OMG, lo streaming, che schifo

Vedo un po’ di gente (Orson, Amenduni, Costa, Cocconi) che si scaglia contro lo streaming dal Parlamento, e citano Barthes (linkando la pagina di wikipedia, poi) per la differenza tra erotismo e pornografia, e Goffman per i ruoli, e quell’altro per la disquisizione su cosa sia trasparenza, e la donna è più sensuale quando lingerie che quando è nuda.
E cosa volete fare, tornare indietro? Protocollare la mail di carta dall’usciere, prelevare i soldi solo in banca? Pagare un regista perché organizzi i flussi di trasmissione campo e controcampo e grammatiche varie? E’ così, punto. Oppure il Parlamento redige il Protocollo delle trasmissioni in streaming, questo sì e questo no. Perché è il Parlamento quello di cui stiamo parlando, e a me va benissimo che tutto lì sia completamente trasparente, ogni incontro ufficiale di commissioni e camere e mandati esplorativi.
Perché la trasparenza non è pornografia, non è oscena, non è ob-scena. C’è il senso del racconto, c’è la scenografia, c’è il contesto narrativo. Dentro la Rete, dentro nuove pratiche tecnosociali mediatiche, dentro nuovi modi di leggere la realtà. Solo che si tratta di cose mai viste prima dalla specie umana, e sta a voi rinnovare le vostre categorie estetiche, prime di definire oscena una rappresentazione che non sapete mettere in scena nemmeno come spettatori. Gente pagata per interpretare la realtà, che non è in grado di decodificare i contesti mediatici attraverso cui la realtà giunge a noi. Meraviglia.
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2 pensieri su “OMG, lo streaming, che schifo

  1. Dino Amenduni

    Ciao GIorgio, io non mi “scaglio contro lo streaming”, dico solo che da comunicatore, se avessi un candidato in diretta streaming, gli darei consigli come se andasse a un talk-show. Lo streaming è più questione di comunicazione che di trasparenza politica.

    Tutto qua. È una delle soluzioni possibili. Non è l’unica soluzione. E non sono un grande fan del “si stava meglio quando si stava peggio”. Bellissimi i Bancomat, bellissimo lo streaming. Sull’equazione più Internet = più democrazia (senza considerare la vera variabile indipendente: la volontà politica) non ci sono ancora dati certi, però.

    1. Giorgio Jannis Autore articolo

      Sull’equazione, niente da dire. Anzi, qui si cerca da anni proprio di far comprendere le cornici mediatiche, e quell’equazione ha in sé incognite, costanti e variabili, cose non semplici da valutare, di sicuro diverse da quelle novecentesche.
      Perdona, peraltro, l’invettiva a caldo di un anno fa, sul blog Blogspot.
      Perché in molti anni di lavoro su diffusione Cultura digitale mi sono sempre ribellato a chi diceva “internet è così e cosà”, poi arrivava un diciannovenne e inventava Facebook, e ci cambiava il mondo sotto i piedi. Era solo un discorso di prudenza.

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