Lolita, massmedia, società

Dieci anni fa entravo nelle scuole elementari per lavoro, e a ricreazione vedevo i maschi che si rincorrevano come al solito, oppure giocavano con le carte dei Pokemon, oppure si sfidavano sul GameBoy o quel che era. Mi dicono sia ancora così.
Le femmine invece a ricreazione si mettono in quadriglia, e provano gli stacchetti delle veline nel corridoio. Serissime. La disciplina delle professioniste, gli sguardi di riprovazione, la capetta che dà i tempi e la coreografa che spiega puntigliosamente i passi da eseguire.
Mia nipote ha otto anni, è una biondina sveglia con un faccino simpatico, un po’ robusta di costituzione, e il suo pensiero fisso è ballare WakaWaka, con tutte le mosse giuste. Quando vede in tv le veline dice – che belle! che magre! che belle! – e sospira.
Si potrebbero fare delle considerazioni sulle forme di ballo popolare, osservare come per lungo tempo mostrare eleganza e stile nei movimenti ritmati e organizzati del corpo femminile significasse cercare di allontanarsi dalla bestialità, ovvero dalla mimesi dell’atto copulatorio. Penso ai balli classici, quelle mosse suggerite da grammatiche formali assai strette nelle polke e nei valzer e nelle furlane – cose a loro tempo già peccaminose – e poi mi viene in mente il rocknroll degli anni Cinquanta, lo strofinarsi dei corpi, quei balli “da negri” che l’America bacchettona di allora censurava, mentre già nasceva nelle nuove generazioni una consapevolezza sociale di sé, nascevano “i giovani” che prima degli anni Cinquanta non erano mai esistiti, come attore sociale distinto nei propri valori e atteggiamenti. Il twist o lo shake mantenevano ancora un atteggiamento ironico rispetto all’allusione sessuale, spezzare il corpo come marionette disarticolate, evitare i gesti caldi e rotondi del bacino. Poi è venuta la discomusic torrida di Moroder, poi gli anni Ottanta, con quell’aria da “guardare e non toccare”, complice l’Aids. Esibizione, vallette scosciate, tutte quelle cose che noi fortunelli in italia abbiam respirato a dosi massicce, visto che tuttora la tv italiana, pubblica è privata, è famosa nel mondo per la quantità di centimetri quadrati di chiappe o tette che riusciamo a far stare dentro un’inquadratura.
Oltre al ballo, il discorso sulla sessualizzazione delle pratiche sociali riguardanti l’apparire del corpo può essere fatto anche in altri settori, come la moda femminile (fino a dieci anni fa in televisione non ci si vestiva da sera anche nel corso dei talkshow pomeridiani, e soprattutto la moda nella categoria “vestito da sera” non faceva rientrare reggiseni in vista e minigonne giropassera) oppure l’utilizzo in pubblicità.
Insomma, il solito discorso “signora mia, dove andremo a finire”. Semplice, andremo a finire che i prossimi vent’anni vivremo in un posto tragico, ipocrita e pedofilo.
Tragico, perché viviamo in un dialogo tra il voler svelare, giungere al nucleo solido di me e del mondo, e il voler moltiplicare le rappresentazioni della realtà, nei media, nei ruoli sociali. Come un eroe novecentesco classico, nel suo voler sapere e trovare sempre dinanzi a sé nuovi infingimenti, nuovi strati nella buccia della cipolla, nuovi nonsense del suo essere, fino all’afasia e all’annuncio di una sconfitta. Dopo gli intorcolamenti del pensiero, ogni tanto si ritorna al corpo, per riprendere contatto con la verità nella pancia. Ma il corpo nel frattempo è stato risucchiato e rivestito e rivelato nelle rappresentazioni mediatiche, desacralizzato gli si può buttare addosso qualsiasi forma, e metterlo in scena. La qual cosa, essendo nativamente falsa, impedisce di seguire l’altro corno del ragionamento, la comprensione. Come si sarebbe detto una volta, non attingo più all’esperienza autentica della relazione con l’Altro, ma rimango prigioniero di sbarre che tragicamente forse nemmeno vedo, gli stili di una messa in scena del corpo e delle situazioni, una simulazione che nel tempo ha sempre di più mirato a mettere in evidenza segni esplicitamente sessualizzati di comportamenti e atteggiamenti stereotipati, pronti a diventare estetica condivisa della nostra epoca, per la quale una donna allusiva è bella, e soltanto quella allusiva è bella (la morte per noia della fantasia).
