Archivi categoria: Comunicazione

Coinvolgimento affettivo delle comunità digitali

Un bell’articolo esaustivo e documentato di Marco Minghetti sul Sole24ore “Di cosa parliamo quando parliamo di #Engagement”, sulla social organization, sullo scenario e le azioni comunicative delle organizzazioni lavorative al tempo del social web.
E si parla esplicitamente di affettività, nelle forme di coinvolgimento e partecipazione delle community interne o esterne all’organizzazione. Progettare esperienze, renderle praticabili, ricavarne identità, con passione.

“La cosa più importante che la collaborazione consente ai dipendenti è formare legami e connessioni tra loro, ovvero costruire relazioni. Queste relazioni fra dipendenti coinvolti (engaged employees) sono quelle che portano nuove idee all’interno delle organizzazioni. Quanto più i dipendenti possono condividere, comunicare, collaborare e coinvolgersi (engage with) uno con l’altro, maggiore è il flusso delle idee. Queste idee possono essere nuove opportunità di guadagno, strategie di riduzione dei costi, consigli per il miglioramento della produttività, miglioramenti nello sviluppo dei prodotti, eccetera”

I ricercatori identificano innanzitutto una precisa definizione di Engagement: “L’intensità della connessione o partecipazione individuale con un marchio o una organizzazione”. (…) L’Engagement richiede una connessione emotiva tra una marca o una organizzazione e un individuo. Questa connessione emotiva porta all’azione, magari sotto forma di Condivisioni, Like o Tweet dei contenuti associati a prodotti e servizi: una azione propedeutica (o successiva) al loro acquisto. “Dal punto di vista del cliente, l’Engagement significa la volontà di andare oltre il mero atto utilitaristico di consumare, per investire qualcosa nel rapporto”, spiega il Dr. Oullier economista comportamentale. Il neuroscienziato Dr. Ramsøy aggiunge: “L’Engagement è relativo alla volontà o capacità di spendere energia per ottenere qualcosa, energia che viene sottratta ad altri impegni e relazioni”.

Web istituzionale, ma mica ben fatto

E’ online il sito del Centro Servizi Scolastici della Provincia di Udine.
L’indirizzo è già gnogno, eccolo qua: http://www.provincia.udine.it/cssp/Pages/cssp11.aspx
Potevano comprare un dominio, no? Organizzarsi un attimo. Vabbè.
Il sito istituzionale “mira a sviluppare, potenziare e riqualificare l’azione pubblica in materia di offerta di servizi al sistema scolastico provinciale, in particolare al fine di favorire la circolazione, lo scambio e l’integrazione delle professionalità e dei saperi che si sono creati nel tempo nelle diverse scuole. Obiettivo primario del CSSP è quello di sviluppare una rete tra le realtà scolastiche, mettendo a disposizione l’eccellenza già presente nelle scuole ed ottimizzando le best practices.
Il progetto nasce dall’idea che, pur nel riconoscimento della specificità di ogni scuola, individuare e cooperare su tematiche comuni può essere un modo per contribuire alla crescita umana e professionale dei suoi operatori, integrare competenze ed avvicinare tra loro docenti, genitori, allievi e territorio.”
Ops, scusate, non potevo scrivere qua sopra quelle cose facendo copiancolla, la Nota informativa dice che il contenuto “non può essere riprodotto, neanche parzialmente, senza la preventiva autorizzazione della Provincia di Udine; non può essere incluso in pagine, che utilizzano strutture frames, di altri siti web con nome di dominio differente da provincia.udine.it”. Ma sono un ladro gentile, rubo e cito la fonte. Scrivono che “la condivisione è un punto di partenza fondamentale per ottenere buoni risultati ottimizzando le risorse a disposizione” e poi inciampano da soli.
Ma basta, no? La vogliamo smettere? I contenuti di un sito di una Pubblica Amministrazione, pubblicati, sono pubblici. Appartengono a tutti, come a tutti appartiene quell’Istituzione. 
C’è pure un Comitato di Redazione, ma non si sanno i nomi. Mah.
Speriamo solo diventi un luogo veramente visitato da insegnanti e amministrativi della Scuola, sennò sarà solo un’altra cattedrale nel deserto. 

Idee

Ho una città con il wifi, un convegno o un evento, una situazione con gente che si muove. Sarà ben possibile inventarsi qualcosa dal punto di vista dei format comunicativi praticabili?

ForumPA con UrbanExperience ci prova.

Oltre al già citato walk show (passeggiate radioguidate attraverso le aree espositive per mostrare, attraverso le voci dei protagonisti, le caratteristiche delle diverse applicazioni innovative nell’ambito della PA), ecco qualche altra proposta di format per FORUM PA 2012:
Mobtagging: consiste nel posizionare lungo il percorso della manifestazione dei codici digitali (detti mobtag, o qr code), per taggare contenuti pertinenti con link al web (a video o audioclip con brevi interviste) o brevi testi informativi.
Whisper talk: il sistema whisper radio (utilizzato per la conduzione radiofonica dei walk show) potrebbe essere utilizzato per degli incontri informali, “ritagliati” all’interno di spazi non “istituzionali”, quindi al di fuori della classiche sale convegni.
Tag Cloud Live: consiste nel visualizzare in una ”nuvola” dei flussi di tweet e selezionare (attraverso una piattaforma dedicata) le tag-parole chiave in una sorta di “quarta parete”…una soluzione ideale per sessioni di brainstorming, incontri pubblici e molti altri contesti di comunicazione pubblica.
Visual thinking: durante un incontro c’è una persona dedicata che “prende appunti per tutti” e i partecipanti possono vedere i risultati di questa azione, che serve a qualificare l’attenzione e facilitare la partecipazione, o direttamente (se gli appunti sono tracciati su pannelli di carta) oppure attraverso degli schermi (se le tavole scritte e disegnate vengono riprese da una telecamera e proiettate).
Videotag: è un particolare format di instant video che si basa sull’integrazione tra parole chiave-tag e una sintetica ripresa audiovisiva realizzata sul campo, durante un evento (durante i walk show ad esempio). La peculiarità sta nella veloce pubblicazione on line (su YouTube e rilanciata sui social media) di video su cui innestare delle tag che sottolineano i contenuti più pertinenti dell’evento.

