Coprifuoco a Udine

Ne ho già parlato altre volte qui su questo blog, perché si tratta di una situazione oggettiva, misurabile, non dei deliri di uno come me a cui talvolta piace andare in giro di notte a vedere cosa fa la gioventù per sentirsi viva e dirlo al mondo. Capirai, vado al cinema, a vedere delle robe di arte, a sentire musica nei locali, cerco gente e idee. Socialità. Udine è un deserto di per sé, dove una pozzanghera minuscola diventa un mare di novità dove si ritrovano a sguazzare quelle poche centinaia di ragazzi e ragazze, forse mille, che animano la vita notturna di una città di centomila abitanti, dove i pubblici esercizi possono contare su un certo numero di clienti, anche grazie all’Università.

Un anno fa chiudeva il NoFun aka LaCantina, un circoloarci dove Gaetano era riuscito a portare con costanza un po’ di gruppetti simpatici a suonare, persino americani o inglesi, una programmazione di qualità. Questo faro di cultura giovanile udinese (se non altro per il fatto di essere l’unico posto stabile per fare concerti con 80 persone dentro, ripeto ottanta; a Udine non ci sono posti per fare un concerto con chessò 300 persone) dopo quindici anni di presenza non ha ottenuto il rinnovo del contratto di locazione, e può capitare.
Un altro circoloarci, il Pabitele aka Zoo, è riuscito a fare pochi anni di concerti e djset, ma sempre in modo un po’ precario, e ora credo facciano solo delle serate di milonga e tango, perché il vicino da sempre protesta a tal punto da far passare la voglia ai gestori di combattere con denunce e sanzioni.
Ora gli eventi stanno precipitando: hanno chiuso il Barcollo, in pieno centro, dove i ragazzi soprattutto universitari si incontravano per i rituali dello spritz, e hanno fortemente limitato gli orari di apertura dei Provinciali, che è (era) un osteria con la cucina aperta fino alle 23.
Nel primo caso il gestore ventitreenne seguiva scrupolosamente gli orari di spegnimento musica, stop somministrazione bevande, chiusura serranda: poi la gente rimane a parlare in strada, com’è ovvio, e le forze dell’ordine hanno chiuso il locale, una mattina, su denuncia di qualcuno che abita nelle vicinanze. Chiuso, e basta, con i dipendenti a casa e migliaia di euro di perdita a fronte di un affitto che immagino stellare.
Il gestore dei Provinciali ha dovuto mandare a casa quattro o cinque dipendenti, non potendo più contare sulle entrate serali legate all’attività di ristorantino: gli è stato imposto di smettere tutto alle 21.00.
Se a Udine andate al cinema di sera, uscendo dal primo spettacolo (!) troverete con difficoltà un locale dove bere qualcosa, e camminando in centro a mezzanotte e mezza sentirete solo il silenzio.


Perché l’ultima novità è quest’ordinanza sindacale con cui si stabilisce che la musica nei locali (live o riprodotta) deve finire appunto a mezzanotte e mezza, 00.30 anziché all’1.00, e i locali hanno mezz’ora o un’ora massimo per far sgombrare la gente. A casa, a dormire, e non rompere i coglioni soprattutto.
L’altro sabato sera in piazza hanno fatto smettere di suonare a mezzanotte una tipa che era da sola sul palco con la sua chitarra, mica una band di metallo pesante.

Il Visionario, che fondamentalmente è un bar lungo con una stretta terrazza e con un palchetto buono appena per ospitare un paio di dj, quando offre una serata musicale vede arrivare centinaia di ragazzi e ragazze, perché non ci sono altri posti dove andare, semplicemente. Ieri sera scommettevo col gestore non sul fatto che la polizia arrivasse o meno a controllare il rispetto dell’ordinanza sindacale, quello era ovvio: noi puntavamo sul loro orario di arrivo. Io dicevo prima della chiusura, lui diceva appena dopo. Ho vinto io, e titubante mi son scolato lo shottino di uischi in palio temendo che insieme all’unico drink bevuto mezzora prima mi facesse salire il livello alcolico oltre il fatidico 0.5, e qui ci fermano anche sulla Vespa per farci il palloncino.

Di questa cosa ne parlano Gaia Baracetti e Alessandro Venanzi, quest’ultimo anche ventisettenne consigliere comunale, che provano bontà loro anche a suggerire delle soluzioni ispirate al buon senso e al dialogo, nella consapevolezza che l’offerta di luoghi cittadini di socialità (rispettosa delle leggi, certo) sia un sinonimo di qualità del vivere, di vivacità culturale.

