Chi racconta la realtà?

C’è tutta una vicenda complessa da queste parti, a Pordenone. L’Ordine dei Giornalisti FVG si è mossa contro una webtv iperlocale, PNBox, perché

il canale avrebbe svolto attività giornalistica non occasionale diffondendo gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità politica e spettacolo 

dicono qui su L’Inkiesta, riportando le parole del Tribunale. 
L’Arca di Naon e Sergio Maistrello ne parlano qui e qui e qui sul blog di Sergio, Tedeschini Lalli qui, poi ne parla Colletti su Nova100 del Sole24ore, rimandando a un suo ulteriore articolo su Il Fatto Quotidiano, dove trovo anche le riflessioni di Guido Scorza, il quale però ora è anche avvocato difensore di Francesco Vanin di PNBox nel processo di Pordenone, proprio secondo quanto riportato da Maistrello su arcadinaon.it.
La questione è complessa, più la si osserva più emergono ambiti di ragionamento. C’è la questione giornalistica, il cambiamento dei tempi, le piattaforme web, la libertà di espressione e le leggi di sessant’anni fa sull’editoria periodica, ci sono da fare dei ragionamenti sulla partecipazione dei cittadini all’informazione iperlocale, sulle modalità narrative con cui l’opinione personale, contrapposta a un “semplice” riportare informazioni, viene espressa in un messaggio, dentro un contesto. Un ragionamento sulla libertà dice Tedeschini Lalli, il significato per ognuno di noi poter pubblicare in Rete in qualsiasi momento, che non ben compreso dall’Ordine dei Giornalisti finirà per danneggiare i giornalisti stessi, e la loro necessaria professione di interpreti dei fatti del mondo, dentro i massmedia.
Ma quell’interpretare mi incuriosisce.
Ogni dire reca con sé un punto di vista. La percezione del mondo è già un’interpretazione. Osservare significa anche ritagliare, e dar senso. Una parola, o una fotografia sono una scelta di “inquadratura”, testo e narrazione, giocano con il lettore, e la realtà è inattingibile. Una webtv può dire di sé di essere semplicemente un tubo, un altoparlante? Riconfezionando flussi e discorsi in nuovi contesti di fruizione (diverse aspettative, orizzonti di senso per l’interpretante) può dichiararsi neutra rispetto al messaggio che veicola? Ogni blogger che scrive liberamente di fatti di cronaca, oppure un giornalista su una testata editoriale, può dire di fare semplicemente informazione? Non credo. Anzi, la capacità di adottare uno stile espositivo rispettoso dei fatti, su cui eventualmente costruire in modo fondato il proprio punto di vista e la propria riflessione è sempre garanzia di una coscienza “giornalistica”, segno dell’aver compreso e praticato una metodologia del “fare cronaca” in grado di sottoporre a critica i propri stessi strumenti del mestiere, in una deontologia esplicita.
E il lettore è alfabetizzato? Possiede competenze in lettura che siano in grado di fargli decodificare un testo come “pettegolezzo&propaganda” rispetto a un articolo “ben formato” dal punto di vista giornalistico? Ci sono dei marcatori, nel testo? Indicazioni intra o extratestuali (cotestuali, contestuali) che possano aiutare a disambiguare il messaggio correttamente, a porlo contro uno sfondo adeguato, per dargli la giusta ambientazione?
E se domani ci fossero centinaia di webtv (facilissimo), l’Ordine dei Giornalisti dovrebbe mettere il bollino a quelle che fanno informazione seria e quelli che invece giocano a fare i citizen journalist?
E come si fa a distinguere, visto che già ora ci sono cittadini che pubblicano dignitosissime cronache e ricognizioni e riflessioni su questioni d’attualità, più o meno iperlocali, e ci sono testate giornalistiche online registrate che assomigliano a dei forum di bimbiminkia?
E’ chiaro che il vecchio modello non può reggere. Vedremo emergere Luoghi di giornalismo vero e fondato sui fatti, sulla volontà di fornire informazioni e punti di vista per raccontare gli accadimenti avendo fermo riferimento nel nutrire l’opinione pubblica di cibo per la mente di qualità.
E noi tutti semplicemente esplorando il web e le nostre cerchie sociali e di affinità scopriremo e frequenteremo molti Luoghi d’informazione, istituzionali o partecipativi o artigianali, e daremo i nostri voti alla qualità dell’offerta.

Isotopie narrative

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