WikiPD, quasi

Ragiono di comunicazione politica su web, eh, poteva essere Renzi come un altro/a.
Ma il fatto che ci fosse questa cosa della stazione Leopolda e del wikiPD mi teneva desta l’attenzione, ovviamente, sulle modalità partecipative online che Renzi o il suo spin doctor con master in socialmedia e e-partecipation (immagino) avrebbero allestito, per rendere onore a quel termine “wiki” dentro il programma, lo slogan, le parti forti della comunicazione di Renzi.
In effetti le 100 idee per l’italia ci sono, e sono state pubblicate sul sito Leopolda2011, ma il documento o lo leggi online, o lo scarichi come pdf. E io come faccio a prendere queste idee e aggiungerci del mio, volessi collaborare? 
Dovrei riportare tutto su un mio documento, riscrivendo, a poi inviarvi le mie osservazioni per mail? O utilizzare il form dei contatti del sito, facendo copiancolla lì dentro?
La prima parte delle manovre comunicative di Renzi ha visto l’utilizzo di un plugin di Facebook riportato sul sito Leopolda, la qual cosa non è il massimo dell’etica e della pulizia di comportamenti. Però magari ci stava, bisognava sollevare un po’ di fumerone per innescare partecipazione, e utilizzare le identità di FB elimina il gradino dell’account con cui esprimersi. 
Ora questa cosa del pdf. Mah.

UPDATE: massì, dài, ora hanno organizzato meglio l’ambiente e suddiviso le tematiche, con struttura tipo forum

Quel tumblero di un Obama

Tumblr ha saputo crescere, negli anni. Lentamente, ma costantemente, senza politiche aggressive di lancio, ma sfruttando il passaparola, costruendo un ambiente minimal, gratificando i suoi utenti con un’esperienza a mio parere unica in Rete, dal punto di vista affettivo. 
Tumblr è un posto pieno di storie, a guardare la dashboard sprofondi in mondi altri, insegui dei guizzi, rimani incantato, fuggi il tempo che ti sfugge.
Alcuni ci fanno un po’ di social sopra, ci sono dei botta e  risposta.
E un’altra feature interessante è quella di permettere a altri di postare sul proprio microblog, facendo diventare quella pagina un ambiente collaborativo.
Ovvero, innescare conversazioni tramite l’apporto di tutti.
Ora Barack Obama ha aggiunto Tumblr alla panòplia di strumenti di comunicazione web utilizzati per la sua campagna elettorale, vuole che le persone in perfetto crowdsourcing gli suggeriscano cose e cosette, segnalazioni, discussioni. Partecipazione, coinvolgimento, appartenenza, siam sempre lì.
Il tumblr di Obama lo trovate qui http://barackobama.tumblr.com/.
Quello che intendo sottolineare è il tono della comunicazione scelto.
Dritto, americano, concreto, colloquiale, spiritosetto. Che meraviglia.
Prendete l’ultima frase del post di lancio, a esempio, qui http://barackobama.tumblr.com/post/11867127866/hi-tumblr:

You can send us a few paragraphs about how your latest phonebanking gig went or why you’re in for 2012. Share the latest chart you saw that made you go “woah.” Ask a question. Upload a photo of 2012 t-shirts or signs you see out in the wild. Pass along jokes, particularly if they’re funny. And if you’re among the Tumbl-inclined, send us posts you’ve published on your own Tumblr that we should look at re-blogging.

There will be trolls among you: this we know. We ask only that you remember that we’re people—fairly nice ones—and that your mother would want you to be polite.

Tua madre vorrebbe tu fossi educato, non trollare.
UPDATE via GigiCogo ecco una riflessione professionale sulla strategia e sulla effectiveness, il “ritorno” di tutto questo impegno obamiamo. E’ riferita alla campagna elettorale, ma contiene ragionamenti interessanti su quali grammatiche sono necessarie per comprendere e progettare comunicazione su web.