A Udine c’è una giunta di sinistra, il sindaco è quell’Honsell ex-rettore dell’Università, che scrive su Wired e andava da Fazio a spiegare matematicamente perché se piove è meglio camminare che correre. Non posso credere che la Giunta comunale abbia motu proprio operato questo giro di vite, questo inasprirsi del controllo sociale su Udine, che quasi sembra un piano repressivo. Udine è morta, sia chiaro, culturalmente parlando.
Potrebbero essere indicazioni dei Destri (Regione e Provincia) sul questore, che però difficilmente si muove senza coordinarsi con il sindaco di una città. Oppure siamo dentro un do ut des, dove in cambio di una certa tranquillità politica la Destra ha ottenuto appunto la certezza di vedere applicate certe iniziative di controllo sociale. Non c’erano più locali da strigliare, siam passati a chiudere i bar.

Ecco a cosa potrebbe servire Facebook: a far arrivare per caso 800 ragazzi e ragazze in piazza, con i bidoni per suonare e cantare la bellezza di una vita, quale potrebbe essere e non è.

Isotopie narrative

6 pensieri su “Coprifuoco a Udine

  1. Cate

    Hallo. Sempre riguardo la nostra mod discussione (quindi questo è uno schifoso OT):

    pensavo, prima, mentre mi truccavo:
    la mia immagine rimanda (volutamente) a bettie page, idolo di stile. ma bettie page sarebbe più adatta in una banda di rockers o di mods? credo tra i rockers. e quindi l’orrendo dubbio: ma io, quindi, per quanto ami molto kinks, who, e i mod in generale, non sono una mod? di conseguenza, quanto vale lo stile in un mod? più della musica? e, domanda successiva: se lo stile bettie page è rocker (e ammesso che lo stile bettie page è il più figo, almeno secondo me) lo stile mod era solo maschile! cioè, com’era lo stile mod femminile? in Quadrophenia le ragazze mi sembrano molto in secondo piano rispetto ai ragazzetti.Come al solito il movimento è soprattutto maschile? E la solita domanda: com’è che le donne, in musica, sono sempre state in secondo piano?

    rovelli per cui ora ho poco tempo. però che sarà bello discutere.

    salutons

    cate ventisei

  2. Giorgio Jannis

    Ciao Cate
    siccome non sei a digiuno di queste robe, possiam procedere spediti e schifosamente OT, sì.
    Dalle considerazioni tipo socioeconomiche (una generazione di ragazzi nati tra la il ’44 e il ’50, i padri problematici, l’autonomia economica dello spendersi la paghetta guadagnata a fare i fattorini in vestiti perfetti e scarpe italiane, come in Quadrophenia) arriviamo a questa ossessione per lo Stile, la cosa più importante, molto più della musica.
    Attenzione maniacale: i capelli lunghi esattamente tot, gli spacchi della giacchetta da 11 pollici esatti, camiciola FredPerry, parka per andare in scooter italiano con scarpe italiane.
    Maniacale, certo, e le paste veloci Purple Hearts aiutano a diventare ossessivi compulsivi, senza dubbio.
    Quindi, ballare. E ballare musica nera, r’n’b, Tamla e Motown, dischi dove i bassi per banali innovazioni tecnologiche riuscivano ad uscire come mai prima si era sentito, e i ragazzi si portavano il borotalco da buttare sulla pista da ballo per piroettare meglio… lì c’erano le esibizioni, le gare e i duelli, e l’importante era essere una Faccia (quante canzoni mod parlano di “face”? Oltre ai Faces e agli Small Faces, appunto), emergere e distinguersi, come Sting *leader naturale*, perfetto e inarrivabile con la Vespa più bella di tutti, sempre dentro Quadrophenia.

    Però è interessante risalire (mentalmente sono nel ’63-’65, non andare più avanti per ora) ai Modernisti fine anni ’50 da cui il nome Mod, che però erano ragazzi che qui avremmo chiamato piuttosto beatnik (a loro volta influenzati dagli hipsters), con il maglione a collo alto e ascoltare jazz be-bop e leggere Sartre e Camus, per intenderci. Gente molto più trasandata dei mod, esistenzialisti losers.
    Anche i Teddy boys sono importanti da comprendere, sono i ragazzi che si rifacevano alla moda edoardiana (Ted), quindi li vedevi vestiti come pirati con la giacchetta e le camicie a sbuffo con i pizzi, come il primo Syd Barrett, come Adam Ant o anche gli Spandau Ballett nei primi Ottanta, new-romantics.
    Lì nasce forse quell’attenzione al dettaglio, maniacale.
    Perché io vedo la moda mod come una sorta di iperrealismo, dove tutto è perfetto lucido tirato perfetto, come nella visione delle droghe veloci.
    E quindi questi ragazzi presero gli stessi stilemi della borghesia upper-class (affrancandosi così dalla middle-class di provenienza), però esagerandone la cura per il dettaglio fino allo spasimo.
    Non mi oppongo agli adulti “al contrario”, diventando un ribelle vestito di stracci, ma indossando i loro stessi vestiti, ma migliori, di miglior stoffa, di miglior taglio, nella irreprensibilità maniacale (ho già detto maniacale?). Guarda le foto degli Who giovanissimi, sono dei nevrotici tiratissimi.

