Udine e Pordenone, distanze smart

Sullo scranno del Sindaco di Udine, due figure. Una indossa il pètaso, il cappello con le ali, si capisce che è Hermes Mercurio, l’altra rappresenta un fabbro, ci sono l’incudine e il martello, c’è anche una ruota dentata sulla destra, un Efesto Vulcano. Il Dire e il Fare. La Comunicazione e la Tecnologia, diciamo.
Speriamo che tutto questo sia di buon auspicio per progettare e realizzare Udine come smart-city, dove l’hardware di Vulcano – la città connessa, la cablatura in fibra ottica, le aree wifi – incontra un software sociale e partecipativo, ambienti online per la libera espressione delle varie forme di cittadinanza digitale.
Luoghi sociali che dovranno essere pubblici, cioè non privati/commerciali, visto che sopra gireranno dei contenuti, conversazioni discussioni e votazioni, riguardanti la gestione della cosa pubblica e  l’amministrazione del territorio, prodotti dai cittadini. Un e-government trasparente, preciso, dall’impostazione conversazionale saprà offrire contenitori digitali per la partecipazione della collettività, l’e-democracy iperlocale nel tempo scolpirà meglio i servizi e gli ambienti e gli strumenti, l’utilizzo indicherà forme migliori o modalità più feconde.
Udine ha appena varato un Piano Regolatore, lo ha sottoposto alle osservazioni dei cittadini in una fase partecipativa. Ma ho come l’impressione che questo di Udine sia la ciliegina sulla torta di una cultura progettuale novecentesca. E’ stato fatto tutto al meglio, per come si poteva concepire di realizzare un nuovo Piano regolatore. Le procedure erano quelle, i nodi di interesse erano quelli, ci si è mossi nel 2009 avendo in mente certi parametri per impostare il lavoro. Si parlava già di smartcity, ma non era certo parola diffusa come oggi, tra quanti si occupano di territorio o paesaggio o sistemi territoriali o cartografie o sensoristica o connettività o citizen engagement o sistemi economici cittadini o di meccanismi di partecipazione social web.
Pordenone promuove ora il proprio nuovo Piano regolatore, e i ragionamenti su smart-city e smart-community sono per così dire nativi dentro le prime mosse di progettazione. Son passati solo tre anni, tre anni in cui l’approccio teorico e pratico alla progettazione del futuro di una città è cambiato radicalmente. C’è un gruppo di lavoro misto, ci sono strumenti partecipativi classici e moderni, social web.
Sabato scorso a Pordenone c’era un convegno per lanciare i ragionamenti collettivi e collaborativi, tutto il progetto lo trovate sul sito Pordenone più facile, si prevede di organizzare le tematiche intorno alle parole Sostenibile, Mobile, Accogliente, Resiliente, Trasparente, S.M.A.R.T., al convegno c’erano Luca De Biase, Michele Vianello, Alberto Cottica, Elisabetta Tola, Enrico Finzi. Sergio Maistrello presentava l’incontro, si occupa anche dei media e partecipa alla progettazione, garanzia del fatto che Pordenone si faranno le cose per bene, con qualità. Si sono potuti ascoltare dei bei ragionamenti, parole nuove, approcci adeguati.
Mi piacerebbe Udine si muovesse, sì.

Isotopie narrative

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2 pensieri su “Udine e Pordenone, distanze smart

  1. Idee per Cordenons

    Giudicando l’avvio di #pnfacile e conoscendo alcuni degli intervenuti alla prima giornata provenienti del mondo della rete da te citati, non vorrei che l’inizio sia un pò troppo autoreferenziale, alla State of the Net (#Sotn), insomma.
    Mi chiedo, cioè, se queste cose si facciano per i cittadini o per consentire agli addetti ai lavori di confrontarsi tra loro parlandosi addosso.
    Io volerei un pò più basso puntando più alla pratica delle cose che alla teoria.
    Comunque, da abitante tecno-territoriale cordenonese seguirò con interesse (critico) l’evolversi del progetto pordenonese.

  2. Giorgio Jannis

    ciao!
    De Biase e Vianello in realtà sono andati giù molto concreti, hanno uno stile abbastanza diretto. Anche Cottica. Ci han pensato altri a rallentare la mattinata, che è stata tutto sommato veramente piacevole.
    Se guardi il sito di PN Facile, vedrai che ora partono dei workshop rivolti alla popolazione (progettazione partecipata sul Piano Regolatore), secondo l’acronimo S.M.A.R.T. che dicevo.

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