Pettino i flussi, ascolto territori, semino conversazioni

Siamo sempre nel settore Aggregatori, ma qui si aggiunge la reimpaginazione. Costruire quindi un contesto grafico e situazionale, arredare gli spazi di enunciazione, e chiaramente per farlo si ricorre a codici espressivi tipici di una certa stilistica. Quella degli oggetti culturali che storicamente pettinano i flussi, le news e gli eventi, ovvero i giornali.
Di tutte queste onde di feed e status e conversazioni che lambiscono le sponde della nostra isola digitale personale, tutte le chiacchiere dei nostri amici su facebook o twitter o il socialcoso che preferite, cosa ne facciamo? Che poi isole non c’entra niente, era per restare nella metafora delle onde, e scrivere che le onde lambiscono la nuvola mi sembrava troppo surreale così d’acchito, ma invece ci sta tutto, ora che me lo riguardo, e mi immagino i flussi che a ogni giro di server si fan notare nella casella di posta o sul reader o nei numerini in alto a sinistra di facebook, reclamando attenzione, spostando la nuvola del mio abitare in rete, luoghi e azioni e dire e ascoltarela nuvola del mio Io con i suoi sensori e i suoi display.
Insomma, servizi web che prendono i vostri flussi di conversazione sui social, e ve li presentano bene, organizzati e abbelliti.
Partendo da Twitter, potete costruirvi un Paper, usando il vostro account come fonte delle notizie (e quindi la vostra cerchia sociale) oppure un hashtag specifico, attorno cui il servizio arrotola le news e le dispone sulla pagina.
Le ridispone. In-forma le informazioni. Re-in-forma. Ri-veste, riconfeziona.
E qui ci starebbe tutto il discorso di come forse il recupero di certi stili, di certi codici per noi non problematici (come una pagina di giornale) possa costituire la cornice rassicurante dentro cui provare a organizzare la complessità, secondo criteri di pertinenza nostri idiosincratici. Tengo bassa la quota d’ansia, reimpaginando. Distillo, e riorganizzo l’oggetto. Curation. Che poi re-immetto nel flusso, arricchendo e fornendo contesto ulteriore a quella selezione di notizie filtrate dalle mie reti amicali.
E lo stesso si può fare con Facebook, usando http://www.wowd.com, da usare proprio come una pagina per riorganizzarsi il flusso fb. C’è tutto un calderone sotto di scambi, parolechiave, memi che girano, commenti di amici, chi ha detto che il modo che ha facebook di mostrarci tutto sia quello migliore?
Per pettinare i flussi secondo parolechiave, va bene anche PostPost.
Anche di Diaspora si parlerà, magari più avanti, quando usciranno dall’alpha, come dicevo.
Il socialnetwork opensource, quello dove nessuno mi può chiudere l’account, dove i miei dati sono miei, quel socialnetwork che vive lui stesso sulla nuvola, nell’insieme dei nodi: potrei metterlo sul mio spazio web, farlo girare sul mio database, poi lui si sincronizza con tutti gli altri Diaspora della rete, e nessuno può chiuderlo, mancando il centro (e la circonferenza è ovunque).
Si stanno creando le reti sociali lì dentro, intanto. Per chiamata diretta, non ci sono ancora strumenti per vedere gli amici degli amici. E anche questa cosa qui ricade sempre più dentro codici comportamentali che pian piano stanno diventando competenze. Non è la prima volta che migriamo tra socialnetwork, sono annoni che rifacciamo le stesse azioni, ricreiamo cerchie sociali, abbiamo liste che risalgono ai forum e a MySpace, ogni volta ripopoliamo i nostri Luoghi e ogni volta selezioniamo e edifichiamo reti con maggior esperienza, con maggior perizia.
Senza chiudersi troppo, ché conosciamo la bellezza della serendipità e l’incontro con l’ignoto, ma senza perdere di vista la qualità della comunicazione  e l’economia della nostra attenzione.
Anyway, il web è sempre sulle prime pagine dei giornali.
Si tratti di politici, giornalisti, imprenditori, innovazioni territoriali, fughe di notizie, regolamenti e normative, ogni giorno si parla di cose in cui c’entra internet, e questa narrazione è ben alta nelle agende delle redazioni.
Ci hanno scoperti. Qualcosa cambierà sicuramente nel prossimo futuro, l’attenzione è tutta lì, che il Potere intenda controllare le cose si è sempre visto, perché il primo scopo del Potere è mantenere il Potere.
E allora io farò il panegirico dell’Età dell’Oro, questa dozzina d’anni in cui si è potuto fare quello che si voleva qua dentro, e penso alla gigantesca ondata di contenuti culturali che mi ha investito, penso che anziché vedere 100 film ne ho visti 1000, anziché leggere 1000 libri ne ho letti 10.000, e conosciuto persone che usano bene la testa, anche se fanno cose incomprensibili e magari un domani illecite. Quel che Internet doveva fare, l’ha fatto: ha creato persone diverse, ha nutrito la loro testa con modi e contenuti nuovi, ha cambiato il DNA culturale delle collettività, ha mostrato possibilità e opportunità per migliorare la vita.
Perché dell’industria culturale non mi preoccupo, visto che il cambiamento è più grande di loro, e chi rimane fermo a lamentarsi o a cercare di monetizzare alla vecchia maniera giustamente morirà, mentre chi ha saputo inventarsi cose adeguate è diventato ricco comunque. Per lo meno ora l’immaginario viene arredato da tutti noi, e non da Hollywood soltanto.
Dei politicanti invece mi preoccupo, perché oltre a voler “naturalmente” controllare tutto (analoni) sono anche ignoranti della questione, e quindi vogliono normare nel modo sbagliato.
L’impreditore web cerca di conquistare il mercato, ma prima deve capirlo. Il politico web no, non capisce o se ne fotte, gli serve solo il riflettore mediatico per essere paladino di questo o quest’altro. Ma i media siamo noi, e ne faremo un sol boccone.

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