Sono stanco?

Da una dozzina d’anni in Italia ci sono diciamo cento persone che raccontano benissimo cosa sia la Rete. Persone che da anni mettono le mani nel codice o sui cavi e non sproloquiano, oppure che sanno offrire spunti interessanti sui comportamenti umani dentro gli ambienti digitali e mostrano i nuovi modi di essere cittadini, o consumatori, o giornalisti.
Molti sono spariti, lavorano dentro le aziende di comunicazione, ogni tanto twittano, bloggano sempre meno. Saranno stanchi di raccontare le stesse cose da anni. Allora arrivano quelli nuovi, tutti CEO di qualcosa, esperti di e-commerce, docenti universitari, responsabili della comunicazione in aziende grosse di telecomunicazioni, giornalisti sempre pronti a raccontarti cosa sia Twitter, e qual è il modo migliore di utilizzarlo, loro che hanno fatto un account a fine 2011 dopo che hanno visto Fiorello parlarne in televisione. E vengono a darti le dritte.
E quei cento che saprebbero illustrare bene come comportarsi dentro la Rete sono stanchi, dicevo. Sembra un po’ una battaglia persa, a volte. Sarebbe da tener duro, ripetere tutto, essere testardi, e raccontare dell’ultimo socialnetwork con lo stesso entusiasmo di dieci anni fa, quando il web era solo un sogno realizzato dell’umanità, e non un posto dove le aziende “sbarcano”, dove la cosa più importante è la crescita economica di un Paese (ebbasta, con ‘sta crescita), dove arrivano docenti di diritto a dirci cosa sia la privacy e il “diritto all’oblio”, una cosa ormai completamente fuori contesto rispetto ai tempi in cui viviamo, dove parole come “pudore”, “privacy”, “diritto”, “marketing” o “informazione” hanno un significato completamente differente rispetto a quindici anni fa.
Non sono deluso, non sono scoraggiato, provo ancora a raccontare l’umanità connessa e aumentata, questo Mondo 2.0 dove molti non sanno nemmeno di vivere. Ma già dieci anni fa e più dovevo combattere contro un nemico fatto di mentalità novecentesca, e dovevo destruens per poi poter costruire atteggiamenti e comportamenti, per far comprendere la cultura digitale e le sue caratteristiche. Oggi devo lottare anche contro quelli che credono di aver capito, e fanno errori orribili, giornalisti o docenti universitari o imprenditori, gente che va ancora a cavallo e pretende di sapere come si costruiscono le autostrade.
E chi non ha voglia di capire dove è andato il mondo, resti pure indietro, falliscano le sue imprese (Mediaset che non rinnova il dominio .com, per dire), le pubblicheamministrazioni verranno travolte da cittadini che sanno organizzarsi, gli editori che fanno affari vendendo carta e non informazione possano morire rapidamente, gli esperti imparaticci possano prendere delle salutari sberle da una realtà che non comprendono.
Lasciate libera l’entrata e uscita.

Isotopie narrative

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6 pensieri su “Sono stanco?

  1. nayma

    non si offenda, ma glielo dico paternalmente. Forse ha seguito i cento sbagliati. C’è ancora chi racconta come deve essere il web e sono i soliti che non vengono mai ascoltati, quelli a cui si dice che dicono solo sciocchezze, che non capiscono nulla e sono dei troll.
    E’ vero è stancante, soprattutto quando si vedono persone che prima parlano parlano della libertà del web, quando ottengono un lavoro nel campo informatico allora cambia tutto, e si mettono a fare le stesse identiche cose di quelli che come dice lei arrivano e commercializzano internet.
    Beh, quei cento che dice lei, forse forse non erano poi meglio di tutti gli altri se hanno lasciato che un lavoro li cambiasse e che smettessero di fare ciò che è giusto per ciò che fanno tutti.
    La lascio con un suggerimento: cerchi in giro vedrà che troverà ancora esperti che parlano sì di sicurezza ma con la dovuta calma e scienza e non solo per rapporti professionali…^_^

    1. Giorgio Jannis

      Certo che ci sono ancora, Nayma, quelli che liberamente e senza finalità commerciali/professionali (comunque rispettabilissime: si tratta di provare a capire nuovi linguaggi) provano a riflettere sulla novità dell’abitare in Rete. Nel mio aggregatore (non su twitter, non su Facebook) arrivano sempre cose che val la pena leggere, da feed a cui sono iscritto da anni. Ce l’ho un po’ con quelli che pontificano su come le cose dovrebbero essere (es. http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/03/26/news/troppo_ego_oscura_il_social-32250840/) su cose che nessuno sa bene come funzionino, e che domani potrebbero cambiare radicalmente, o potrebbero arrivare cose nuove che nuovamente ribaltano il senso del nostro essere cittadini digitali. Vedremo. Però fare facili articoli di costume, “ah signora mia, che tempi..”, è cosa che ritengo controproducente, tutto qui

  2. Leonò

    questo post mi mette addosso tanta anZia. COME bisogna vivere dentro il web? io da poco esisto qui e dovrei aspettare che qualcuno dei magnifici cento me lo venga a spiegare? magari. ma intanto? faccio come mi viene…forse non ho centrato il punto. però rimane l’ansia.

  3. Giorgio Jannis

    Nessuno ti spiega tutto, e nessuno ha il “manuale di internet”. A pezzi e bocconi, quei cento bravi ci hanno mostrato negli anni molti punti di vista, e la comprensione è cresciuta anche grazie a loro, al loro provare per tentativi, senza verità in tasca, a spiegare quale significato poteva a vere un gesto o una frase qua dentro. Fai come ti viene, certo, Leonò, è sufficiente avere consapevolezza che la Rete non è la televisione, che il contesto conversazionale va compreso appieno (e relative posture comunicative di istituzioni, imprese, cittadini). Nessuna ansia, è solo da essere consapevoli e responsabili, e aver chiaro le implicazioni e gli effetti del nostro dire

  4. KING_Hack

    Secondo me bisogna viverla senza anZia e paranoie e senza fasciarci troppo la testa e prendere la rete con tutti i suoi servizi in maniera più naturale possibile cercando di collaborare e condividere insieme tale esperienza per ottimizzare gli stessi mezzi che utilizziamo quotidianamente attraverso device come pc, smartphone etc.

    Ogni azione online imho è solo un’ estensione “tecnologica via web” della volontà di una persona di voler compiere quella stessa azione (comunicare con altri, rendersi visibili…) che parte da un essere umano verso un altro essere umano e non verso un profilo online su faccialibro o twitter che sia…

    Il dover affrontare queste tematiche con chi si professa o riempie i propri profili sui vari social descrivendosi come social media marketer, esperti delle dinamiche sociali online per fartti vendere di più etc… lascia il tempo che trova e imho eviterei a priori un dibattito con tali personaggi. Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio, perchè sono conscio pure io che esistono ancora personaggi che portano avanti discorsi obiettivi, concreti e che sanno il fatto loro, è che arrivato a questo punto condivido il tuo post Giorgio, e mi sembra che siano molti di più i personaggi che si mettano in mostra per caratteristiche di esperti in campi in cui non hanno ne arte ne parte rispetto a chi ne sa e magari preferisce stare “dietro le quinte” e dare consulenza (aprire bocca, digitare) per pubblicare, dire poche cose ma di valore e realmente utili.

    PS: ho scritto di getto questo commento, sperando di non aver scritto castornate, ma di aver reso l’ idea del mio punto di vista :)

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