State of the wild

Scusate, riparto da martedì scorso, che poi era anche martedì di carnevale. Un concertino dei Delorentos al NoFun, con la musica nèrvola al punto giusto, provate a sentire sul loro sito o in giro. Meno cerebrali degli ArticMonkeys, ma sempre tiratissimi e a volte perfino agitati, ma con stile, i ragazzi. Venticinquenni irlandesi da due anni in giro per l’Europa e oltre, una meraviglia un po’ into the wild, a modo loro.
Peraltro, tutti questi gruppetti sono molto mod.

Poi arriva venerdì, comincia StateOfTheNet. In realtà ero passato al Visionario giovedì e mi ero subito trovato coinvolto nell’ardita manovra di posizionamento del bannerone 400×100 (centimetri, neh) con il nome della manifestazione, quello bianco che vedete nelle foto appeso al terrazzo. Poi ci ho anche pranzato, con il terzetto degli organizzatori e Silvia, e tutti i pensieri vertevano sull’imminenza.
Ora ritorno al venerdì successivo (come vedete, anche l’italiano conosce i suoi metodi per ingannare il tempo) e agli incontri della mattinata: comincia SOTN e dopo l’iniziale pacato intervento dei soliti tre – Valdemarin ha però più piglio brillante, Benny espone argomenti, Sergio articola… assegnerei l’inventio a Benny, la dispositio a Maistrello e l’elocutio a Paolo, nel mio schema attoriale – il ritmo degli eventi ha decisamente accelerato, il racconto lineare delle esposizioni dei relatori è stato spesso interrotto da interventi giocosi dal pubblico e poi gli stessi relatori procedevano come se fossimo tutti in salotto, e ci stessimo tutti raccontando aneddoti e riflessioni sparse e statistiche e catastrofismi. Credo proprio che il setting abbia influito, e che quel divano Fidanzato abbia inopinatamente fornito un clima affettivo perfetto per l’instaurarsi di modalità piuttosto morbide e dialogiche, ecco. Provate voi a fare un discorso serio spaparanzati sul divano (credo Mattina abbia anche apertamente mimato Fantozzi che lotta con la poltrona-sacco). Anzi, ho notato almeno Rullani (credo, o forse quell’altro, Lalli) e DeBiase che per dire qualcosa con un certo tono si sono seduti a fil di chiappa, sul bordo, sporgendosi in avanti.

Poi me ne sono andato via, a fare delle ore di lezione in Carnia a quattro diciassettenni esistenzialisticamente disperati, per poi tornare al Visionario verso le sei, in tempo per Mafe (donna più alta di quanto avrei detto, e anche più simpatica di quanto avrei detto). Ma il sabato ero lì dalla mattina, ho riso di cuore con Gaspar e l’ho seguito nei suoi ragionamenti, poi mi sono un po’ annoiato, ma a pranzo su in terrazza è stato tutto molto piacevole, belle chiacchiere in clima rilassato. E nessuno sottolineerà mai abbastanza la fortuna di avere a Udine una temperatura così ai primi di febbraio – di solito il sole c’è, ma accompagnato da venti freddi della Siberia, minimo. E invece stare in terrazza era una figata, e siamo diventati tutti una grande famiglia. Ahh. La ripresa dei lavori ha confermato il tono da commedia brillante, o almeno dell’Arte, con tutti i personaggi ben delineati e riconoscibilissimi.

Il goodbye party era al Caffè Contarena, ovvero lo storico bar meravigliosamente Liberty in pienissimo centro a Udine, il quale essendo sabato sera ch’aveva pure il deejay dentro, un vecchio lupo obeso, così per l’aperitivo era pieno di cafoni italoforzuti o peggio, quei giovinastri con il colletto della camicia rialzato e quelle tipe da sottobosco televisivo che troieggiano (ma come cazzo fanno ad avere le gambe NUDE con 5°? e qui da noi si sta parecchio anche fuori dai bar)… e udine non è newyork, sia chiaro, e tolti dieci di loro che forse erano cittadini gli altri vengono giù con la piena dai paesi. Peccato che vengano giù con le automobiline, e nella piazzetta antistante l’ambiente ci fossero credo almeno 500mila euro parcheggiati sui quattro stalli riservati handicap.
Quando siamo riusciti a finire il prosecco, siamo andati a mangiare mortadella da Pieri Mortadele, abbiam chiacchierato un bel po’ intanto che Giordano (che è uno che pensa pulito e ha pure vinto un Premio Recanati) ci passava le bottiglie e la mortazza, e ora che ci penso avevo anche nel tardo pomeriggio bevuto due tagli di rosso con Jacona, Sofi, Della Pasqua, la DottoressaDania e Dadevoti, accompagnando il tutto con paninetto di prosciutto cotto caldo con sopra il kren grattuggiato, ed era sì buono che Antonio ha detto bissiamo e ha fatto benissimo.
Mentre eravamo fuori in strada lì della mortadella, di notte, c’erano almeno Gaspar e Sergio, Antonio e Alessio, forse Joshua, dei ragazzi credo allievi della locale Accademia d’Arte Drammatica hanno improvvisato uno spettacolo dalle finestre del secondo piano della casa contigua, in questa via stretta e curva del centro di Udine: prima ad alto volume delle musiche che mi sembravano tipo anni ’30, tipo altoparlante d’oratorio con le musichette, poi tutta una recitazione abbastanza ben orchestrata di cose di Dante e poi anche un pezzo della “Pioggia nel Pineto”, su richiesta (!) di qualcuno di noi dalla strada; gli attori si sporgevano dalle finestre, e noi sotto applausi, risate, tutto bello.
Sì, sono contento che Udine sia piaciuta a più d’uno; ma la città ha giocato chissà perché un po’ delle sue carte, quella notte, e ha fatto buona impressione (e non pioveva).

Come la sera prima, poi me ne sono andato a ballare. Allo Zoo, stavolta, dove sono riuscito a convincere la tipa al bar timida ma efficentissima a farmi un toast alle tre di notte. Suonava un gruppetto di ventenni, anche loro nervosetti, però di quelli coi ciuffetti e le magliettine attillate.

E per giustificare il titolo, vi dirò che ho visto stasera IntotheWild, il filmone del tipo che va in Alaska. Beh, è tutto chiaro: i sentimenti sono liquidi, e lui ha problemi con l’acqua.



Isotopie narrative

3 pensieri su “State of the wild

  1. senevada

    Ciao ggiovane..
    12/13 gradi a udine a febbraio sono grasso che cola, e che l’ambiente ne risenta positivamente mi pare logica e felice conseguenza…..ma lo sai invece che il tuo “web che leggo”, non è cliccabile? Né sul nome né sulla freccina a fianco?
    Spero di non avere io qualche problema…
    A poi,
    c

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