
Algirdas Julien Greimas ed Erasmo da Rotterdam, pur separati da cinque secoli e appartenenti a discipline differenti, condividono un’intuizione fondamentale: il testo non è semplicemente un contenitore di messaggi, ma un laboratorio generativo dove si articolano sia le strutture profonde del senso sia le forme della soggettività umana.
Erasmo e la grammatica dell’espressione
Erasmo sviluppa nel De copia (1512) e nei Colloquia un metodo pedagogico rivoluzionario: i testi classici non vanno solo imitati, ma analizzati come repertori di possibilità espressive. Quando propone centinaia di variazioni per dire “la tua lettera mi ha fatto molto piacere”, Erasmo non compila un semplice frasario. Sta estraendo dai testi latini una grammatica generativa dell’eloquenza, mostrando come le strutture sintattiche e retoriche possano produrre infinite variazioni di senso e tono.
Per l’umanista olandese, lo studio filologico dei classici rivela pattern espressivi ricorrenti – le figure retoriche, i topoi, le strutture argomentative – che costituiscono una sorta di competenza discorsiva sottostante alla performance testuale. Il testo antico diventa così il luogo dove si manifesta una grammatica implicita della civiltà, che l’educazione umanistica deve rendere esplicita e trasmissibile.
Greimas e la grammatica narrativa
Greimas, nel cuore del Novecento strutturalista, persegue un progetto analogo su scala più ambiziosa: costruire una semiotica narrativa che individui le strutture profonde sottostanti a ogni racconto. Analizzando miti, fiabe, romanzi, Greimas non cerca i contenuti particolari ma le forme invarianti che li organizzano: il modello attanziale, il quadrato semiotico, i percorsi narrativi canonici.
Come Erasmo estraeva dai classici le regole della copia, Greimas estrae dai testi narrativi una grammatica universale del racconto. Il suo schema attanziale (Soggetto-Oggetto, Destinante-Destinatario, Aiutante-Opponente) non è una catalogazione empirica ma una struttura generativa: mostra come ogni narrazione articoli fondamentalmente un desiderio, un mandato, degli ostacoli. Il testo manifesto diventa l’espressione di superficie di strutture semio-narrative profonde.
La soggettività nel e attraverso il testo
Entrambi i pensatori riconoscono il testo come spazio di manifestazione della soggettività, ma in modi complementari.
Per Erasmo, il testo è dove si forma e si esprime l’homo loquens umanista. Attraverso l’imitazione creativa dei modelli classici, il soggetto non si limita a riprodurre, ma si appropria degli strumenti espressivi per articolare la propria voce. La variatio, principio cardine della retorica erasmiana, è precisamente il luogo dove la soggettività si manifesta: nella scelta tra le infinite possibilità espressive. Quando Erasmo incoraggia a riscrivere la stessa sentenza in modi diversi, sta educando a una soggettività retorica consapevole, capace di modulare il proprio discorso secondo circostanze, destinatari, intenzioni.
Greimas affronta la soggettività da una prospettiva diversa ma convergente. La sua semiotica delle passioni (sviluppata con Fontanille) analizza come i testi manifestino configurazioni passionali del soggetto: la gelosia, l’ambizione, la nostalgia non sono psicologismi extra-testuali, ma strutture di senso che si articolano narrativamente. Il soggetto narrativo non è un’entità psicologica pre-esistente, ma una posizione discorsiva che si costituisce nel e attraverso il testo, nella tensione tra essere e dover-essere, tra competenza e performance.
Il metodo comune: dalla superficie alla struttura
Entrambi praticano un metodo che potremmo chiamare struttural-generativo:
Erasmo parte dai testi concreti (Cicerone, Seneca, Virgilio) per estrarne le regole compositive, che poi permettono di generare nuovi testi. Il movimento è: testo → grammatica retorica → nuova produzione testuale. L’adagium, per esempio, non è solo una citazione ma un nucleo generativo attorno a cui costruire variazioni argomentative.
Greimas parte dai testi narrativi per costruire un modello formale, che poi spiega la generazione del senso narrativo. Il movimento è: testo di superficie → strutture narrative profonde → competenza semiotica. Il mito o la fiaba diventano testi-campione da cui inferire le regole universali della narratività.
L’eredità condivisa
Entrambi affidano ai testi una funzione epistemologica cruciale: non sono semplici oggetti di studio ma archivi di competenza. Per Erasmo, i classici custodiscono la grammatica della civiltà retorica; per Greimas, i testi narrativi custodiscono le strutture antropologiche del senso.
In entrambi, inoltre, la soggettività non precede il testo ma si co-costituisce con esso: l’umanista erasmiano forgia la propria voce attraverso l’imitazione variata; il soggetto semiotico si articola nelle modalità (volere, dovere, potere, sapere) e nelle passioni che il testo manifesta.
La lezione comune è profonda: il testo è insieme grammatica e performance, sistema e parola, struttura e soggettività. È il luogo dove l’umano lascia traccia non solo di ciò che dice, ma delle condizioni stesse del dire.