    Quindi all’inizio la moda derivando da abiti borghesi di lavoro, e con un pallido ricordo esistenzialista, era necessariamente bianco e nero, pantaloni stretti, giacche su misura etc.
    Poi andando verso la psichedelia dopo il ’64/’65 sono arrivati i colori e i disegni cachemire (recupero psichedelico in realtà edoardiano) e tutto il resto.

    Tu mi dici BettyPage, e ci sei ;)
    Io ti dicevo Elisabeth Taylor che interpreta Cleopatra nel 1963 http://images.google.it/images?hl=it&q=taylor%20cleopatra&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wi
    quindi un taglio con frangia dritta e però “coppa alta” dietro, sfumati alti… vedi “shingle cut” anni ’20,
    http://www.fashionencyclopedia.com/fashion_costume_culture/Modern-World-1919-1929/Shingle.html
    tipo Kiki di Montparnasse e quelle che ballavano il charleston e si chiamavano Lola.
    Credo siano importanti per la moda femminile mod iniziale (sempre pre-’65) il trucco semplice, ovviamente no colori accesi, maglioncini collo alto neri o cmq scuri, suede shoes, camicie da tennis o tagli piuttosto maschili, pantaloni da sci dritti con la cinghietta sottopiede, forse cerchietto in testa.
    Comunque dovevi stare comoda per ballare e andare in Vespa.

    http://www.expertvillage.com/video/110493_1960s-retro-mod-dressing.htm
    http://www.fashionfollower.com/modgirls.asp

    Sulla domanda per cui le donne in musica sono sempre state in secondo piano, mi astengo dal rispondere. Partirei da Omero in avanti :)

    Ma ne parliamo, perché no?

  3. Fanny Biggun

    questo invece non è un OT.
    il mio consorte, veronese atipico, insieme ai suoi amichetti, ha messo in pratica proprio quello che dici tu: tutti i mercoledì, a piazza Dante, in centrissimo a Verona, si trovano un sacco di ragazzi con birrette, musica, tamburi, ecc.. da ormai un anno, pause invernali permettendo. E’ una buona risposta al tentativo di sradicare la socialità (che, fidati, si vede tanto anche nella leghistissima/fascistissima Verona), e, se vuoi che tiri fuori la sparata da filosofa, è un ritorno all’agorà, il caso di unione sociale per antonomasia. e ci si riesce: le persone tutti i mercoledì sono tantissime, e finora i vari pulotti di passaggio hanno potuto solo fare spallucce (ancora non ci sono leggi fasciste sull’aggregazione in luoghi pubblici, almeno non a Verona e credo neanche a Udine). Quindi, si può fare. E, per quanto mi riguarda, si deve fare.

    e poi, per rispondere al fascistume strisciante, a Verona hanno creato il blog geniale “Lombroso”, che ti consiglio. (http://lombroso.noblogs.com)

    Un modo c’è per reagire! approfittiamo appunto del buon rettore, e di udine “fortino rosso del nordest”, come dice Gian.

  4. Jaio Furlanâr

    Mi displâs di viodi ch’o no soi di bessôl a viodi che il solitUdin al é ce ch’al é, sêti di gnot che di dí:Un duarmitori. Ma tal sens de musiche, se le musiche par sei moderne é à da fâ bacan, o soi cuintri. E se chiste a sarès culture, no jé le mê culture.

  5. Giorgio Jannis

    Ciao Jaio
    Il problema viene prima del tipo di musica che si esegue: a Udine mancano proprio i posti dove poter radunare anche solo 100 persone per assistere a un concerto.
    Ragionamenti poi “commerciali” dovrebbero far capire che se vuoi gente seria che suoni nella tua città, devi poter offrire uno spazio che contenga almeno 400 persone, per poter contare come imprenditore dello spettacolo su un ritorno economico (in biglietti o in birre) in grado di sostenere la spesa per far suonare Tizio o Caio.
    Una conseguenza deleteria della situazione attuale è che la musica si suona nei bar, dove non esiste un palco decente e non è possibile “mettere in scena” niente, e dove esigenze commerciali immediate (la musica concepita come colonna sonora di una qualsiasi festa) porta i gestori a prediligere gruppi che fanno musica ballabile o direttamente dj-set.
    Quindi, la gente che arriva è gente che vuole divertirsi, non gente che vuole ascoltare musica. Quindi bevono, urlano e poi spaccano i bicchieri sui marciapiedi. Io a questi li porterei una notte in cella e farei loro una doccia gelata, ma lascerei stare i gestori dei locali, che veramente spesso non hanno nessuna colpa, né meritano venga loro chiuso l’ambiente per giorni.
    E hai ragione, far baccano non è nemmeno la mia cultura. Ma nella pentola a pressioni al crescere delle temperatura interna cresce la pressione, e la valvola si alza. Il baccano che vediamo in giro è un sintomo della (re)pressione sociale che vediamo in giro, temo.

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