Cartografie e narrazioni per la promozione territoriale

Cartografie e narrazioni per la promozione territoriale

Con i finanziamenti di un progetto europeo Interreg alcune aziende italiane e austriache hanno avviato una collaborazione transfrontaliera per progettare e sviluppare tecnologie innovative per la promozione territoriale. Si tratta di ideare modi nuovi di rappresentare aree geografiche tramite le mappe digitali, cartografie a cui poi vanno necessariamente aggiunti degli “strati” di narrazioni territoriali capaci di comunicare le peculiarità dei Luoghi sia dal punto di vista naturalistico sia da quello antropico, relativo alle tradizioni e alla cultura.
Le narrazioni emergono spontaneamente dalle reti sociali della collettività: le conversazioni sui blog a tematica iperlocale e sui social network, oppure la comunicazione istituzionale di agenzie pubbliche e private per la promozione territoriale grazie a opportuni strumenti di ascolto possono essere aggregate e allestite sulle mappe digitali, le informazioni possono essere organizzate per offrire al potenziale turista/viaggiatore una visione “aumentata” di quel determinato territorio, per suggerire il profumo di un’esperienza originale.
Gli abitanti delle zone geografiche rappresentate sulle mappe digitali beneficerebbero essi stessi di simili strumenti di narrazione multimediale, per come oggidì diventa possibile percepire in modo nuovo i Luoghi dove viviamo, nonché partecipare grazie al web 2.0 alle conversazioni georeferenziate che intrecciandosi costituiscono il tessuto delle narrazioni territoriali. L’uso della mappa come strumento di conoscenza diventa essenziale per la gestione della complessità dei territori.
In realtà ci sono diverse problematiche da affrontare, nella progettazione di simili cartografie “aumentate”:
1. dal punto di vista tecnico, come vanno utilizzati i dati georeferenziati? Oltre a informazioni fotografiche satellitari o aeree, come possono essere impiegate proficuamente delle rappresentazioni SCHEMATICHE sulle mappe?
2. va concepito un modello, un design dell’informazione per l’ideazione di format specifici per la comunicazione e le narrazioni territoriali, sostenuto da piattaforme web-based o ambienti social georeferenziati in grado di ospitare i contenuti generati dagli utenti?
3. come integrare sulle mappe digitali il bottom-up dei viaggiatori (l’insieme delle segnalazioni e dei commenti pubblicati) con la comunicazione top-down istituzionale regionale o locale?
4. le mappe dovrebbero essere in grado di mostrare (e rendere comprensibile) lo strato “simbolico” dell’abitare di una collettività, allestendo percorsi di lettura e fruizione di esperienze “esistenziali”, richiami emozionali e affettivi ai Luoghi, connotazioni del Paesaggio. 
5. come rendere esportabile un “pacchetto” di viaggio, del mio viaggio in quel territorio, come un’app che altri possono fruire, o dalla quale possono ricavare informazioni?
6. in che modo le mappe a finalità turistica possono trarre vantaggio dall’utilizzo sempre più diffuso degli smartphone?
6. va forse superato il modello di GMaps, ovvero della dislocazione sulla mappa di push-pins, segnalibri o marcatori del tutto simili a quelli che eravamo soliti usare sulle mappe cartacee? In quali altri modi è possibile “navigare” un territorio, allestire la sua ricchezza e peculiarità su una mappa digitale?

Il sito di riferimento del progetto sopradescritto, denominato Mex, è reperibile al seguente indirizzo http://www.mexproject.it/http://www.mexproject.it/

ScuolaMia, comunicazione scuola-famiglia

Un nuovo portale governativo per la comunicazione tra le famiglie e le scuole, e tra queste ultime e il Ministero: si chiama ScuolaMia, lo trovate a questo indirizzo http://scuolamia.pubblica.istruzione.it
Sulla carta sembra un buona idea, perlomeno si tratta di una novità della Pubblica Amministrazione scolastica che si rivolge ai genitori, ai cittadini. 
Mantengo alcune perplessità sulla necessità di centralizzare i servizi informativi offerti presso strutture ministeriali (le scuole devono adeguare i loro canali informativi con l’Amministrazione centrale, utilizzare anche il web pubblico e non solo le loro reti dedicate SISSI, garantire interoperabilità): se l’interfaccia con le famiglie fosse stata implementata – anche con un widget, per dire – sulle homepage dei siti web di ogni singolo istituto scolastico, obbligatoriamente in quanto sito di una PA tenuta per legge a adeguare la propria comunicazione pubblica, si sarebbe potuto innescare la partecipazione diretta dei genitori alla vita della scuola dei figli.
Costruire un’abitudine, portare a frequentare regolarmente il sito della Scuola, stringere i legami, far sviluppare dei sentimenti di appartenenza alla propria comunità educante locale, riflessa e rappresentata nei contenuti e negli strumenti relazionali predisposti sul sito web scolastico. Questo non avverrà, per i genitori che per avere informazioni si rivolgeranno direttamente a ScuolaMia.
Sulla carta, dicevamo, sembra una buona idea. Vedremo sul web.

Cos’è e a chi è rivolto

Il progetto “Servizi scuola-famiglia via web” rientra nell’ambito delle iniziative condivise tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Dipartimento per la Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Tecnologica. 

Obiettivo del progetto è quello di mettere a disposizione strumenti e servizi online volti a favorire la comunicazione tra Scuola e Genitori, semplificare le relazioni amministrative tra famiglie e le istituzioni scolastiche, facilitare la partecipazione delle famiglie alla vita scolastica dei propri figli attraverso la realizzazione di un insieme di servizi innovativi, tra i quali la pagella digitale, le comunicazioni relative alla vita scolastica degli studenti e ai risultati degli apprendimenti, l’agenda di ricevimento dei docenti, la notifica alle famiglie in tempo reale delle presenze/assenze degli studenti e le comunicazioni scolastiche, erogati in modalità multicanale (tra cui web, e-mail e messaggistica sms).

Lo strumento che permette di concretizzare tali obiettivi è il “Portale ScuolaMia”, un contenitore all’interno del quale saranno disponibili i servizi “online” che via via saranno implementati.

Innovatori Jam 2011

C’è un articolo interessante di Riccardo Luna su Repubblica, dove l’ex direttore di Wired elenca i tentativi e le sperimentazioni che negli ultimi mesi hanno riguardato le pratiche italiane e europee di costruire democrazia grazie al web.

