SchoolBookCamp a Fosdinovo

Questo è un parallelo che mi gioco spesso, quando devo raccontare dei cambiamenti di mentalità soggiacenti ai cambiamenti tecnologici.
Inventando il proiettore e la pellicola perforata per il trascinamento, i fratelli Lumiere inventarono la tecnologia della cinematografia. Poi divennero necessariamente anche cineasti, perché dovevano ben mostrare qualcosa al pubblico. Ebbene, forse le loro strutture mentali erano ancora legate al mondo della fotografia, forse avevano una visione documentaristica, ma in ogni caso produssero dei contenuti grammaticamente caratterizzati da inquadratura fissa, punto di vista centrale, piano sequenza, come nella famosa scena del treno che ci viene incontro e che fece urlare dallo spavento i primi spettatori della settima arte.
Era come filmare il teatro, e riproporlo con un fascio di luce.
Negli stessi anni finesecolo però un genialoide di nome Georges Melies, il secondo padre del cinema, già scopriva le nuove potenzialità narrative del media, e produsse pellicole in cui utilizzava tecniche di esposizione multipla e di dissolvenza, ma soprattutto elaborò delle tecniche di montaggio, la qual cosa costituisce il proprium dell’arte cinematografica, permettendo intrecci paralleli, ellissi, anticipazioni flashforward e flashback, grammatiche innovative, nuove tipologie di narrazione. Melies aveva compreso la specificità del mezzo, dalle possibilità tecniche dello strumento aveva saputo ricavare una poetica formalmente innovativa, nascevano opere che avrebero potuto vivere solo nel nuovo linguaggio cinematografico.

Tralascio i ragionamenti su televisione e web, tanto avete capito. Al mondo c’è sempre chi ripropone i contenuti e le forme narrative del vecchio media dentro i nuovi linguaggi (e va benissimo, visto che i media si integrano tra loro e non si escludono a vicenda), e chi invece prova a esplorare le nuove possibilità di racconto offerte in questo caso dall’ipertestualità.

Nei prossimi giorni parteciperò allo SchoolBookCamp al castello di Fosdinovo, tra Sarzana e Carrara, dove l’argomento principale delle discussioni sarà costituito da ragionamenti sull’editoria elettronica, sui learning object, sui dispositivi lettori di ebook, sulle novità in àmbito scolastico conseguenti all’introduzione di questi nuovi supporti della conoscenza.
C’è una circolare ministeriale n. 16 del 10 febbraio che vincola le scuole ad avviare una “progressiva transizione ai libri di testo online o in versione mista a partire dalle adozioni relative all’anno scolastico 2009-2010”.
E stiamo parlando del buon vecchio libro di testo. Che però con l’ipertestualità esplode, e non riesce più a far stare comodi i contenuti su una angusta pagina. Anzi, molti libri scolastici così come sono pensati non hanno più senso di esistere, come molta manualistica, visto che oggi i nodi di conoscenza vivono in Rete, e lì abitano anche le relazioni tra le persone che rendono quei nodi patrimonio culturale condiviso e in continuo accrescimento.
Il libro non è vecchio, è semplicemente inadeguato in relazione a certi scopi concreti di trasferimento delle conoscenze.

Interessante sarà anche seguire i ragionamenti sui format di contenuto, quei learning object da fornire come pillole agli studenti (vecchia visione di un e-learning più tagliato sull’addestramento che sull’apprendimento significativo, ovvero socializzato) e sui quali articolare il percorso formativo, nonché sugli e-book reader, come Kindle e gli altri, che presi di per sé sono degli splendidi oggetti tecnologici, e non vedo l’ora che in qualche classe qui dalle mie parti vengano finalmente avviate delle sperimentazioni serie, dove ai ragazzi viene fornito un lettore e l’insegnante indica loro via via quali testi scaricare, piluccando dagli ormai ampissimi archivi online di materiale didattico gratuito o disponibile a pagamento presso le case editrici, oppure meglio ancora fornendo spesso loro le proprie schede e dispense in formato digitalizzato. E possibilmente dispense pensate in maniera ipertestuale, ricche di link verso risorse multimediali su web, e non semplice riproposizione di vecchi format testuali, lineari, dentro i nuovi linguaggi.

