Stato federale

Come ognun di voi approverà, vi è una giusta causa alla taglia degli organismi viventi, al loro volume fisico (già a sentirmi parlare di cause, so che questo sarà un post metafisico).
E’ un gioco sottile, quello tra dimensioni e ambienti di vita, come sottile e potente è il linguaggio, ineffabile ed Altro da me, della Natura e dell’evoluzione – o meglio co-evoluzione, mia e dell’ambiente, con uno spruzzo di feedback, grazie.

Nei racconti di fantascienza si prova ogni tanto a rimpicciolire esseri umani alle dimensioni di qualche pollice (racconti americani), e nessuno fa mai i conti con l’idea che i rimpiccioliti morirebbero di caldo, perché il volume si riduce in esponente 3, la superficie in esponente 2, e quindi verrebbe a mancare una adeguata dissipazione termica, e quelli sarebbero fritti.
E’ la spiegazione che poi viene data per spiegare la fine dei grandi dinosauri, quando la temperatura è scesa di qualche grado qualche decina di milioni di anni fa; e loro poveretti erano anche a sangue freddo, diversamente da qualche piccolo protomammifero che poteva inoltre sfruttare un sistema interno basale più elaborato.

Insomma, un topo è grande esattamente quanto deve essere un topo, e questo non è mica sempre vero, perché dipende dall’ambiente di vita, dalla nicchia ecologica. Per restare in fantascienza, potremmo un giorno incontrare un topo di un altro pianeta, grande come un autobus. Ma per quanto ci riguarda, vi prego restiamo nel nostro sistema di riferimento, il pianeta Terra. Quindi, il topo è grande esattamente quanto deve essere un topo, in Norvegia diversamente dal deserto in Egitto.

Ora getto nel discorso il vero argomento.
“Le due polarità ideali del federalismo sono il cosmopolitismo e il comunitarismo. La dimensione nazionale dello stato è ormai inadeguata non solo per affrontare i grandi problemi contemporanei la cui dimensione è mondiale, ma anche per garantire una effettiva partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica ed una efficace programmazione del territorio. Specialmente in Europa, dove il processo di integrazione è giunto ad uno stadio avanzatissimo, è evidente che lo stato nazionale deve cedere competenze sia verso l’alto (il governo europeo) che verso il basso (le comunità territoriali minori, come le regioni e i comuni).”

Ecco, parlo di dimensione degli Stati nazionali, e cerco di ragionare sull’Europa delle Regioni, su Spinelli, e delle pantegane che troviamo nelle città, che per adattarsi all’ambiente si sono modificate nel corso delle generazioni, diventando bestiacce.
Parlo di livelli di interdipendenza nell’ambiente di vita di organismi culturali (come l’idea di Banca e Stato sono, con le loro realizzazioni materiche), che non so perché ma possono essere letti come dinamiche narrative, come processi di assunzione di senso (la Natura pronuncia il suo discorso e lo allestisce nello spazio del discorso Vita, le collettività umane si esprimono nella gestione del territorio e nella riflessione su se stesse). Organismi naturali ed organismi culturali, nella rete della complessità sistemica e dell’emergenza (sulla superficie testuale) di configurazioni di senso, come un topo oppure uno Stato nazionale.

Il fatto è che qui l’ambiente è cambiato, e gli organismi si devono modificare per essere adeguati.
E’ cambiato il mondo, ed il modo come percepiamo e riflettiamo sul mondo. E tra l’altro siamo stati noi a modificare il mondo, e questo mi ha già portato ad esprimere su questo blog la necessità assoluta di inserire nei piani educativi per le nuove generazioni dei ragionamenti afferenti alla Cultura Tecnologica, ovvero alla riflessione consapevole dell’agire umano complessivo sull’ambiente di vita.

Ebbene, ritengo sia possibile una re-ingegnerizzazione delle forme degli Stati. Si tratta di strutture e processi che possono essere maggiormente adeguati al mondo moderno. Per fare un esempio legato alla realtà tecnologica ed esistenziale in cui state leggendo queste righe, le organizzazioni statali (basate su idee di Stato ancora più vecchie) sono state progettate e messe in funzione in un epoca in cui le idee circolavano ad una velocità misurata in settimane (esposte su media come testo scritto, veicolato da trasporti tradizionali, nell’800, a cui si sono poi aggiunti audiovideo, telefono e aereo) e non istantaneamente come oggi.

Politicamente, io trovo affascinante l’idea di Stato Europeo Federale.
Sono degli articoli lunghi, me se volete trovate delle pagine sullo Stato federale, sul Movimento federalista Europeo, su Altiero Spinelli, sul Federalismo.

Chi mi commenta dipingendomi leghista, di sicuro non le ha lette.

La verità è che sono preoccupato per il referendum di fine giugno.

Isotopie narrative

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