Anni ipocriti, quelli che verranno, perché tutta questa dinamica esibizionistica viene occultata. Le vecchie ideologie perbeniste, vittoriane, cattoliche, popolari, del “fare e non far vedere”, del salvaguardare l’apparenza, dei sepolcri imbiancati, troveranno forza nella morale massmediatica, nel costruire ruoli e situazioni, valori e atteggiamenti fondati sulla spettacolarizzazione, e anche la tv-verità è fiction.
Lolita in tv va bene, è il tuo sguardo che è malizioso, anche se si tratta di una bambina mezza nuda che si dimena oscenamente (e i bambini in tv sono sempre osceni, perché bucano continuamente la quarta parete, indifferenti allo spazio della rappresentazione, alla scena). Si negherà questa maschera gettata sui corpi, oppure la si dipingerà come socialmente accettabile, facendo in modo che le vittime stesse la richiedano a gran voce. E tutti noi presi a quel punto a dover recitare le parti corrispondenti, antagonisti e aiutanti, in questo immaginario impoverito di ruoli sociali suggeriti e non vissuti.
E questo immaginario sgocciola verso il basso, verso giovani generazioni cresciute senza pietà dentro rappresentazioni mediatiche sempre connotate dalla sessualità esplicita, nei cartoni animati e nelle serie televisive giovanili pomeridiane, nella bambole di oggi che sono vestite come zoccolette, nelle popstar adolescenti, nei balli da imparare e nelle veline da ammirare. Cerchiamo di capirci: tutte le donne sculettano, ma è l’educazione dei tempi che dice loro quando e come sculettare; oggidì le bambine capiscono che devono sculettare sempre o che per essere eleganti bisogna vestirsi da troie di strada proprio come in tv: siamo decisamente agli estremi della gamma, sempre sullo stesso registro, monotematici.
E quindi i prossimi anni saranno anni pedofili, nel senso che metterà sempre più i bambini al centro del palcoscenico, che mettono così allegria a una popolazione fatta al 40% di ultrasessantenni, e li spingerà a rivestirsi dei valori e degli abiti del mondo degli adulti, a impersonare qualcosa o qualcuno. O a ballare, proprio secondo l’estetica esibizionista e erotica di questi nostri anni.
E bambine di 10 anni si trovano a dover imitare i movimenti di una cubista, con posture di profferta sessuale, perché questo impone il codice mediatico.
Mi viene da pensare che il progressivo abbassarsi dell’età dello sviluppo sessuale in tutto il mondo sia un sintomo di qualcosa. Cento anni fa si diventava signorine e signorini a sedici anni, oggi a undici o dieci o anche otto anni. Ci sono statistiche chiarissime. D’altronde, perché negare la possibilità che in un mondo che ti chiede continuamente di pensare al sesso l’avvio del programma “pubertà” nei corpi possa avvenire sempre prima, messo in moto dall’esposizione continua a stimoli erotici?
E questo, guarda caso, si sposa benissimo con la pulsione pedofila presente nei massmedia, dal programma per bambini in tv al pomeriggio ai siti porno dove le categorie “Old & young” e “Teen” furoreggiano nel guadagnarsi le posizioni alte in classifica e la maggior visibilità sul layout della pagina web.
Un futuro di lolite ammiccanti e di finti giovani di sessant’anni, questo ci aspetta. Vediamo almeno di togliere di mezzo l’ipocrisia, per cominciare a riportare al centro la barra del timone.

Isotopie narrative

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2 pensieri su “Lolita, massmedia, società

  1. Jaio Furlanâr

    uf, son arrivato a leggere fino in fondo! Non commenteró certo ogni linea. Solo due cose in relazione: Maometto che s’era preso una ragazzina per sposa quando era già in terza età e quel partito olandese che reclama la legalità per i rapporti sessuali con i bambini:-) Mandi

  2. Anonymous

    Penso si sta esagerando dire una società pedofila .I tempi sono cambiati la sessualita’ è precoce per quanto lo sia sempre stata .Ci sono stereotipi si vero ma li avevano anche quelli degli anni precedenti. Poi classificare vestite da troiette mi pare esagerato. Come il discorso età io non trovo nulla di male se dei minori si scoprono i loro corpi .Diciamocelo io posso vedere anche 100 di foto di bambine vestite come veline non mi fanno nessun effetto evidentemente turbano chi eccitano.Il moralismo non ha mai portato nulla di buono vedere CHIESA CATTOLICA E PEDOFILIA.

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