Quell’idiota mi ha colpito

Su Facebook migliaia di cretinetti all’ora cliccano per diventare fan di pagine inneggianti a quel problematico che ha colpito berlusconi.
E’ realtà, mi chiedo ancora, quella dentro Facebook? Come fare la tara di protagonismi, emulatori, giocherelloni, menti leggere, obnubilati facinorosi, dinamiche di gruppo? Qual è l’effetto di realtà che a ricaduta questo evento mediatico suscita, per come viene ripreso su altri socialcosi e sulle televisioni, sui giornali? Conferma o sconferma? Quanto puoi usare queste informazioni per costruire una tua strategia del dire, a supporto di una tua tesi?

A caldo, leggo due post che si interrogano sul valore di quelle immagini, sulla loro capacità di veicolare effetti di realtà, nel mondo delle apparenze mediatiche. Matteo Pelliti e Giovanni Polimeni.
Si parla di svelamento in senso filosofico, si parla di autenticità del dolore su una maschera, e si tratta di interrogativi che ci siamo sempre posti, i quali nell’epoca della rappresentazione simbolica dei massmedia si moltiplicano come immagini tra specchi che si riflettono.
E berlusconi è persona abituata a costruire fiction, cresciuto nella cultura dell’apparenza, dalle tecniche di vendita alle messinscene politiche, dal romanzo della sua vita ai lifting ai teatrini della personalità.

Ma quella faccia insanguinata non mi sembra più maschera, quel dolore non è fiction. Capitava nei romanzi e nelle opere teatrali russe o nordiche di fine Ottocento, di sicuro in Cechov o Strindberg o Ibsen, che d’un tratto un fatto necessario, un accadimento, uno sguardo autentico d’un personaggio incrinasse irreparabilmente le credenze esistenziali del protagonista, ne minasse radicalmente i convincimenti, facesse crollare improvvisamente i castelli di parole su cui tutti noi costruiamo noi stessi. Squarci di realtà, imprevisti e imprevedibili, fratture profonde del senso.

Credo berlusconi dovrà intimamente fare i conti con questa realtà, prima o poi. Sempre più gli arrivano addosso (la moglie, le imputazioni, ora le ferite fisiche) fatti che non possono essere giocati dentro cornici finzionali, dentro narrazioni dove da gran regista può modificare a piacimento il punto di vista del lettore, le quinte degli scenari, l’interpretazione che intende veicolare sugli eventi. E per contrappasso dantesco a lui re egomaniaco dell’apparenza gli arriva addosso proprio un simulacro, un simbolo commerciale di quella Milano che lo ha visto nascere come personaggio pubblico, tiratogli da un poveretto le cui prime parole sono state “io non sono nessuno”. Sono quelle che chiami beffe del destino, e dovrebbero far riflettere.

Sempre che le classiche modificazioni gerontologiche della personalità non abbiano solidificato completamente il delirio narcisistico, fissando e rendendo inattaccabile la sua identità costruita perfino a segni evidenti di mancata sintonizzazione col mondo.
Nel qual caso, prepariamoci ancora una volta a vedere quali strategie retoriche, quali universi di discorso, quali frame di narrazione dovranno essere allestiti per rendere plausibile il racconto della lesa maestà. Possano quel dolore e quello sbigottimento sul suo viso insegnargli qualcosa.

Isotopie narrative

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6 pensieri su “Quell’idiota mi ha colpito

  1. Giofilo

    Bel post, davvero.
    E grazie per la citazione! Ti chiedo solo di correggere il mio nome, se puoi: mi chiamo Giovanni e non Giorgio ;-)

    Seguirò il tuo blog, ora che l’ho scoperto!

  2. Giorgio Jannis

    ecco fatto, l’ho corretto, perdona la fretta e la scrittura notturna :)
    il tuo blog ce l’ho nell’aggregatore da un po’, mi raccomando, nessun timore nele parlare di filosofia

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