Rasol (sì, ruzzle)


C’è questo gioco che si chiama Ruzzle, e ci sto giocando anch’io sul tabletto.
Ne parlo perché è un esempio di spread, più che altro. Ha trovato una decina di milioni di account in qualche giorno, e il tutto può essere fatto partire da dicembre, al massimo.
E trovo su un sito una notizia simpatica: facendo in qualche modo reverse dei flussi di propagazione, il creatore ha scoperto che il tutto è partito da una cittadina americana, e poi via per il mondo.
E a me vine in mente uno di quegli stagni dove ci sono le bollicine che emergono, e seguendo a ritroso le onde sull’acqua scopriamo l’origine.
E’ come un tag RFID, che però si porta dietro il progetto e la storia del fenomeno culturale, del meme. Tracciare tutto, scoprire cosa pensiamo e cosa facciamo.


Grazie a Google Analytics, Skagerwall ha poi scoperto che la febbre di Ruzzle ha cominciato a diffondersi dalla città di Collins, in Lousiana (Usa), l’8 dicembre scorso. “Possiamo solo ipotizzare che un gruppo di adolescenti abbiano iniziato a sfidarsi condividendo il gioco coi loro amici“.

Isotopie narrative

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