Meccanismi comunicativi nuovi, prese di coscienza, piattaforme online per la wikicrazia, Open Data. Partecipazione libera di cittadini che contribuiscono con le idee a migliorare il funzionamento concreto dello Stato, la sua efficienza come macchina amministrativa e la sua efficacia nel provvedere qualità della vita.

“… passare dall’e-gov, il governo che si mette in rete per dare servizi; al we-gov, i cittadini che diventano cocreatori delle politiche pubbliche.”

A un certo punto Luna dice che “non è dai Governi che arriva la wikicrazia”. Nell’ultimo paragrafo dell’articolo si legge che “il governo italiano è assente per ora” nella promozione di simili iniziative partecipative, benché attivo.

La prima frase, a ben vederla, è un capovolgimento logico, perché sono i Governi che arrivano dalla democrazia. I popoli hanno combattuto per avere sistemi di potere sempre più giusti e adeguati alle esigenze e ai diritti dei singoli e delle collettività: se a esempio mancasse la democrazia, quella forma di governo si chiamerebbe dispotismo. Nella parola wikicrazia è poi esplicitamente contenuto il concetto di “partecipazione paritetica”, come condivisione e scambio libero e a tutti accessibile.

I Governi possono promuovere la democrazia, confidando nel miglioramento del sistema. Possono affinare gli strumenti dell’amministrazione del territorio, possono studiare il modo per incrementare la circolazione delle informazioni e delle opinioni (come la Scuola, come la libertà di espressione e di stampa). E possono oggi imparare a ascoltare sempre meglio i cittadini, coinvolgendoli attivamente nella produzione di soluzioni e proposte.

E’ come nel caso degli Open Data: se i governi (Open Government) pubblicassero *tutto*, tutti i dati statistici e tutti gli atti amministrativi etc., i singoli potrebbero utilizzare quei dati per ricavarne delle analisi, degli studi comparativi, perfino delle applicazioni software con cui ottimizzare l’Abitare concreto e quotidiano sul territorio.

Pubblicare i dati sarebbe per i Governi un segnale di apertura alla conversazione, tanto quanto sollecitare la pubblica partecipazione dei cittadini dentro “contenitori di wikicrazia”, affinché possano nutrire con idee e contenuti il dibattito pubblico. Perché i contenuti (le idee) sono di tutti, e offrire dei contenitori governativi per ospitare queste idee è una buona idea, se non vogliamo finire a parlare di queste cose su Facebook, che è un luogo privato e commerciale, mentre questi discorsi devono avvenire in piazza e non nei salotti di qualcuno, e le piazze sono pubbliche.

Ci sono stati in passato esempi di “call for ideas” governativi. La Riforma Brunetta è stata pubblicata lo scorso anno sui siti istituzionali in forma “provvisoria”, sono stati aperti dei forum su cui chiunque poteva intervenire per apportare commenti e suggerimenti, e dopo qualche mese è stata promulgata in maniera definitiva.

Sempre per smentire bonariamente Riccardo Luna sull’assenza del Governo italiano nella promozione di “contenitori di wikicrazia”, segnalo anche una importante iniziativa che si terrà il 13 e il 14 settembre prossimi, a cura dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’Innovazione.

L’iniziativa si chiama Innovatori Jam 2011, sul sito viene descritta come un evento di massa gestito on-line che, attraverso la partecipazione e la collaborazione di migliaia di persone, consente l’emersione e la contemporanea condivisione di idee, valori, best practice e soluzioni ovvero quell’insieme di elementi che costituiscono l’”intelligenza collettiva” di una comunità.

Come in una jam session musicale, L’Agenzia governativa (con IBM) mette a disposizione di 20.000 persone una piattaforma online di discussione, dalla partecipazione libera.
Gli argomenti sono stati suddivisi secondo dieci aree tematiche:

1- Innovazione e internazionalizzazione: Italia degli Innovatori
2- Giovani, talento e merito nella ricerca e nell’innovazione
3- Start up, incubatori, venture capital
4- I ranking dell’innovazione
5- Accessibilità, apps e nuovi canali
6- Digital agenda: open data, cloud computing e banda larga
7- e-commerce & e-tourism
8- Il Codice dell’Amministrazione Digitale
9- Informazione e nuovi canali
10- Le Smart Cities del futuro?

Personalmente curerò in veste di facilitatore le discussioni sull’area di discussione n. 7 (avendo interesse all’innovazione relativa ai sistemi di rappresentazione – cartografia digitale – del territorio) e sull’area 10, sulle Smart Cities. nelle mattine del 13 e del 14 settembre. Magari andrò a sbirciare anche negli altri forum: come NuovoAbitante, sono decisamente curioso.

Per partecipare occorre iscriversi, è gratis; poi il 12 Settembre via e-mail direttamente dai promotori di Innovatori Jam 2011 riceverete tutte le info per contribuire a questa iniziativa.

Su twitter l’hashtag è #ij11.

Jannis al convegno AIF

Venerdì 10 giugno vado a Bologna, mi han chiamato a parlare alla 10° Giornata nazionale dell’Associazione Italiana Formatori AIF, qui trovate le opportune indicazioni e il programma del convegno.
Parlerò di Cultura digitale, delle metafore su cui potrebbe essere vantaggioso costruire le narrazioni mediatiche del cambiamento tecnosociale, degli scenari che si stanno delineando riguardo le caratteristiche social della Società della Conoscenza. Poi vi racconto.

