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Smart cities e smart communities

Smart cities e smart communities: ma quando una città è davvero smart?
di Gianni Dominici – Direttore generale Forum PA

Fonte: Key4biz
Stabilità la necessità di una infrastruttura tecnologica adeguata – fibra ottica, cloudcomputing, dispositivi mobili come sensori, RFID, copertura wifi, apps georeferenziate, cartografia social e aumentata, etc. – Dominici individua tre dimensioni principali di una smart city, quella economica, quella del capitale umano e sociale, quella della governance, e mostra come in ogni caso abbiamo a che fare con l’innovazione sociale.
Questo porta a descrivere modelli diversi di smart cities/communities, come qui sinteticamente riportato.
  • La città delle reti o net city 
  • La città aperta o open city
  • La città senziente o sentient cities
  • La città partecipata o wiki città
  • La città neo-bohème o città creativa
  • La città resiliente
  • La città 2.0.
  • La città come piattaforma o cloud city

Due convegni 

  • “La Giornata delle Smart Communities” organizzata nell’ambito del prossimo FORUM PA che si terrà a Roma dal 16 al 19 maggio. 
  • SMART City Exhibition e che si terrà a Bologna nei prossimi 29-31 ottobre
L’articolo di Gianni Dominici si trova su Key4biz a questo indirizzo, e contiene molti spunti di ragionamento e di approfondimento (vedi anche i link a piè di pagina)

Le città del futuro

Una riflessione di Luca De Biase, da qui.

Le città del futuro

Argomento appassionante, le città. Perché sono il principale contesto esistenziale della maggior parte della popolazione mondiale (secondo l’Ocse). Perché sono generatori di senso e di fatica di vivere. Perché ci parlano del progetto, implicito o esplicito, sul quale la comunità a noi più vicina sembra avere per costruire il futuro.Le città sono reti di relazioni e connessioni. Spesso si pensano come insiemi di case e strade appoggiate su un territorio, ma sono essenzialmente le persone che le abitano. Si attraversano in orizzontale ma nascondono gerarchie talvolta inestricabili. Sono piene di segni e di storia. Sono piene di sofferenze e di indifferenza. Le città sono la rivincita della geografia sulle tecnologie che si pensava le abolissero.

Sono il luogo dal quale parte la disperazione. Ma anche il centro dove nasce la costruzione del futuro. Il paesaggio industriale lascia quotidianamente il posto al paesaggio della conoscenza. Ma è una trasformazione che possiamo pensare. Dedichiamo tanto tempo a pensare internet, ma vale la pena di dedicare altrettanto tempo a pensare la città. In fondo, le nozioni di internet e di città hanno molto in comune…

Ecco alcune riflessioni sulla città che immagino si prepari a costruire il futuro:
1. La città migliore pensa al lungo termine. Il che si vede dalla sua capacità di raccontare la sua missione, identità, visione. Di definire il suo progetto. Di costruire il consenso. Di lasciare scorrere il dibattito e l’informazione libera. Per questo ci vuole, anche, una classe dirigente che sia davvero animata da uno spirito di servizio per la comunità. E una buona rete di relazioni tra università, autorità, innovatori.
2. Emergono indicatori che danno il senso dei risultati ottenuti nella direzione progettuale di lungo termine: infrastrutture e investimenti in ricerca, dotazione tecnologica e stato dell’educazione, attrazione di talenti e accessibilità, connessioni interne e collaborazione tra i cittadini, valorizzazione e produzione di cultura, ambiente e sanità…
3. Si dà un sistema di valutazioni della qualità dei sistemi incentivanti per lasciar fiorire una quantità sufficiente di iniziative tale da trasformarla in un laboratorio continuo nel quale si sperimentano le idee nuove.

Lo so… Si dicono queste cose e poi ci si guarda intorno… Ma l’utopia è una disciplina da coltivare. Imho.

Progettare le città come hardware e software

Da Experientia, diffondo alcuni interessanti ragionamenti di Carlo Ratti: l’argomento è l’ideazione di “… una nuova piattaforma per archiviare e scambiare informazioni che siano sensibili a luoghi e tempo , rendendoli accessibili agli utenti attraverso i dispositivi mobili, le interfacce web e fisiche. Queste piattaforme permettono alle persone di diventare attuatori intelligenti distribuiti, che perseguitano i propri interessi individuali in cooperazione e competizione con gli altri, diventanto così loro stessi attori principali nel migliorare l’efficienza dei sistemi urbani.”

Mi ricorda, in qualche modo, un rastrello: in questo momento diventa interessante progettare dei rastrelli che siano in grado di raccogliere le innumerevoli informazioni e flussi che tutti noi emettiamo durante il giorno, con cellulari e la Rete e tracciabilità, per orientare poi l’interpretazione verso quelle qualità emergenti dal sistema, capaci di far meglio percepire l’Abitanza effettiva di un territorio, osservata in tempo reale attraverso i flussi di persone merci e denaro e idee.

Putting People First in italiano » WikiCity, un progetto MIT

Come può una città operare come un sistema open-source in tempo reale.

Sebbene sembri che l’approccio di questo progetto sia principalmente guidato da una perspettiva culturale, ci sono alcuni elementi centrati sulla gente interessanti:

Nei decenni passati, sono stati sviluppati sistemi di controllo in tempo reale in una certa varietà di applicazioni di ingegneria. Così facendo, è aumentata drasticamente l’efficienza dei sistemi attraverso il risparmio dell’energia, la regolazione delle dinamiche, la maggiore resistenza e tolleranza dei disturbi.

Adesso: può esserci una città che si comporti come un sistema di controllo in tempo reale? Questo è l’obiettivo del progetto WikiCity al MIT. Esaminiamo i quattro componenti chiave di un sistema di controllo in tempo reale:

1. entità da controllare in un ambiente caratterizzato dall’incertezza;
2. sensori capaci di ottenere informazioni sullo stato dell’entità in tempo reale;
3. intelligenza capace di valutare la performance del sistema contro esiti indesiderati;
4. attuatori fisici in grado di operare sul sistema per realizzare la strategia di controllo.

Una città rientra certamente nella definizione del punto 1, e il punto 2 non sembra porre particolari problemi, Per esempio, il progetto di Roma in Tempo Reale usava cellulari e dispositivi GPS per raccogliere gli schemi di movimento della gente e dei mezzi di trasporto, e il loro utilizzo spaziale e sociale delle strade e i quartieri. Ma come mettere in atto la città? Anche se la città contiene di per sè diversi tipi di attuatori come i semafori e la segnaletica stradale aggiornata a distanza, un attuatore ben più flessibile sarebbe i suoi stessi abitanti.

Di conseguenza, noi stiamo creando una nuova piattaforma per archiviare e scambiare informazioni che siano sensibili a luoghi e tempo , rendendoli accessibili agli utenti attraverso i dispositivi mobili, le interfacce web e fisiche. Queste piattaforme permettono alle persone di diventare attuatori intelligenti distribuiti, che perseguitano i propri interessi individuali in cooperazione e competizione con gli altri, diventanto così loro stessi attori principali nel migliorare l’efficienza dei sistemi urbani.

La visione del progetto, portata avanti dal SENSEable City Lab di Carlo Ratti, sta attualmente essendo applicata su Roma, Italia.

Visita il sito del progetto