Retrofuturo web

La personalità di un bambino comincia a formarsi da quando è ancora in pancia. Anzi, la personalità del bambino comincia a formarsi nel pensiero dei suoi genitori, dentro una relazione, prima ancora del concepimento.

Qui un servizio televisivo di un tg americano del 1981 parla del nostro web, “chissà che mondo sarà quello in cui a colazione leggeremo le nuove sullo schermo di un personal computer”.

Che poi, quand’è finita quella tonalità futuro-progresso-startrek-ottimismo con cui si dipingevano le notizie tecnologiche negli anni Settanta e anche primi Ottanta? Son passati BladeRunner e il cyberpunk e hanno steso una vernice cupa a rivestire tutto? Quale intellettuale opinionleader gatekeeper quindici o vent’anni fa ha magari ripreso in mano quell’Heidegger storto che non aveva ancora capito bene la Tecnica, per tuonare – come nei temi in terza media sulla bomba atomica – contro la tecnologia disumanizzante che ci circonda e ci pervade? Perché d’un tratto questa svolta disforica, nel clima narrativo della webStoria? E’ possibile risalire alle scintille iniziali, che hanno impresso poi connotazione negative alle vicende successive contribuendo a costruire il frame cognitivo dentro cui avremmo interpretato i cambiamenti sociali legati alla nascita di Mondo 2.0? Ci sarebbero state anche da sopportare tutte le sciocche retoriche scandalistiche e criminalizzanti riguardo il web, a fine Novanta, e sappiate che “la mafia usa la posta elettronica”, tanto per dire, è affermazione che farebbe la sua disinformativa figura anche dentro un TG qualunque di questa sera.

“Imagine, if you will, sitting down to your morning coffee, turning on your home computer to see the day’s newspaper. Well, it’s not as far-fetched as it may seem.”

via MatteoBaldan

Isotopie narrative

Facebooktwittergoogle_pluslinkedintumblrmailFacebooktwittergoogle_pluslinkedintumblrmail

2 pensieri su “Retrofuturo web

  1. Matteo Baldan

    Ciao Giorgio,
    è vero quel video è proprio un gioiello.

    Meditando sul tuo post mi viene da pensare che oggi, contrariamente agli anni ’80, manca proprio un idea di futuro che non sia la straziante poesia di Cormac McCarthy. Cioè se per tutto il Novecento, da Méliès in poi si immaginava di poter passeggiare sulla luna, colonizzare nuovi pianeti, si sognavano spazi tecnologici totalmente diversi da quelli in cui si viveva allora, oggi la scienza promette cose decisamente meno entusiasmanti. Cose come vivere fino ai centoventi con un cuore di carbonio, sopravvivere attaccati ad una macchina più o meno in eterno, ma anche cose utili come la macchina elettrica per tutti, la centrale ad idrogeno e cose un po’ inquietanti tipo l’incrocio genetico tra specie diverse.
    Eppoi, prova a pensare anche solo ai giocattoli anni ’70/’80: io ero pieno di navi spaziali, robottini che sparavano magli rotanti e missili di ogni genere, nell’81 mi pare che sia arrivato l’Atari e qualche anno dopo son giunti i Commodore (che, ricorderai, erano oggetti veramente da alieni per quella volta); oggi sentivo alla radio che c’è il ritorno in grande stile del Cubo di Rubik;)

    Matteo

  2. gabriella

    Ho l’impressione che gli intellettuali-opinion leader-gatekeeper che popolano i nostri media siano poco in grado di confrontarsi con Heidegger. Infatti le loro pièce si ispirano a tutto fuorché al suo pensiero ( altrimenti sarebbero una cosa seria).
    Ciò non toglie che l’errore di Heidegger sia ripetuto, anche se inconsapevolmente, dai deprimenti prosecutori di un umanesimo imbranato che ancora non la finisce con la fine dell’amicizia faccia a faccia o col pericolo virtuale.
    Il punto è che, se la vogliamo giudicare per i servizi che rende all’umanità, la tecnologia, come e meglio delle altre manifatture, cattura significati e modi di fare, tende a riprodurli e perciò va vista per ciò che è: un mezzo potentissimo al servizio sia del cambiamento che della riproduzione sociale. Per questo dovrebbe essere capita, difesa, sui modi del suo utilizzo dovrebbero combattersi guerre all’ultimo quartiere tra chi comanda e chi subisce, insomma tutt’altra cosa dal tenore che il “dibattito” su internet e i media ha assunto nel nostro sfortunato paese.

I commenti sono chiusi.