Web e Pubblica Amministrazione 2° – Licôf

La seconda puntata pubblicata sulla Patrie dal Friûl, dedicata alla webrevolution e alle Pubbliche Amministrazioni.

Web e Pubblica Amministrazione

Seconda puntata (qui la prima parte)
Il Decreto Legge 82 del 2005, il primo CAD Codice dell’Amministrazione Digitale della legislazione italiana, benché pubblicato solo sei anni fa già mostrava alcuni segni di inadeguatezza nelle soluzioni indicate riguardo l’utilizzo degli strumenti informatici e nelle migliorìe da introdurre nelle procedure interne delle amministrazioni. Le novità apportate dall’internet moderna (il cosiddetto web 2.0) nella gestione dei flussi documentali e in generale nelle possibilità comunicative di Istituzioni e singoli cittadini imponevano una revisione concreta delle pratiche d’ufficio (smaterializzazione, ovvero produzione e distribuzione di documenti ufficiali in formato digitale e non più cartaceo), insieme a una serie di incentivi e sanzioni affinché le Pubbliche Amministrazioni recepissero rapidamente le “rivoluzioni” contenute nella Riforma Brunetta, centrata sulla trasparenza e sulla sburocratizzazione.
Così, nel 2010 hanno visto la luce sia le nuove Linee Guida per la qualità della Comunicazione pubblica delle Pubbliche Amministrazioni, nonché la promulgazione del nuovo CAD (D.L. 235/2010) quale pilastro fondamentale della riforma Brunetta, quadro normativo e attuativo aggiornato all’evoluzione tecnologica che ha interessato Internet negli ultimissimi anni.
Il Codice è in vigore dal 25 gennaio di quest’anno, e prevede una progressiva ri-organizzazione interna degli uffici al fine di rendere prassi quotidiana quanto previsto dalle nuove norme.
Entro tre mesi le Pubbliche Amministrazioni utilizzeranno soltanto la Posta Elettronica Certificata (Pec) per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna ai soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo; entro quattro mesi le amministrazioni individueranno un unico ufficio responsabile dell’attività di comunicazione telematica. In sei mesi le Pubbliche Amministrazioni centrali pubblicheranno obbligatoriamente i bandi di concorso sui propri siti istituzionali, e di qui a un anno saranno emanate le regole tecniche che consentiranno di dare piena validità alle copie cartacee e soprattutto a quelle digitali dei documenti informatici, dando così piena effettività al processo di dematerializzazione dei documenti della PA.
Come cittadini d’ora in avanti forniremo una sola volta i nostri dati alla Pubblica amministrazione: sarà onere Enti locali in possesso di tali dati assicurare, tramite convenzioni, l’accessibilità delle informazioni alle altre amministrazioni richiedenti.
Sulla carta, il Formez e le commissioni ministeriali hanno fatto un buon lavoro: sono ben trattati i temi della usabilità, dell’accessibilità, le metodologie e gli strumenti per la progettazione razionale e efficace dei Luoghi web della Pubblica Amministrazione, vengono messe in primo piano le tematiche della qualità della comunicazione (trasparenza, visibilità dei contenuti, policy), viene sottolineata l’importanza dei formati aperti e vengono delineati alcuni criteri per sollecitare l’espressione della valutazione del servizio da parte degli utenti.
In realtà anche le iniziative legislative precedentemente nominate erano perfettamente centrate e aggiornate sulla necessità di fornire al cittadino, in ottica e-government, una praticabilità netta e senza ombre di quanto le PA devono per legge produrre e pubblicare. E giustamente, il cittadino era ed è sempre posto al centro del processo comunicativo. Ma in Italia il problema, lo sappiamo, non è certo fare delle leggi, che anzi proliferano senza sosta. Il problema è nella loro applicazione.
Ruotare il proprio fare in direzione della pubblicazione e della conversazione imporrà grossi mutamenti alle Pubbliche Amministrazioni, a certe prassi magari decennali di funzionamento interno dell’organizzazione lavorativa. Il “semplice” utilizzo della posta elettronica potrebbe essere esplosivo, in un sistema della comunicazione ancora basato sul libro del protocollo, dove le singole mail vanno ancora stampate per poter essere archiviate secondo i crismi ottocenteschi dell’ufficialità. E non credo siano pochi i dirigenti e i funzionari pubblici che si fanno tuttora stampare le mail dalla segretaria per la lettura. Una gestione seria degli strumenti e delle nuove procedure previste dal nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale negli Enti locali e nelle scuole costringerà le vecchie procedure d’ufficio a torcersi fino a spezzarsi, a meno che qualcuno abbia il coraggio di riprendere in considerazione tutti i flussi documentali e ottimizzarli secondo nuove priorità, date dalla comprensione del nuovo habitat digitale in cui oggi noi tutti viviamo.

SECONDE PONTADE

Il Decret leç 82 dal 2005, il prin CAD – vâl a dî Codiç de Aministrazion Digjitâl de legjislazion taliane-, a ben che publicât dome sîs agns indaûr al mostrave za cierts segns di inadeguatece intes soluzions indicadis in mert al ûs dai struments informatics e intai mioraments di introdusi intes proceduris internis des aministrazions. Lis novitâts puartadis dal internet moderni (chel che i disin “web 2.0″) inte gjestion dai flus documentâi e in gjenerâl intes pussibilitâts comunicativis di Istituzions e citadins singui, a imponevin une revision concrete des pratichis di ufici (smaterializazion, o sedi produzion e distribuzion di documents uficiâi in formât digjitâl e no plui in cjarte), insiemi a une serie di incentîfs e sanzions par che lis aministrazions publichis a recepissin in curt lis “rivoluzions” contignudis inte Riforme Brunetta, centrade su la trasparence e su la disburocratizazion.

