Crescere con la tv


Amazing 11 year old!!!
Video inviato da bernynab

Quando vedo piccoli mostri, mi commuovo.
E poi mi viene da pensare alla forma delle emozioni, perché è chiaro che una tipa di undici anni non può aver in vita sua sofferto struggimenti d’amore analoghi a quelli tipicamente raccontati in queste canzononi americane tipo Celin Dion.
E quindi la tipa cosa sta cantando? Emozioni ne trasmette, per imitazione dell’interpretazione originale, nelle sfumature del canto… come se ci fosse un’intenzione dietro, che non può esserci.

Isotopie narrative

5 pensieri su “Crescere con la tv

  1. Solstizio

    ciao Fulvia
    se ti fa tristezza mettere i bambini davnti all’obiettivo, son d’accordo con te
    non sono il primo a dirlo
    ma si tratta di uno spettacolo osceno, perché i bambini non sanno recitare, ovvero distanziarsi da sé in modo adulto e consapevole, e quindi su un palcoscenico non possono far altro che recitar se stessi, quindi sono “fuori” dalla rappresentazione, e quindi sono ob-scena, come se fossero stagliati contro la scena, non “nella scena”, ad essa organici. quindi osceni.
    uff.
    forse si sta muovendo qualcosa contro l’impiego di bimbi negli spot, prevedo una presa di coscienza e un reindirizzamento dell’opinione pubblica al riguardo, speriamo.

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  2. leetah

    Aspetta.
    Perché uno può interpretare anche senza aver provato.
    Altrimenti dovremmo pensare che Dakota Fanning ha vissuto un’invasione aliena.

    E non dirmi neanche che chi ha provato certe cose sulla propria pelle riesce a convincere di più, perché allora dovresti dire che Ramazzotti è commovente.
    Invece, per come la penso io, alla prossima canzone che fa sulla Hunziker assoldo un killer per sopprimerlo.

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  3. giuliana

    pregevole l’analisi e condivisibile la speranza su una legge che vieti gli spot con bambini. solo che una legge del genere c’era, qualche anno fa (tutti infatti giravano in svizzera o a san marino), e ora non c’è più…

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  4. Solstizio

    Leetah: appunto questo mi turba, che effettivamente muovano l’animo, come la tipa undicenne del video che canta “soul”, appunto, oppure Dakota.
    quindi le emozioni hanno una forma in qualche modo stabile (per una certa epoca e luogo), un canovaccio interpretativo che può essere narrato e messo in scena anche da chi appunto emozioni simili, intese come contenuto, non può averle trovate.

    diventa un problema di ricezione del messaggio, più che indagare l’emittente: a quanto pare il messaggio passa, io mi sono “commosso” dinanzi alla rappresentazione, ho attribuito un senso all’esperienza. in che modo? basandomi su che codici? ecco la domanda gangherologica… tutto pronto per un altro post ehehh

    giuliana: tu conosci la necessità ad esempio nelle scuole di svolgere azioni di media education, di padroneggiare linguaggi, di saper “leggere” media “scrivendo” media

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