Capire l’ebook, laicarlo scerarlo e spredarlo

Spammare e taggare credo siano ormai sdoganati. Hanno anche un forma linguistica che s’incastra bene con le regole del Sistema Fonologico della lingua italiana, si declinano normalmente, potrebbero essere parole italiane “ben formate”. 
Laicare è un problemuccio. In italiano abbiamo /laico/, sostantivo, di tutt’altra area semantica generalmente poco intersecata con quella del “piacere”. “Ho laicato il tuo status”, una di quelle frasi che senti al bancone del bar, che cinque anni fa non esistevano, e oggi non potrebbero non esistere, nel loro identificare pratiche sociali comuni, comportamenti diffusi.
Scerare può essere reso con condividi, non dà tanti problemi. Anche la parola share è diffusa in italiano, pensate allo share televisivo o ai dividendi finanziari.
Spredare, da spread, di nuovo si intreccia con una /preda/ con cui solitamente non ha niente a che fare. Usiamo diffondere, ok. Mi piace spredare perché ha un suono più esplosivo, con quel spr, mi sembra una molla che scatta, e rende maggiormente la dinamicità della diffusione di un contenuto sulla Rete.
Comunque, io la vedo così.
C’è da capire cosa sia questo benedetto ebook.
Il modo migliore è fare sperimentazioni, immergersi nell’esperienza, parlarne, reintrodurre il feedback nel processo di progettazione, e via andare.
Parlarne in modi diversi, su mezzi diversi, in tv ai Saloni del libro, nei forum e sui blog, sui social, come interviste e come saggi teorici, nei convegni. 
Nei convegni si mettono in moto delle macchine che producono idee, e queste sono semplicemente costituite dai capannelli di persone che si creano negli interstizi del tempospazio convegnistico, ragion per cui insisto sempre nel progettare bene gli spazi informali dove la chiacchiera scorre limpida, mentre gli spazi formali delle relazioni verbali degli oratori hanno già in sé una struttura che ne prganizza la fruizione da parte dello spettatore. Lo spettatore nei convegni è ancora troppo passivo, vi è tecnologia in giro che potrebbe far brillare questi simposi di umanità di una luce nuova, dove con hashtag di twitter o con gli sms o con blog collaborativi georeferenziati verrebbero moltiplicati canali e le possibilità comunicative tra tutti gli attori della situazione. E finalmente che luoghi dell’invenzione collettiva di tematiche e opinioni, quelle chiacchiere veloci che si intrattengono tra un relatore e l’altro, oppure nei coffe-break, potrebbero trovare una dignità di solidità, venendo sostanziati nei flussi elettronici, scerati e spredati, senza rimanere soltanto voce senza memoria.
Non è che tutto deve diventare superipermediale, eh. Gli strumenti e le tecnologie abitano dentro nicchie ecologiche precise, col passare del tempo i linguaggi che vi girano come software, gli usi che ne facciamo, modificano la loro portata comunicativa, ma un criterio valido per il loro utilizzo e giudizio è sempre l’adeguatezza. La corrispondenza tra tipo di contenuto che intendo veicolare e la forma con cui lo rivesto. Un romanzo sta comodo (sono cresciuti insieme) in un libro dalla forma lineare, è una storia che si dipana, mentre un’enciclopedia sequenziale un po’ soffre, è costretta, non può allargare le braccia e accogliere con immediatezza i rimandi. Un sinolo, direbbe Aristotele, e una visione romantica moderna guarda con una lacrima di commozione quel momento magico in cui l’urgenza di un contenuto nuovo da esprimere precipita in una forma mai vista, una parola un testo un linguaggio, capace di significare appieno come significante i significati che intende significare. O perlomeno che incontra diffusi nella cultura già quei codici innovativi-ma-non-troppo che permettono ai lettori di impossessarsi di quella forma, comprenderla nella sua novità, e quindi di accedere al contenuto veicolato.
Quindi: un convegno è una forma storica, potrebbe modificarsi, ma far incontrare umani è essenziale, perché lo strumento “chiacchiera libera” è fondamentale, è brainstorming, produce semi di idee che nascono tra gli intelocutori e cominciano a germogliare a narrativizzarsi e a diffondersi: l’idea stessa di capannello di persone come supporto alla Conoscenza va potenziata tecnologicamente, mettendo dentro i cellulari dispositivi per intrecciare automaticamente le persone, scambiando rapidamente biglietti da visita elettronici che rechino seco tutta la cerchia sociale di ciascuno dei presenti, le reti relazionali che abbiamo sui social, i nostri luoghi di produzione e di conversazione, che permettano di solidificare giusto un po’ i flussi di ideazione libera, per poterli poi concretamente maneggiare e reintrodurre all’elaborazione collaborativa.
Sull’ebook nei prossimi sei mesi si parlerà molto. Sono nate molte piattaforme italiane per la distribuzione, gli editori si organizzano per il digitale, si stanno facendo molti sbagli perché chi pensa queste cose pensa ancora alla televisione e alla stampa come modelli economici di funzionamento del mercato, tra poco è Natale e speriamo si vendano milioni di ebookreader, nasceranno iniziative convegni e premi letterari e riviste specializzate.
Due mesi fa abbiamo fatto l’Ebookfest a Fosdinovo, tra poco vedremo di mettere in circolazione un ebook con le riflessioni dei partecipanti, c’è qualche video.
L’EbookFest è per definizione la festa dell’editoria digitale in Italia. Con tutti quei significati di festa che la parola festa intende. Si svolge a Fosdinovo in una castello di un accogliente piccolo paese medievale, si crea un clima relazionale caldo e tranquillo, ottimo per le chiacchiere. Editori, autori, e-tipografi, insegnanti (c’è sempre protagonista l’evento dedicato all’editoria scolastica) si incontrano e passeggiano per il castello o per il paese, assistono a relazioni piuttosto destrutturate tenute in un cortile, seduti in cerchio. 
Al Palacongressi di Rimini il 5 marzo 2011 avrà luogo Ebook Lab Italia, mostra-convegno per tutti i professionisti dell’editoria digitale sul mercato italiano. Nel palinsesto dei Luoghi italiani in cui verrà nel tempo sviscerato e approfondito il significato degli ebook, potrebbe senza dubbio candidarsi a diventare l’evento ufficiale, dove vengono sancite nel corso dei lavori convegnistici le posizioni dei parlanti, le aziende e gli editori, dove prende forma e concretezza il discorso degli ebook in Italia, dove le interpretazioni del fenomeno  vengono fissate, fino a quando nuove idee e nuovi approcci e nuove pratiche non richiederanno a convegni ulteriori (la progressione del “discorso pubblico sugli ebook”) di aggiornare le parole con cui pensiamo l’ebook e tutto quello che gli sta attorno.
Come quando il linguaggio si fa carico con la deissi di significare dentro le frasi anche quei pezzi di contesto che sono a tutti gli effetti attori della situazione enunciativa, così i convegni sull’ebook sono quel tipo di atto linguistico dove la partecipazione di molti portatori d’interesse è ratificata (proprio da quel con-venire nel con-gresso, nell’incontrarsi del meeting) e dà immagine di sé nel testo che produce, dove tematicamente si provano a tracciare interpretazioni e senso del fenomeno ebook.
Di cui oggi non si può non parlare, in modo creativo o in modo economico: vi è una certa urgenza.
Per EbookLab ho scritto un post, hanno intenzione di dar libera voce a quelli che provano a capire qualcosa di questa rivoluzione, e confusi dal delirio mi han ritenuto meritevole.
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