LA RIFORME BRUNETTA_ Cussì, intal 2010 a àn viodût la lûs sedi lis gnovis Liniis Vuide pe cualitât de Comunicazion publiche des aministrazions publichis, sedi la promulgazion dal gnûf CAD (D.L. 235/2010) tant che pilastri fondamentâl de riforme Brunetta, cuadri normatîf e atuatîf inzornât ae evoluzion tecnologjiche che e à interessât Internet intai ultins agns.

Il Codiç al è in vore dai 25 di Zenâr di chest an, e al previôt une progressive riorganizazion al interni dai uficis par fâ deventâ prassi cuotidiane ce che al jere previodût des gnovis normis.

Dentri di trê mês, lis aministrazions publichis a dopraran dome la Pueste Eletroniche Certificade (Pec) par dutis lis comunicazions che a domandin une ricevude di consegne ai sogjets che a àn declarât in maniere preventive la proprie direzion; dentri di cuatri mês, lis aministrazions a individuaran un sôl ufici responsabil de ativitât di comunicazion telematiche. In sîs mês, lis aministrazions publichis centrâls a publicaran in maniere obligatorie i bants di concors sui propris sîts istituzionâi, e di chi a un an a saran emanadis lis regulis tecnichis che a permetaran di dâ plene validitât aes copiis in cjarte e soredut a chês digjitâls dai documents informatics, dant cussì plene efetivitât al procès di dematerializazion dai documents de PA.

Tant che citadins, di cumò indenant o furnirìn une sole volte i nestris dâts ae aministrazion publiche: e sarà cjame dai Ents locâi in possès di chescj dâts sigurâ, midiant convenzions, la acessibilitât des informazions a chês altris aministrazions che a domandin.

IN TEORIE E IN PRATICHE_ Su la cjarte, il Formez e lis comissions ministeriâls a àn fat un bon lavôr: a son tratâts ben i temis de usabilitât, de acessibilitât, lis metodologjiis e i struments pe progjetazion razionâl e zovevule dai Lûcs web de aministrazion publiche; a vegnin metudis in prin plan lis tematichis de cualitât de comunicazion (trasparence, visibilitât dai contignûts, policy), e je sotlineade la impuartance dai formâts vierts e a vegnin delineâts cierts criteris par solecitâ la espression de valutazion dal servizi de bande dai utents.

In realtât, ancje lis iniziativis legjislativis nomenadis a jerin centradis dal dut e inzornadis su la dibisugne di furnî al citadin, in otiche e-government, une praticabilitât nete e cence ombris di cetant che lis PA a àn par leç di produsi e di publicâ. E in maniere juste, il citadin al jere e al è metût simpri al centri dal procès comunicatîf. Ma in Italie il probleme, lu savìn, nol è ciert fâ lis leçs, che anzit a proliferin cence fermade. Il probleme al è inte lôr aplicazion.

Zirâ il propri fâ in direzion de publicazion e de conversazion al imponarà grues mudaments aes aministrazions publichis, a ciertis prassis magari decenâls di funzionament interni de organizazion di vore. Il “sempliç” ûs de pueste eletroniche al podarès jessi esplosîf, intun sisteme de comunicazion ancjemò basât sul libri dal protocol, dulà che i singui messaçs di pueste eletroniche a àn ancjemò di jessi stampâts par podê jessi archiviâts daûr i crismis de uficialitât dal Votcent. E no crôt che a sedin pôcs i dirigjents e i funzionaris publics che, ore presint, si fasin stampâ i messaçs di pueste eletroniche de segretarie pe leture. Une gjestion serie dai struments e des gnovis proceduris previodudis dal gnûf Codiç de Aministrazion Digjitâl intai Ents locâi e intes scuelis al oblearà lis vecjis proceduris di ufici a stuarzisi fin a crevâsi, a mancul che cualchidun al vedi il cûr di tornâ a cjapâ in considerazion ducj i flus documentâi e otimizâju daûr lis gnovis prioritâts, dadis de comprension dal gnûf habitat digjitâl là che vuê ducj noaltris o vivìn.

Giorgio Jannis

GIOVANIFVG.IT – convegno e workshop a Udine

Domani c’è un convegno alla Fiera di Udine, organizzato dalla Provincia e dalla Regione FVG, per parlare di Cultura digitale, di politiche giovanili, per rilanciare il portale regionale giovanifvg.it.

Trovate qualche informazione su questa pagina, qui e qui il pdf della brochure d’invito (o cliccate sulle immagini sotto).
A me toccherà tenere il discorso iniziale (“Abitare in Rete. Luoghi e narrazioni, socialità e partecipazione delle comunità tecnoterritoriali”) e tirare le fila della giornata, con un breve intervento riassuntivo finale. 
Tratteggerò le caratteristiche del cambiamento culturale indotto dalle ormai-non-più-tanto-nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, proverò a raccontare le nuove forme della socialità digitale, cercando di tener fermo il cardine del discorso sulle nuove potenzialità comunicative offerte dal web ai territori e alle collettività che li abitano.
Si tratta di mostrare a assessori e responsabili delle politiche giovanili regionali le strade già oggi percorribili di un diverso approccio alla progettazione sociale, dove nel costruire ambienti e strumenti e iniziative locali sia possibile tenere da subito in considerazione i comportamenti mediatici delle nuove generazioni, per favorire l’emergere delle dimensioni partecipative offerte dalla Rete e per praticare forme concrete di Cittadinanza digitale.
A seguire, robe di breakdance, video, pittura, spettacoli. Poi Alessio Bertallot al parco del Cormor. Ci vediamo là.

