Essere in grado di

Ok, le smartcity. Ma qui si tratta delle smartcommunity. Le comunità vanno enpowerate nella consapevolezza di sé, nella motivazione di singoli e gruppi a partecipare, vanno connesse e interconnesse sul piano tecnologico e relazionale, servono piazze strade caffè e salotti, occorrono dei luoghi di visibilità pubblica delle forme sociali digitali. E delle mappe, segnaletica, percorsi emozionali, palestre di cittadinanza.

Vanno diffuse delle abilità nella popolazione, va promossa una competenza in ogni cittadino riguardo al sapere fare (e magari, al sapere di saper fare), riguardo al saper fruire del territorio fisico dandone immagine e verbo sul territorio digitale, e saper partecipare a pubbliche discussioni che possano contribuire a migliorare la qualità dell’abitare.

Forme di alfabetizzazione digitale strutturata e formale, mediante agenzie formative e utilizzando i media tradizionali. Poi se molte cose sono in Rete e le persone scoprono la loro utilità o partecipano a qualsiasi iniziativa ludica o professionale, altre competenze nasceranno dalla semplice frequentazione e comprensione dei meccanismi tecnologici e sociali della Rete, perché nessuno ha imparato Internet (o anche a usare il computer) da un manuale d’istruzioni.

Quindi, rendere appetibile l’uso della Rete, per far andare la gente online, e disseminare competenze come effetto laterale. Un po’ come quando si dice che Facebook ha alfabetizzato (ahia) l’italia.

Isotopie narrative

Facebooktwittergoogle_pluslinkedintumblrmailFacebooktwittergoogle_pluslinkedintumblrmail

2 pensieri su “Essere in grado di

  1. Leonò

    sì ma quali competenze? forse solo il codice è davvero smart. io non ne so nulla e me ne dispiaccio. ma andrebbe insegnato nelle scuole. esageriamo? esageriamo.

  2. Giorgio Jannis

    Beh, il codice (sarebbe sufficiente anche fare un po’ di html nelle scuole) sarebbe libertà di costruirci delle cose, ma lì sì occorre una alfabetizzazione, testi manualistici, organizzazione della formazione.
    Mentre le competenze digitali si possono appunto apprendere anche solo per frequentazione, se si abita in Rete in modo attento e consapevole. Aver cura delle password, sapere come rappresentare noi stessi in Rete, aver consapevolezza degli “effetti collaterali” di una chiacchiera su Facebook, saper interagire con la Pubblica Amministrazione, partecipare a luoghi consultivi e decisionali per il governo del territorio, nutrire con le nostre piccole idee il calderone complessivo della Società della Conoscenza, tagliare la fuffa. Su queste competenze digitali possiamo costruire cittadinanza digitale, concreta e attiva.

I commenti sono chiusi.