Digitale terrestre: una tecnologia cretina

Certo, non è il dispositivo in sé a essere cretino. Semplicemente tutto quello che promette nel frattempo è stato superato dalla rete Internet.
Se dieci anni fa si fosse puntato sulla banda larga (davvero “larga”, fibre ottiche e 100Mb di connessione) invece che sul digitale terrestre, oggi non ci troveremmo nella situazione di spendere soldi per un oggetto morto. Perché la televisione e ogni media non potrà che abitare la Rete, come già sta facendo e come sempre più accadrà nell’immediato futuro.
Un messaggio trae senso dal contesto di enunciazione: il contesto è mutato (e si poteva prevedere) e il “messaggio” del digitale terrestre non significa più molto.

Incollo qui un’analisi di Giglioli, via L’Espresso

Dopo aver usato come cavie viventi i sardi e i valdostani, gli alchimisti del digitale terrestre stanno infierendo sui romani e i loro vicini, con il risultato che – ad ascoltare quello che si dice nei bar o negli autobus – viene da pensare che da queste parti il mitico gradimento del Grande Leader sia destinato a scendere parecchio se non si sbrigano a sistemare i ripetitori, altro che Mills e Noemigate.

Ma aldilà dei disagi e delle incazzature – migliaia di nonnette attaccate al numero verde dall’alba al tramonto – agli alchimisti di cui sopra andrebbero forse poste in questi giorni di caos tre domandine facili facili che meriterebbero risposte altrettanto dirette.

1. non è che per caso questo passaggio coattivo al Dtt è costato un po’ troppo ai contribuenti italiani?Voglio dire: se mettiamo insieme quasi un decennio di agevolazioni statali per i decoder, le mostruose campagne informative e pubblicitarie, gli ulteriori contributi per gli over 65 a basso reddito, i pingui stanziamenti delle regioni, i 700 milioni che la Rai prenderà dal nostro canone, i costi dei vari centralini dei numeri verdi, eccetera eccetera, beh c’è qualcuno che ha fatto un calcolo anche approssimativo di quanto abbiamo speso – in piena recessione – per il switch over in corso? (E per curiosità, a quanti italiani – privati e aziende – si sarebbe potuta fornire banda larga Internet a vita con la medesima cifra?).

2. non è che per caso questo digitale terrestre le cui radiose sorti sono magnificate con migliaia di spot e opuscoli è una tecnologia un filo cretina, visto che permette un’interazione minima, un on demand praticamente nullo e se prova a trasportare immagini in Hd occupa così tanto spazio che diversi altri canali Dtt devono essere sospesi? Ora, se siamo tutti d’accordo che la comunicazione (anche audiovisiva) del futuro sarà interattiva, on demand e ad alta definizione, che ce ne facciamo di una tecnologia che fa malissimo (o non fa) tutte e tre ’ste cose? Non è un po’ come costruire un’autostrada in cui non potranno mai viaggiare auto ecologiche ma solo vecchie macchine a benzina?

3. non è che per caso questo passaggio al Dtt è stato un po’ spinto dall’alto per il fatto che il presidente del consiglio è anche il proprietario del broadcaster che più di tutti gli altri ha puntato sul Dtt, visto che la Rai è parecchio più indietro e (soprattutto) il vero concorente (Sky) va sul satellite? E non è che per caso la tassa italiana sull’Iptv (già del 10 per cento, portata al 20 per cento a gennaio) è una grandissima fesseria in termini di innovazione, raddoppiata proprio in coincidenza con il switch over mentre in Francia l’hanno appena dimezzata al 5 per cento? E non è che tutto questo – insieme alla minacciata fuoriuscita della Rai dal pacchetto Sky e alla costituzione della piattaforma Tivusat in cui Rai e Mediaset vanno a braccetto contro il resto del mondo – è un’incarnazione molto visibile del conflitto d’interessi?

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