… what we have been waiting for, da mo’

Ne ho parlato molte volte, ma non ho nessuna voglia né mi piace autolinkarmi: usate il motore qui a fianco, sul blog. Venite a trovarmi. Parole chiave come websocialità, tecnologia tracciante, l’emergere e la visibilità delle reti sociali, prossemica digitale, abitanza… ecco, cercate “blogroll” e troverete dei nuclei di ragionamento pertinenti.

Perché nei blog, primi Luoghi conversazionali identitariamente connotati, i blogroll erano le boe di segnalazione delle reti sociali di partecipazione, erano cotesto che provvedevano contesto, legittimamente rientravano nell’interpretazione degli scritti e del loro autore.
L’elenco dei blog seguiti delineava conseguentemente la nostra appartenenza a determinati cerchi di affinità tematica o stilistica, permettendo in chi ci leggeva di raffigurarsi la nuvola di socialità digitale dove collocarci. Nasceva la percezione di un ecosistema, nicchie e habitat, come da sempre l’umanità è fatta di gruppi che si intersecano, e una volta bisognava essere un gruppo grande per avere la forza di diventare visibili (costruire torri, fondare partiti politici).
Ma quei blogroll erano espressione della nostra volontà di dare immagine della nostra nicchia ecologica, erano segnaletica negoziata e patteggiata nello scambio link, erano frutto di frequentazione assidua e duratura di altri blog, quando non c’erano i feed, non c’erano aggregatori automatici, bisognava recarsi di persona fin dai nostri a mici e andare a trovarli a casa loro, insomma era tutto romanticamente unopuntozero, e saper mettere un
al posto giusto ti salvava tutta la grafica sbilenca.

Poi, sappiamo, ci fu la grande esplosione del web sociale, di cui i blog sono primissima espressione grazie a quel bottone “Commenti” che abilita il dialogo; un blog con i commenti chiusi non è considerato un blog nell’accezione comune, ma una pagina di espressione personale, quando i blog erano ancora web-log, senza scintille di socialità. Peraltro credo che le grammatiche della socialità allora sancite (esistevano da prima, alla base ci sono i valori diffusi della condivisione e dell’orizzontalità del web stesso) dai blog facciano tuttora sentire il loro effetto sulla conversazione in Rete, tant’è che in giro ci sono guerricciole tra chi vorrebbe rimanere vicino a quegli stili comunicativi, e chi invece formatosi già dentro i social network pratica differenti approcci alla conversazione online, adotta diversi atteggiamenti rispetto a esempio alla necessità di provvedere contenuti articolati, di provare a fornire apporti originali, di aver cura degli spazi interpersonali al fine di offrire ospitalità e garantire apertura al dialogo.
Non che questo oggi non avvenga, ma i barbari hanno il loro stile, tutto qui. Nuove forme di civiltà nasceranno, perché siamo sempre dentro un dialogo tra le esigenze di espressione personale, strumenti per comunicare, e ambienti sociali dove una innovazione tecnologica o una modificazione minima dei comportamenti induce cambiamenti negli altri componenti e quindi nell’intero ecosistema. Chi per primo ha colonizzato questi Luoghi antropici digitali, acquisendo autorevolezza agli occhi degli altri per la propria capacità di aver saputo individuare e abitare ben arredandola una precisa nicchia conversazionale, si trova un po’ a disagio ora che tutto sta cambiando in direzione di una socialità talmente ampia e esplosa da non poter essere inquadrata e governata con un semplice blogroll.

Il problema è la visibilità ovvero la percezione delle reti sociali digitali, dicevo.
Il blogroll era un segno (un sintomo, per la precisione, in quanto segno “fisicamente” connesso con ciò che era da riportare) della mia rete sociale, ma con l’esplosione dei Luoghi digitali abitati quali communities, stabilimenti di umanità come i socialnetwork planetarii, gli ambienti di lifestreaming, con milioni di nuove persone che accedono al web e con il moltiplicarsi del mio dire in decine di discussioni e posti diversi, come tenere traccia della mia partecipazione alla Grande Conversazione, come riuscire a avere una rappresentazione adeguata della mia identità sociale, come poter indagare le reti relazionali su web? Come si propagano le idee?
Teniamo presente che un mucchio di gente è interessatissima a questa cose, sociologi e psicologi e webantropologi, microinterazionisti, analisti conversazionali dei social media, professionisti del marketing attenti alle profilature degli utenti e ai loro comportamenti più o meno nomadi o stanziali, giornalisti, animatori di communities ludiche o professionali, designer di software per dispositivi mobili connessi, operatori dell’industria culturale consapevoli del valore odierno del passaparola e del virale e della disintermediazione, economisti e pedagogisti e formatori, progettisti della pianificazione territoriale e delle nuove forme urbanistiche.

Beh, figuratevi, ci han sempre provato a costruire queste rappresentazioni della socialità online. Classifiche di blog che emergevano da algoritmi per il calcolo della notorietà fondati su analisi dei link in ingresso e in uscita, dei click effettuati, rimandi su rimandi intertestuali da organizzare magari graficamente per meglio comprendere a colpo d’occhio l’intersecarsi delle galassie conversazionali, troppo complesse per essere descritte.

In ordine di tempo, spetta a Vincenzo Cosenza aka Vincos l’ultimo tentativo nell’aver provato a rendere visibili le reti sociali digitali, realizzando una buona mappa della blogosfera e affini con strumenti specifici per l’analisi di “strutture di comunità”. Oltre alla rappresentazione quantitativa offerta dal numero dei collegamenti, in grado comunque di far emergere i maggiori hub della Rete italiana, Vincenzo sta curando la pubblicazione di ulteriori post in cui prendere in considerazione i “naturali” raggruppamenti dei blog analizzati secondo cluster capaci di mostrare appunto le affinità tematiche.
In realtà, come facevo parlando di tecnologie traccianti, a me interesserebbe avere strumenti per poter percepire le nebulose della partecipazione, poter raffigurare i commenti e gli interventi ovunque essi appaiano, che potessero mostrare il mio abitare attivo e le intersezioni con persone e gruppi.

Vi è poi un’altra possibilità di analisi, per l’emersione delle reti sociali a cui partecipiamo. Ne parlavo anche di questo, cercate Connect su in alto, quando qualche mese fa sono comparsi dei widget (Google Friend Connect, Google Profile, Facebook Connect) da mettere o da sottoscrivere qui e là sui nostri luoghi di frequentazione.
Google deve averli fatti un po’ girare, e questi dispositivi cominciano a dare dei frutti, permettendo di cogliere la cerchia sociale dentro cui sguazziamo. Ma si può fare decisamente di meglio.

Isotopie narrative

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