 

PRESI NELLA RETE: COME FAR CENTRO NELLA COMUNICAZIONE

di SABATO 28 MAGGIO 2011
a partire dalle ore 14.30
presso il Centro “Città Fiera” di Torreano di Martignacco – Udine

La “parentesi Gutenberg”

La rivoluzione digitale è letteralmente una rivoluzione: nel senso che non ci porta in un tempo futuro, ma ci riporta al passato, a prima della stampa e del primato del libro come supporto di verità. L’ era della stampa quindi non sarebbe altro che una parentesi, la ‘’parentesi Gutenberg’’ – Lo sostiene un professore di letteratura inglese della University of Southern Denmark – ”Ora che la parentesi è chiusa, i giornali dovranno farsi in qualche modo  un nuovo  posto in questo caos comunicazionale dove è difficile decidere sul livello, lo statuto, il valore del messaggio solo in base alla sua semplice forma. L’ essere stampato non è più una garanzia di verità. E il discorso orale non è più sinonimo di errore. I giornali e la stampa dovranno trovare altri segnali, un altro cammino in mezzo a tutto ciò’’ – Quello che forse, osserva Internetactu.fr, facciamo già riscoprendo una soluzione arcaica: non è il supporto che assicura fiducia, ma l’ interlocutore, colui che ‘’parla’’.

Un articolo su LSDI, un’intervista e riflessioni sparse sulle nuove qualità dell’ecosistema della conoscenza odierno.

e-Gov: Il Comune di Udine conversa coi cittadini

Il Comune di Udine mira a un e-government moderno. Trasparenza e semplificazione sono valori imprescindibili, prescritti dalla stessa Legge ministeriale (Bassanini, Stanca, Brunetta… vedi qui) per l’innovazione della PA.
Ma c’è di più, ed è una bella novità: prima di pubblicare il Regolamento, il Comune chiede la partecipazione dei cittadini, per migliorìe e suggerimenti. E’ tutto disponibile sul documento wiki, possiamo iscriverci e lasciare le nostre osservazioni. Mi sembra l’atteggiamento corretto.

Web e Pubblica Amministrazione

Per la mia rubrica “Licôf” sulla rivista Patrie dal Friûl ho scritto stavolta un articolo lunghetto, che pertanto uscirà in due puntate. L’argomento riguarda l’intrecciarsi delle riforme della Pubblica Amministrazione degli ultimi quindici anni con l’evoluzione del web, verso cui per legge oggi gli enti pubblici devono rivolgersi per dare visibilità alle proprie iniziative e tessere una buona comunicazione tra Cittadino e Istituzioni. 
Da Bassanini a Brunetta, sperando che qualcosa si muova.
Qui sotto in italiano, qui in lingua friulana su La Patrie.
Ne approfitto anche per segnalare il blog Furlans, digjitait furlan! dove trovate tutti gli articoli relativi alla Cultura Digitale e all’abitare in Rete pubblicati sulla rivista, insieme a altre segnalazioni e riflessioni su quanto accade nel web.
_________
Web e Pubblica Amministrazione
Prima puntata
La “rivoluzione lenta” della Pubblica Amministrazione italiana, in tempi recenti, può essere fatta risalire alla riforma Bassanini di fine anni Novanta. Lì insieme a precise indicazioni per lo snellimento burocratico, il decentramento e la semplificazione degli atti amministrativi incontriamo nuovi atteggiamenti comunicativi, lì si comincia a parlare seriamente di “trasparenza” e di accessibilità come valori propri di una PA che intenda riorganizzare sé stessa e il proprio “dire” in termini moderni, avendo cioè forse per la prima volta a cuore il destinatario, il cittadino.
Nel frattempo il Web cresce esponenzialmente, diventa un fenomeno popolare, milioni di italiani cominciano a abitare in Rete e scoprono che i siti web della Pubbliche Amministrazioni centrali e locali sono decisamente poveri di contenuti, e male impostati dal punto di vista comunicativo. Nasce l’espressione “siti vetrina”, per indicare quelle pagine che semplicemente mettono in scena magari l’organigramma e la ripartizione interna degli uffici dell’Ente pubblico, ci fanno conoscere gli orari di ricevimento e i numeri telefonici per i contatti diretti, ma in realtà non costruiscono una vera conversazione con il Cittadino. La comunicazione evidentemente non veniva allora pensata in funzione delle esigenze del destinatario (poter accedere agli atti amministrativi, consultare delibere e gare d’appalto, avere informazioni aggiornate e puntuali), ma solo per mostrare la struttura amministrativa della stessa PA, la quale finiva per parlarsi addosso.
L’attenzione per le esigenze del Cittadino, il cambiamento di prospettiva avverrà con altre leggi: con la 150 del 2000, con la quale si definiscono i criteri della comunicazione pubblica e il ruolo degli URP Uffici Relazioni con il Pubblico di ciascuna singola Amministrazione, con la legge Stanca del 2004 per quanto riguarda l’accessibilità dei siti web, con le Linee Guida per la qualità della comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni.
Già dal 2005 (D.L.82/2005, il primo CAD Codice dell’Amministrazione Digitale) esistono esplicitamente sanciti dal testo di legge i diritti del cittadino digitale, quali a esempio il diritto all’uso delle tecnologie per comunicare con la PA (utilizzo ufficiale dell’email), il diritto all’accesso e all’invio di documenti digitali, a effettuare pagamenti elettronici, per garantire i quali la PA deve giocoforza trasformarsi e utilizzare strumenti come la posta elettronica certificata, promuovere la firma digitale, curare la qualità dei propri siti web istituzionali
Fin qui andava tutto bene, poi successive modifiche del testo della legge hanno aggiunto alcune poco simpatiche precisazioni, secondo cui il diritto sopradescritto del cittadino a comunicare digitalmente con le Pubbliche Amministrazioni veniva a dipendere dalle risorse tecnologiche e organizzative di queste ultime, delle quali va inoltre rispettata l’autonomia normativa. Conseguentemente, le PA se la sono presa molto comoda, senza offrire in sostanza i servizi che il Decreto indicava come vincolanti per le Amministrazioni.
Vedremo nella prossima puntata come la recentissima riforma Brunetta stia cercando, anche mediante dei sistemi di premi e sanzioni per le stesse Pubbliche Ammnistrazioni, di portare a compimento la rivoluzione digitale nella PA italiana.

