Klout, narrativizzare la reputazione

Cliccate sull’immagine. Questa matrice l’ho trovata su Klout, serve per comprendere lo stile del nostro abitare in Rete, secondo il tipo e la qualità del nostro produrre e distribuire informazione.
O meglio, Klout si presenta come un servizio web per tracciare la nostra influenza online, e di converso può restituirci una rappresentazione della nostra reputazione digitale.
Come più volte ho fatto su questo blog, sto utilizzando materiali semi-lavorati prodotti da aziende o professionisti per trarne spunti, per ricavarne grammatiche della Cultura digitale e dell’abitare in Rete. 
Klout ci attribuisce un punteggio secondo la nostra capacità di essere opinion leader e buoni divulgatori, permette di effettuare comparazioni con altri utenti (ma non è strumento social, manca l’aspetto dei follower, non divento “amico” di nessuno), organizza automaticamente per tematiche gli argomenti più spesso presenti nel nostro lifestreaming, misura la reputazione valutando l’influenza che abbiamo dentro le nostre cerchie sociali, ricavando indicazioni dai like e dai retwitt che facciamo dentro Facebook e Twitter.
La griglia qui sopra, da intendere come una rappresentazione dei ruoli attanziali che ognuno di noi poi riveste attorialmente nell’economia della narrazione, intende connotare qualitativamente il nostro inoltrare link e informazioni riconducendo il nostro comportamento (il nostro “fare” online) a precisi assi dimensionali, quattro per la precisione, in grado di far esprimere valutazioni sul tipo dei contenuti che solitamente pubblichiamo e che poi vengono ripresi nelle nostre cerchie sociali.
Ho quindi, se proprio vogliamo, una morfologia degli elementi significativi (l’organizzazione secondo le quattro dimensioni del mio dire), una sintassi costituita dalla capacità (viralità, spreadability e drillability, format micronarrativi) degli elementi di tessere reti di passaparola e di connettere tematiche, una sematica (narrativizzabile con la figurazione del ruolo discorsivo) data dalle posizioni attoriali che assumo in quanto “mediattore” e dalla reputazione che emerge come riferita alla mia persona.
Se vogliamo tutta la pragmatica della comunicazione (gli effetti concreti del mio dire nel mondo, sugli altri) è riconducibile a quel termine, “influenza” o “influenzare”, che per l’appunto troviamo ovunque sul sito Klout, come concetto chiave della loro narrazione.
Gli assi valoriali con cui viene misurato il mio lifestreaming attribuendogli così uno stile riguardano 
  • il mio essere piuttosto partecipante rispetto al solo “ascoltare” la conversazione (coinvolgimento)
  • la mia creatività nel produrre oggetti informazionali originali contrapposta al semplice linkare e re-inoltrare contenuti di altri
  • la quantità e frequenza del mio confezionare e “spammare” informazione
  • la focalizzazione dei contenuti di cui sono solito trattare (ipersettoriale vs. a ampio spettro)
Chiaramente qui l’Oggetto di Valore della narrazione è dato per ognuno di noi dall’acquisire Reputazione, quindi come Eroi della storia dovremmo stabilire delle strategie d’azione per moltiplicare la nostra influenza in Rete, nelle conversazioni sui social.
Quali sono le competenze cognitive di cui abbisogniamo per intraprendere il nostro programma narrativo? Dato per scontato il nostro voler-fare (se siamo innescati come attori dal nostro voler possedere l’Oggetto di Valore, la Reputazione), vi sono forse delle lacune nel nostro saper-fare, che ci impediscono un poter-fare efficace? Padroneggiamo gli strumenti che ci permettono di acquisire maggiore influenza nelle nostre cerchie sociali?
Saper dar gambe alla nostra voce, saper farla risuonare negli ambienti sociali, saper raggiungere altri opinion leader che facciano per noi da cassa di risonanza, saper utilizzare strumenti di curation per meglio selezionare aggregare reimpaginare ripubblicare informazioni, saper decodificare le nicchie ecologiche della Rete, saper confezionare il discorso e saperlo pronunciare, saper reintrodurre nella progettazione del nostro abitare i feedback che la Rete stessa ci offre, come con Klout e con gli strumenti che mostrano mappe e diagrammi di flusso e rappresentazioni grafiche del nostro lifestreaming, e di come questo si propaghi nelle cerchie sociali.

Isotopie narrative

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