Beatles, Apple, Times (are a-changing)

Innanzi tutto, cerchiamo di ricordare: i Beatles sono dei poveretti, in confronto a quello che hanno venduto e tuttora vendono. Il buon Epstein aveva forse fiuto come pr e curatore d’immagine, ma dal punto di vista economico-finanziario si è fatto buggerare in lungo e in largo.

Notorio è l’episodio di quando andò a contrattare i diritti per la Capitol americana, ed esordì dicendo: “Non accetteremo meno del 12,5%”, al che i manager prontamente assentirono, visto che stavano per offrirgli il 25% su tutti i proventi delle vendite americane dei dischi del Favoloso Quartetto.

Oppure quella volta che affidarono tutto il merchandising per gli States ad un tipo ubriaco conosciuto in un bar (se avessi il diritto di vendere anche solo una spilletta con sopra la parola Beatles, vi scriverei dalla mia stazione spaziale orbitante).

Insomma, i Beatles hanno visto solo pochi spiccioli dell’immensa fortuna guadagnata, hanno avuto pessimi consiglieri ed amministratori che cercavano solo di fregarli, in piene visioni da acido hanno dato vita a progetti imbarazzanti, tipo comprare un intero building a Londra, dipingerlo di bianco e venderci solo abbigliamento di colore bianco, un negozio dove non serviva pagare e le impiegate telefonavano per farsi accompagnare a casa in limo mettendo tutto sul conto della Apple, dopo che loro e decine di altre persone avevano festeggiato tutto il giorno con cibo alcool e acidi offerti dalla casa.

Ecco, la Apple Corporation, l’idea finanziaria che avrebbe dovuto cercare di rimettere in sesto i conti dei Beatles. LE vere questioni volgarmente pecuniarie per cui di lì a tre anni, nel 1970, il gruppo si sarebbe sciolto. Non approfondisco il discorso, compratevi i libri o cercate in rete.

Senonché, fin dal 1978 la Apple Corps ha cercato di far causa alla Apple Computer, perdendo regolarmente. L’8 maggio 2006, l’Alta Corte ha sancito che l’utilizzo del marchio della mela, in relazione alla novità dell’iTunes Music Store, è legittimo, intanto perché è collegato al negozio, e non ai contenuti creativi musicali veicolati, ma soprattutto perché in un contratto del 1991 la Apple Corps aveva riconosciuto alla Apple Computers, al punto 4.3, il fatto che “alla computer company è permesso usare il logo mela in connessione con ogni forma di distribuzione musicale eccetto i formati fisici”.

Ahia, che batosta. Negli ottanta l’ex-negretto pedofilo (vedi foto) ha comprato i diritti delle canzoni e Paul si arrabbiò alquanto. I Beatles non ci sono su iTunes, non hanno mai dato il permesso per via dell’annosa questione. Hanno cercato di tutelare il marchio Apple, e non ci sono riusciti. Il mondi si è evoluto in direzione di formati immateriali, e loro non hanno saputo prevederlo. E ora Paul, Ringo e le vedove Lennon e Harrison devono pagare qualche milione di sterline per la causa persa. Sono 40 anni che cercano di tutelarsi, e non hanno ancora capito niente.

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