Dall’esterno verso l’interno verso l’esterno

Anni e anni che diciamo: guardate che la velocità e l’ubiquità delle nuove forme di comunicazione modificano il vostro fare al punto di costringervi a riprogettarvi, a ripensare il vostro essere.
Questo vale per gli individui, vale per le organizzazioni lavorative, scuole o enti locali, imprese e editori di quotidiani, giusto per citare uno dei rami dell’industria culturale oggidì maggiormente coinvolto in processi di riorganizzazione interna.
Fino a poco tempo fa, però, era difficile scrutare questa nuvola di cambiamenti, nelle volute del vapore talvolta soltanto riconoscevamo delle figure, altrimenti era tutto un fare invisibile, inafferrabile. Ma col tempo sono sorte le grammatiche, o perlomeno si sono cominciate a delineare le morfologie degli elementi in gioco, si può ora cercare di descrivere la sintassi ovvero le relazioni tra questi elementi.
Quello che era invisibile, tutto il lavorìo sulla comunicazione nei social media, tutti i cambiamenti e riorganizzazioni del work-flow complessivo di un’organizzazione lavorativa, sta pian piano emergendo, lo possiamo percepire e nominare. Tutto l’intreccio prima indistricabile di persone, flussi, tagging, selezione fonti e curation, stile di comunicazione diventa ora etichettabile, o per lo meno maneggiabile con qualche strumento concettuale.
Grazie al lavoro dei professionisti della comunicazione (in questo caso, consulenti specializzati nell’utilizzo corporate dei social media), del loro dover identificare oggetti su cui poter lavorare, da trasformare in obiettivi e azioni, abbiamo la possibilità di riflettere su aspetti del cambiamento che prima sfuggivano alla nostra percezione.
Guardate a esempio le righe basse del grafico seguente, l’ambiente di apprendimento e i processi interni. Tutte le esigenze evidenziate sono come materiale semilavorato, concetti finalmente delineati di comportamenti e atteggiamenti emergenti. Questo è un atteggiamento tecnologico: se posso ingegnerizzare i sistemi, posso ottimizzarli. A me da gangherologo interessa più il momento aurorale in cui viene per la prima volta nominato un oggetto/concetto/azione/evento/atto-degno-di-menzione. Ma lavorare sopra questi materiali, come artigiani, è la scommessa affascinante di oggi. Spero accademie e università siano pronte a cogliere questi nuovi saperi e a trasformare in riflessione e formazione le analisi sulle nuove pratiche sociali individuali e collettive. Qui stanno cambiando le cose, come le nominiamo, come le raccontiamo.
Lo spunto per questo post viene dal blog di Santoro, il Giornalaio (trovate ragionamenti sul cambiamento dell’organizzazione interna delle aziende/istituzioni), la mappa per una strategia dei social media è di Vanessa di Mauro.

PA e comunicazione 2.0 – Bergamo

Oggi vado a Bergamo, domani ho una docenza per IDM presso l’Università. Qui trovate il corso specifico, rivolto a amministratori di Enti locali, sindaci assessori e quant’altro.

Comunicazione su web, strumenti per l’ascolto del territorio, e-democracy e e-government, Codice dell’Amministrazione Digitale, backoffice e frontoffice, quelle cose lì.

Qui sotto la presentazione per organizzarmi il preambolo.

Voglio le webtv

Neanche il tempo di rallegrarci a metà per la mezza liberazione del wifi in italia, e ecco che arriva un’altra cretinata: la regolamentazione delle webtv. Migliaia di persone che parlavano davanti a una webcam, siti come Youtube e altre piattaforme per contenuti user-generated, oppure strutture più organizzate ma non “aziendali” né commerciali che magari cercavano di fare informazione locale, citizen jounalism e “territori eloquenti” bloccati sul nascere a causa dei vincoli strettissimi descritti in questo decreto Romani.
Quel Paolo Romani noto per le articolate vicende delle sue attività imprenditoriali proprio in campo televisivo. Quel Paolo Romani noto per la sua incapacità di comprendere lo spirito della Rete – come nel suo intervento pubblico alla Camera in occasione della lectio magistralis di Lessig – eppure guardacaso efficacissimo nel legiferare contro la Rete stessa.
Dài, che voglio l’italia sia un paese normale come gli altri, dove si smetta di dover lottare contro cretinate, per affrontare i veri problemi (con un doppio turno alla francese, a esempio, o con un proporzionale serio).
Nel frattempo, anche qui, disobbedienza civile.