Al convegno (formula barcamp, ma piuttosto ibrida) ci saran inevitabilmente persone che parleranno di cose che non capiscono, quelli che non abitano in Rete e non comprendono bene l’ecosistema della conoscenza attuale, ci saranno gli apocalittici e gli integrati, i laudatores temporis acti del “niente sostituirà mai il libro” e del “dove andremo a finire”, ci saranno dei visionari, ci saranno quelli che proveranno seriamente a ragionare di innovazione nel mondo scolastico. Con il paradosso che il Kindle e i lettori di e-book sono oggetti connessi via wifi, e nelle scuole non c’è il wifi. Vedremo, poi vi racconto.

Isotopie narrative

3 pensieri su “SchoolBookCamp a Fosdinovo

  1. Walter

    Io sarò ignorante, ma prima del book elettronico (che a me starebbe benissimo, s’intenda), non sarebbe il caso di vedere a che punto siamo con l’alfabetizzazione tecnologica?
    Quanti PC ci sono e come si usano.
    Mi sa della solita Storia all’Italiana.
    E mi sa che mi tocca sempre sperare e basta.
    Manda una cartolina (virtuale).
    Dan (Transit)

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  2. Mario Guaraldi

    1. Salute a Giorgio,Maurizio, Noa, Fulvio, Gianni e a tutte le dozzine di editori, redattori, in segnanti, free-lance, blogger (ma quanti eravamo, in realtà ? una marea… ) che hanno condiviso questa full-immersione nel futuro del libro scolastico (e non), con livelli di adrenalina capaci di sciogliermi i calcoli che mi angustiavano. Bella, bella esperienza davvero, passione, voglia di ascoltare oltre che di parlare, narcisismi ben shakerati con senso di responsabilità: dimostrazione che il metodo collaborativo paga, che professionalità e gratuità possono andare a braccetto quando ci sono in ballo valori autentici. E nel nostro caso, ha ragione Maurizio a indicare che la concorde valutazione di tutti è stata quella che di ripensare tutto intero il progetto educativo e didattico, senza fermarsi ai suoi “strumenti” più o meno tecnologici; allargando anzi il dibattito al mondo della rete.
    La dice lunga il fatto che i partecipanti abbiano tutti rigettato la logica dei singoli gruppi di discussione originariamente proposti per convogliare in un unico confronto collettivo i problemi, le domande e le proposte che ciascuno di noi si portava appresso.
    Bella, grande esperienza di “democrazia” : anche rispetto alle caterve di circolari e disposizioni ministeriali che da subito gettano un’ombra sinistra sulla legittimità stessa della originaria norma fascista che IMPONE l’adozione del libro di testo e lo vincola a “contenuti didattici” precisi, alla faccia dell’autonomia didattica dell’insegnante. Geniale trovata mussoliniana di organizzazione precoce del consenso a cascate successive: degli insegnanti, degli allievi, delle famiglie (che pagano, e come se hanno pagato, carissima, quella geniale imposizione di contenuti scelti da altri…).
    Anche questo è emerso, una dolorosa pillola rossa che ha improvvisamente mostrato come la stessa sinistra sia non solo caduta in questa trappola, ma addirittura l’abbia cavalcata divenendo fisiologicamente “reazionaria” e “conservativa” … Ma anche al rischio di “buttarla in politica” si è giustamente sottratta un’assemblea scafata e tutta protesa al nocciolo della questione educativa.
    Non mi azzarderò a tentare una sintesi del molto detto: ma mi piacerebbe che tutti assieme riprendessimo il filo delle proposte “positive” e “creative” bruscamente reciso da uno sconsiderato intervento di una dirigente scolastica (che non aveva partecipato ai lavori) che pretendeva di delegittimare l’assemblea a discutere di scuola e di didattica. Come dire: la scola è “cosa nostra”, a noi il libro va bene così com’è, di che vi impicciate? Ho chiesto scusa pubblicamente a quella Dirigente scolastica per il modo eccessivamente aspro con cui ho reagito alla sua offensiva dichiarazione. Ora voglio pubblicamente ringraziarla per avermi mostrato direi quasi fisicamente il volto vero del “pensiero burocratico” ripiegato su sé stesso, dalla didattica fine a sé stesso, de-finalizzata da ogni vera vocazione educativa, che forse ogni insegnante combatte in sé stesso, nelle proprie fibre più intime. Aveva davvero ragione San Paolo: ogni guerra, ogni violenza nasce dal cuore stesso dell’uomo. E’ questo il nemico vero da battere…

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  3. LauraP

    Bene, bene … come avrei voluto essere lì ad ascoltare e a discutere … vorrei seguire ora le vostre tracce per saperne di più. La discussione continua in qualche luogo della rete?
    Devo cercare i contributi come i sassolini di Hansel e Gretel partendo dal sito dello SchoolBookCamp?
    Laura

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