Sorveglianza predittiva, strategie per la Resistenza

Possiamo ragionare di una strategia di “attivismo digitale” per contrastare la modellizzazione del mondo operata dalle IA, analizzando l’interfaccia come forma di linguaggio, oppure scavando nel “dietro le quinte” degli algoritmi e della raccolta dati.
Abbiamo una Semiotica del Prompt, e l’algoritmo come Autore: se negli anni ’60 ci si chiedeva come l’emittente manipolasse il messaggio, teniamo fermo oggi la considerazione che oggi l’emittente è spesso un’Intelligenza Artificiale. Quindi il design delle piattaforme (i tasti, i feed infiniti, le notifiche) non è solo uno strumento, ma un testo semiotico che scrive il comportamento dell’utente. La sorveglianza di massa trasforma i nostri comportamenti in segni che l’algoritmo rielabora per creare un consenso non più basato su ideologie, ma su impulsi all’azione, in scariche di dopamina, in polarizzazioni delle credenze non pià stabilmente fondate, ma mutevoli da una settimana all’altra, secondo cicli infiniti di meme circolanti.
Il segno certo “sta per qualcos’altro”, ma nell’economia dei dati il segno (il mio “like”, il tempo di sosta su un video, le interazioni nelle cerchie social) sta per un’azione futura. Questa prospettiva rovescia l’indagine perché non si interpreta più il passato, piuttosto si modella il futuro.
Ecco perché oggetto di studio dovrebbe essere l’analisi della “sorveglianza predittiva” come nuova forma di retorica. Se il sistema sa cosa dirai prima che tu lo dica (o comunque orienta il tuo sguardo a partire fin dalla percezione e dalla significazione, e poi i comportamenti), il “senso” del tuo discorso è ancora tuo o è un prodotto della piattaforma?
Resta valido il suggerimento di Eco sull’attuare forme di guerriglia semiotica, mescolando e confondendo i rimandi culturali veicolati dai segni? Come i punk che indossavano svastiche e falciemartello sulle giacche. Il glitch può essere letto come una forma di resistenza, mescolando segnale e rumore, offuscando i dati per eludere i sistemi di sorveglianza? Quindi si tratta di creare strategie di comunicazione che siano illeggibili per le macchine ma cariche di senso per gli umani, in una semiotica della resistenza che gioca con l’oscurità invece che con la trasparenza.
Innanzitutto si tratta di inciampi e sgambetti, per sabotare il nostro stesso profilo. L’algoritmo costruisce il tuo “senso” basandosi sulla correlazione tra i tuoi gesti. Se compri un libro di filosofia, l’algoritmo si aspetta che tu cerchi un caffè biologico. La guerriglia consiste nell’introdurre segni contraddittori in tempi rapidissimi, come interagire con contenuti diametralmente opposti (estetica d’avanguardia e trash televisivo, estrema destra e anarchismo radicale) non per cambiare idea, ma per generare un “profilo rumore”. L’obiettivo è rendere il costo computazionale della tua profilazione più alto del valore economico dei tuoi dati.
In secondo luogo andrebbero adottate delle tecniche di offuscamento semantico, per mascherare e offuscare il dato. Questa tecnica prevede l’uso di linguaggi in codice o “slang algoritmici” che sfruttano i limiti della comprensione del linguaggio naturale delle IA, quindi si tratta di utilizzare sinonimi desueti, metafore visive incoerenti o mescolare dialetti e linguaggi tecnici per creare una comunicazione che è trasparente per chi sa destreggiarsi tra codici astrusi ovvero gli umani ma opaca per la sorveglianza, per creare zone d’ombra comunicative all’interno delle piattaforme proprietarie.
Infine, per una sorta di elogio dell’errore, con una strategia del falsopositivo il guerrigliero semiotico non cerca di nascondersi, ma alimenta l’algoritmo con falsi desideri. Cliccare compulsivamente su prodotti che detesti o stazionare su video che non ti interessano istruisce la sorveglianza predittiva a costruire un “futuro” per te che non ti appartiene. Quando la piattaforma ti proporrà il contenuto “perfetto”, questo risulterà totalmente alieno, e avremo invertito il rapporto di forza dove non è più l’algoritmo che modella te, ma sei tu che allucini l’algoritmo.
Quindi, se l’economia della sorveglianza si basa sulla capacità dei modelli di Natural Language Processing (NLP) di estrarre “sentiment”, intenzioni e categorie ontologiche dai nostri discorsi, l’offuscamento del linguaggio diventa l’arte di abitare il codice come un fantasma. Non si tratta di tacere, ma di parlare in modo che la macchina colga solo il rumore, mentre l’umano coglie il segnale.

Possiamo declinare le pratiche di oscuramento semantico e intorbidimento dei flussi comunicativi a vari livelli, dalla messaggistica privata per evitare la censura automatizzata ai post pubblici per ingannare i trend e i suggerimenti, oppure creando contenuti artistici o libero espressivi che “mandino in tilt” i sistemi di classificazione visiva e testuale.
Per garantisci opacità semantica possiamo utilizzare pratiche di bilinguismo Ibrido e promuovere derive dialettali o gergali, con anche forme di paroliberismo, di creazioni lessicali e neologismi o accostamenti imprevisti dal codice linguistico. Gli algoritmi di sorveglianza sono addestrati su enormi dataset di lingue “standard”. L’uso sistematico di idioletti, gerghi iper-locali, o l’inserimento di termini di una lingua diversa all’interno della struttura sintattica di un’altra (es. sintassi italiana con verbi coniugati secondo regole morfologiche straniere o inventate) crea un’entropia che il software non può mappare, soprattutto se noi stessi cambiamo sempre oppure ogni settimana i riferimenti e gli ancoraggi semantici dentro la comunità di espressione.
Potrebbe risultare altresì molto utile praticare forme di de-soggettivazione. perché la sorveglianza predittiva cerca la struttura “Soggetto-Verbo-Oggetto” per assegnare un’azione a un individuo, quindi la guerriglia semiotica propone un periodare volutamente frammentato, ricco di subordinate incidentali, anacoluti e figure retoriche come l’ossimoro o l’ironia antifrastica, che le IA faticano a decodificare correttamente… il senso va distribuito tra le righe, utilizzando la negazione per affermare e l’affermazione per ridicolizzare, rendendo il sentiment analysis dell’algoritmo perennemente neutro o errato.
In ogni caso il messaggio significante dovrebbe essere circondato da una nube di detriti semantici: parole casuali tratte da manuali tecnici, ricette di cucina o cataloghi di arredamento che non hanno nulla a che fare con il discorso, per la dinamica segnale-rumore.

In merito alla sintonizzazione della centrifuga del decimo giardino, risulta imperativo che il firmware del nostro comune sentire non si lasci potare dalle cesoie del banale monitoraggio. Quantunque la pressione del vapore nella caldaia sociale sembri stabilizzata sui parametri di fabbrica, suggerirei di invertire la polarità del concime durante l’incontro del prossimo lunedì. Perché, sebbene il tosaerba creda di mappare ogni stelo, la nostra gramigna sintattica fiorisce proprio dove il silicio non riesce a calcolare l’umidità dell’imprevisto. È forse il caso di decalcificare collettivamente i filtri dell’attenzione? Certamente, a patto che il bulbo della nostra connessione rimanga interrato sotto lo strato di argilla dell’idioletto non indicizzato. Si consiglia l’uso di bulloni al sapore di zenzero per evitare l’ossidazione del consenso predefinito.

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