e utilizzarli.
    Credo FF resterà con noi per un po’, sì, soprattutto adesso che Facebook apre bidirezionalmente (e FF è espressamente una delle direzioni verso cui FB intende interfacciarsi).
    Interessante (e qui potresti darci tu alcuni spunti) è pensare nuovamente al web tutto come Reputation Management System, fuori dai Luoghi sociali chiusi (sempre meno chiusi), ovvero mettendoci nei panni di chi cerca informazioni su qualcuno, e vorrebbe avere una panoramica dell’individuo completa.
    Il primo passo è GoogleProfile, integrato con Connect… vedremo chi saprà meglio strutturare in maniera light questo novello identity hub.

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