Dài, che cade la Pisanu e il prossimo anno bloggo dal bar

Lo dice Maroni, questo pessimo decreto Pisanu sarà modificato e si potrà navigare liberamente anche nei wifi italiani. Oddio, liberamente è parola grossa, ci sono delle complicazioni, ma non si sa ancora bene niente. Leggete Zambardino o Maistrello per altre info e considerazioni.
E’ molto tempo che ne parliamo, l’altr’anno firmammo anche una Carta dei Cento per il Libero Wifi.
Quello che vorrei dire io è che l’atteggiamento di Maroni mi sembra quello di chi fa una concessione, e la qual cosa mi sta sommamente e pesantemente sui coglioni.
Hanno bloccato la società per cinque anni, siamo terribilmente indietro, e lui con l’aria di chi dice “Comunque controllare è giusto, eh? Dobbiam sapere tutto. Alleggeriamo giusto un po’ i vincoli.” elargisce il giocattolo.
E quindi, tagliamo la fuffa: io vorrei sapere quante indagini di polizia o di un magistrato su questioni di terrorismo sono state impostate in italia negli ultimi cinque anni, che abbiano riguardato o consultato i tabulati delle connessioni pubbliche. Voglio i fatti, i numeri, le quantità. Voglio sapere se questo pateracchio tutto itaiano ha fatto del bene al paese, oppure voglio sapere se negli altri Paesi europei o negli Stati Uniti, dove non si dà il caso che il wifi sia disponibile solo dopo autenticazione, sono cretini a non averlo fatto.
Eppure i proverbi parlan chiaro: “se sembra che tutti ti vengano addosso, sei tu che sei in contromano”.

2 pensieri su “Dài, che cade la Pisanu e il prossimo anno bloggo dal bar”

  1. Anonymous

    Premetto che non potrei essere più d’accordo sul bisogno di aprire le reti e di diffonderle e liberalizzarle sempre di più. Ma trovo una pecca logica nel ragionamento “vorrei sapere quante indagini di polizia o di un magistrato su questioni di terrorismo sono state impostate in italia negli ultimi cinque anni, che abbiano riguardato o consultato i tabulati” etc. Se – e non lo credo – questa misura fosse stata corretta, potrebbe esserlo stata perché ha scoraggiato o impedito tentativi di qualunque tipo. Se uno installa una porta blindata, non è che qualche anno dopo si lamenta perché nessuno ha cercato di forzargliela: non hanno cercato di forzarla *proprio* perché si vedeva che era una porta solida.

    E comunque, ancora una volta, era ora che si mettesse una pietra su ‘sto decreto (sperando che sia la volta buona).

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  2. Giorgio Jannis

    Hai ragione, anonimo.
    Io stesso mi sono sempre dichiarato a favore degli sperimentalismi locali, cosicché poi sia possibile estendere a tutti quello che si è rivelato positivo (fatta salva l’originalità del contesto di applicazione, ragion per cui esportare buone pratiche non è sempre possibile).

    Per questo non discuto l’azione deterrente, ma guardavo a reintrodurre nel processo quello che abbiamo appreso.
    L’italia ha fatto la sperimentazione, unica in Europa in questo modo, servirebbe una valutazione, e trarne migliori indicazioni per il futuro e per il modo con cui approcciamo il problema.

    Aggiungo una considerazione: l’effetto di una porta blindata è anche contribuire a creare un clima di segreto, chiama l’attenzione, fa proprio sorgere quel timore del vivere che lei stessa dice di combattere.
    Una porta blindata è come una profezia autoverificantesi.
    E proprio il clima dentro cui viviamo questi cambiamenti di cultura digitale è determinante per comprendere appieno i nuovi significati della socialità connessa.
    Quest’ansia di controllo è cosa molto italiana.

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