Dell’apparire

In Friuli la Questura ha proibito il gioco Texas Hold’em, il poker sportivo, che poi col poker classico c’entra ben poco. Non sono un giocatore, ho provato a capire qualcosa a casa di amici, è pure divertente. Per dire, avete visto gli spot in tv, no? Giocare online è legale, in giro lo vediamo nei circoli e nelle ludoteche, ma in Friuli no, vorrete mica che i friulani si divertano? I friulani devono lavorare, poffarbacco. Poi bevono prima di cena quei sei tagli di rosso o quella riga di americani di fuoco che in un friulano provocano al massimo uno 0,00002 di risultato al palloncino, vanno a casa e dormono. Tanto, i locali in centro li stanno chiudendo, la vita culturale gigioneggia, ci son ragazzi che inventano belle cose musicali o visual e nessuno se li fila, se proprio vuoi ti vesti bene e vai nei locali quelli fatti dentro i capannoni delle statali, col prosecco e la coca e le troie, come dappertutto. Ma che dico: prendi la macchina, fai 35km e vai in Slovenia, e allora gioco d’azzardo e troie le trovi sull’elenco telefonico, per le paste e la coca chiedere di Gianfranco, come dappertutto.
Dura la vita per un barista creativo, qui. Se vuoi fare un ambiente lapdance, ti lasciano aprire solo vicino le fabbriche di sedie, a Manzano (poi ultimamente gli operai sono musulmani, guarda un po’, e i posti falliscono perché questa è gente seria che va a casa di sera). Nightclub rarissimi. Per tutti gli anni Ottanta e Novanta nella bassafriulana, diciamo un rettangolo di 50km per 30, non c’è stato un solo cinema porno o sexy shop o locale trasgressivo, la qual cosa ha fatto sì che per decenni il nome del paese veneto di Lugugnana, millecinquecento anime appena al di là del Tagliamento, fosse pronunciato con circospezione e senso del peccato (sì, la DC controllava tutto) da almeno due generazioni di giovinastri che colà si recavano per trovare contemporaneamente sesso e rock’n’roll, perché là si potevano trovare in mezzo ai campi sia il sexyshop sia il cinema porno sia la discoteca trasgressiva. A Udine non c’è un posto serio per far suonare gente su un palco, con cinquanta persone di pubblico. Quando si trova il posto giusto, licenze e balzelli e vicinato fa chiudere tutto in poco tempo.
Che poi a Udine siamo un popolo della notte composto da poche centinaia di persone, se c’è un solo locale è chiaro che si va tutti lì e poi c’è casino. Se ce ne fossero di più, la gente sarebbe più sparsa, e quindi meno casino. La gente deve star tranquilla, suvvia. E se venite a Udine e vedete decine di ragazzi che bevono all’aperto di notte fuori dai bar con -3°, sappiate che quello non è un segno della amena vita cittadina, quella è TUTTA la vita cittadina.

Per il resto tuttapposhto, evviva il 2009.
Verso Natale Antonio Sofi mi ha intervistato via skype per Quinta di Copertina su Apogeonline, mi ascoltate di là mentre parliamo liberamente di dinamiche sociali dentro i social network, tecnologie traccianti e facebook.

Il 18 gennaio sarò a un convegno a Milano, Il futuro non è più quello di una volta. Ma ne parlo meglio nei prossimi giorni.


Qui sopra, la piana di Luni, guardando verso nord-ovest. Dietro la montagna c’è Portovenere, a destra Sarzana.

Isotopie narrative

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