Città always-on

In questo blog miracolosamente intatto dopo un parziale rifacimento grafico, esordisco nel duemilaeotto con un post squisitamente gangherologico.

Mi trovo infatti a riflettere sulla forme di arredamento urbano da progettare per marcare quei Luoghi territoriali connotati dalla presenza di interfacce verso i Luoghi di abitanza digitale. Ovvero, dove la città atomica e quella digitale si toccano incontrandosi fisicamente in una interfaccia, come un totem elettronico o una panchina-wifi in una piazzetta (interfacce come i polmoni, come le stazioni, come i rituali) .

La tecnologia TIC diventa visibile nei paesaggi urbani, mostra le intersezioni dei nostri ruoli sociali nelle comunità biodigitali, con i nostri movimenti e le nostre tracce attraverso le città, e la nostra interazione con i Luoghi e gli artefatti pubblici.

Mimetizzare questi manufatti? O al contrario evidenziarli e connotarli, rendendoli espliciti segni di valori di abitanza biofdigitale? Luoghi sociali fisici di partecipazione mediatica? Come rendere visibile la rete dell’e-democracy? Come proporre delle attività sociali, che siano utili per scoprire rapidamente nuovi utilizzi urbani delle TIC e suggerisca delle metriche per la valutazione degli interventi, che siano provocatorie (un approccio tipo land-art?) eppure facilmente fruibili per il cittadino? Come progettare interventi sociali che diano buone indicazioni di feedback da reintrodurre nel ciclo di progettazione, ma capaci al contempo di far esperire dimensioni di socialità anche ludica o foss’anche politicamente partecipativa, però sempre con un approccio light, consapevole della user e della group experience? Conviene ragionare per “incursioni sul territorio”, dove dislocare improvvisamente interfacce anche temporanee d’interazione, piuttosto che proporre subito strutture disegnate e costruite in cemento? E dentro quale clima affettivo avverrà il cambiamento dei comportamenti? E’ possibile ipotizzare un certo orgoglio cittadino per la modernità e la qualità dell’offerta dei servizi, su cui poter contare per approntare quei contenitori di comunicazione adeguati alla partecipazione delle collettività dove emergeranno sentimenti di appartenenza e di identità personale e gruppale?

Telefonini, megaschermi, twittervision e flickrvision, blog urbani, webtv dal basso, rilevazioni dei flussi delle collettività, segnaletica dell’abitanza… sarà da colorare degli angoli della città di arancione e dipingere su un muro il logo del feedrss, per indicare le Luoghi territoriali caratterizzati dalla presenza di molte porte pubbliche verso la città digitale? E come sono fatte queste porte (ecco il gangherologo che si agita)?

Di porte di questo tipo, capaci di mettere in contatto due mondi, a me vengono in mente quella di Stargate, il filmone, e lo specchio di Alice. Entrambe ad un certo punto diventano “liquide”, attraversabili. La trasparenza delle interfacce.

Ragionarci sopra, a tutto ciò, include l’obiettivo delle scienze sociali di raccogliere informazioni circa l’uso e gli utenti della tecnologia in un mondo reale, l’obiettivo ingegneristico del test sul campo delle tecnologia impiegate, e l’obiettivo progettuale di ispirare gli utenti e progettisti ad immaginare nuove forme di tecnologia per sostenere le loro necessità e i loro desideri, o viceversa a rendere praticabile delle forme di socialità interumana prima mai esperite.

Ed è giusto sottolineare, decrescendo felicemente, che la tecnologia TIC del networking e del socialweb, esondando dagli uffici e riversandosi nelle strade e nelle case, non deve necessariamente recare con sé tracce di quei valori riferiti al “luogo di lavoro”, come l’efficienza e la produttività a scapito delle altre possibilità. Se sperimentazione ha da essere, in questi tempi pionieristici, allora che sia libera e coraggiosa, e talvolta magari financo un po’ futile ma divertente, nella consapevolezza che dal moltiplicarsi delle pratiche spontanee di Doppia Abitanza emergeranno immancabilmente i nuovi comportamenti sociali delle collettività connesse.

Isotopie narrative

FacebooktwitterlinkedintumblrmailFacebooktwitterlinkedintumblrmail

2 pensieri su “Città always-on

  1. senevada

    Mizzica, vecchio blogger! Bellittimo.
    Voglio subito il muro di fronte casa colorato di arancione!
    Mi son sentito trasportato dentro i gangheri e, per una volta, invece che sforzarmi di comprendere, mi son immaginato tutto e bene, e ci ho detto:
    “Ma vedi che possibilità…!”

    Mandi

I commenti sono chiusi.