Il senso ingabbiato

Sebbene la critica semiotica degli anni Sessanta avesse lucidamente individuato nel messaggio televisivo un simulacro di partecipazione, l’attuale mediascape digitale ha radicalmente trasmutato la natura stessa del segno, rendendolo non più un veicolo di senso compiuto, bensì un’unità predittiva all’interno di un’economia della sorveglianza che agisce anticipatamente. Poiché le piattaforme non si limitano a osservare passivamente i comportamenti dell’utente, esse finiscono per modellare ineluttabilmente il futuro attraverso una pre-interpretazione algoritmica che svuota il discorso individuale della sua intenzionalità originaria. In questo scenario, l’autonomia del parlante appare ontologicamente compromessa, dato che ogni espressione di dissenso o di creatività viene istantaneamente sussunta entro flussi di dati che ne neutralizzano il potenziale eversivo, trasformando il “senso” in pura probabilità statistica.

Mentre la manipolazione del consenso di stampo fordista operava per grandi aggregati sociali, la sorveglianza predittiva contemporanea frammenta il reale in micro-target, cosicché la verità non è più l’esito di un processo dialettico, ma il risultato di un’ottimizzazione computazionale finalizzata alla persistenza dell’attenzione. Quantunque l’utente si percepisca ancora come autore sovrano delle proprie scelte, egli abita in verità un orizzonte di possibilità preventivamente recintato, dove il significato non scaturisce dall’interazione organica tra segni, ma dalla capacità del technoscape di precludere ogni deviazione dalla norma prestabilita. Pertanto, la semiotica oggi deve necessariamente trasformarsi in una critica dell’infra-segno algoritmico, indagando come la logica della sorveglianza di massa non cerchi più di convincerci di una specifica ideologia, bensì di renderci superflui rispetto alla produzione automatizzata del mondo, proprio perché il nostro futuro viene scritto subdolamente ancor prima che noi possiamo anche solo immaginare di desiderarlo diversamente. Se la semiotica del Novecento svelava cosa il potere voleva dirci, la semiotica del presente deve svelare cosa il codice ha già deciso che noi saremo.

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